L’Italia deve crescere, ma gli aiuti servono

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8 Febbraio 2021

In un suo editoriale uscito su Il Corriere della Sera il professore Angelo Panebianco, distante da me dal punto di vista politico ma sempre profondo e stimolante da leggere, ha sostenuto che il prossimo governo Draghi, lungi dall’essere un governo tecnico, dovrà essere un governo che guarda al medio-lungo periodo. Riprendendo quanto scritto sempre per Il Corriere della Sera da Alberto Mingardi, di cui invece non ho molta stima, è necessario che il governo non si concentri solo sul distribuire pesci nel hic et nunc, ma costruisca le canne da pesca, rilanciando lo sviluppo economico del paese.

Ho una visione politica diversa rispetto a Panebianco e Mingardi. Come ho avuto modo di scrivere qui sopra, mi identifico in una sinistra moderna, non pauperista, che non considera la crescita un’ossessione economicista, ma è capace di indirizzarla affinchè intersechi obiettivi sociali e ambientali. 

Non solo: avendo 22 anni, mi trovo nonostante tutto a far parte di quella tribù, i giovani, che nelle mani non ha nulla se non il futuro.

Per questo nel merito, non nel metodo, mi trovo d’accordo con l’editoriale. Il nostro paese non può non affrontare problemi che lo affliggono da trent’anni come la scarsa crescita della produttività, gli investimenti assenti, un benessere che sembra ormai appartenere al passato.

Ma credo, altresì, che chiunque abbia, in questi giorni, colpevolizzato il governo Conte II, accusandolo di concentrare i suoi sforzi più sul lato dell’assistenzialismo rispetto alla crescita, non colga la gravità della situazione in cui ci troviamo.

L’emergenza sanitaria ha messo in luce le problematicità di un certo modello di sviluppo che riteneva la distribuzione della ricchezza un problema secondario rispetto alla creazione di questa. Le disuguaglianze, acuite da un sistema fiscale che scarsamente incide sulla distribuzione delle ricchezze, hanno dilaniato la nostra società. Le proteste a cui abbiamo assistito nei giorni più bui della seconda ondata, che condanno fermamente, hanno mostrato un Italia divisa tra chi più ha e chi invece in questi anni ha visto le sue possibilità ridursi, il suo reddito eroso, la sua attività sull’orlo del fallimento o il suo lavoro appeso a un filo.

Di sicuro è necessario guardare al domani. Impostare una crescita sostenibile e inclusiva. Ma, come diceva Keynes, sul lungo periodo siamo tutti morti. 

Le urgenze che questa pandemia impone richiedono interventi di assistenza ingenti. Sussidi a imprese e individui sono necessari per non lasciare alla mercè del destino incerto. Si tratta di interventi straordinari in un momento cupo e grave della nostra storia.

Misure come il blocco degli sfratti e dei licenziamenti, pur vituperate, si rendono necessarie. Nessuno, credo, ritiene giusto sbattere in mezzo a una strada una famiglia nel bel mezzo di una pandemia che solo nel nostro paese ha mietuto 90 mila vittime. Mentre il blocco dei licenziamenti va anche questo nella direzione giusta, quella di smorzare il fenomeno di Isteresi della disoccupazione. Senza questa misura, in una fase futura di crescita si assisterebbe comunque a una disoccupazione più alta rispetto ai valori attesi, poichè le skills perse e la rassegnazione avrebbero effetti devastanti sui nuovi disoccupati.

Ma anche gli strumenti di sostegno al reddito, come il Reddito di Cittadinanza voluto dal Movimento 5 Stelle, non possono essere derubricati a mero assistenzialismo. Il RdC è uno strumento che richiede migliorie, sicuramente. Tuttavia rappresenta una fonte di reddito, quindi di dignità, per persone che altrimenti avrebbero dovuto vivere di stenti. Di certo in una situazione ordinaria questo andrebbe affiancato a politiche attive del lavoro e ricalibrato, sostenuto magari da una dose di investimenti pubblici per creare lavoro laddove manca.

Senza queste misure, assisteremmo a una carneficina sociale di dimensioni bibliche. Non solo: gli effetti della crisi dureranno ancora a lungo. Forse un decennio, forse no. Per questo, oltre alla sacrosanta attenzione alla crescita, è necessario concentrarsi anche sull’aspetto di sostegno e lotta alla povertà indotta da questi anni bui. La crescita, infatti, non è abbastanza: serve che questa sia inclusiva, che stimoli gli individui a contribuire, che garantisca loro prosperità e benessere.

Altrimenti, da questa crisi, non avremmo imparato niente.

TAG: blocco dei licenziamenti, Conte, corriere della sera, crescita, Draghi, Mingardi, panebianco, reddito di cittadinanza, sussidi
CAT: Occupazione

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