Requisiti minimi per lo sport e per il giornalismo

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9 agosto 2016

Queste Olimpiadi stanno facendo emergere un amaro dato per il giornalismo (italiano ed estero): il qualunquismo da chiacchiera del bar ha permeato a tal punto la nostra cultura di base che i titolisti di testate nazionali di primo piano non si vergognano a utilizzare come apertura dei pezzi frasi offensive che nemmeno alla festa dell’uva in bocciofila salterebbero fuori. O forse non si rendono nemmeno conto, ed è anche peggio.

Delle due l’una: o questi professionisti vanno a lavorare in redazione completamente ubriachi, oppure ci siamo assuefatti al vuoto culturale al punto che, anche per quanto riguarda professioni per le quali l’utilizzo dell’esercizio critico (o banalmente del buonsenso) dovrebbe essere un pre-requisito minimo, questo elemento non viene reputato fondamentale.

E così può capitare che di un’atleta argento olimpico si dica che ha un culo degno dell’oro, che le arciere della nostra nazionale sono cicciottelle o che – e questo avviene in America – un commentatore della NBC dichiari che i genitori adottivi di un’atleta non siano in fondo i suoi veri genitori. Ciò che è certo, al di là dell’evidente e sempre presente componente sessista di questi interventi che – guarda caso – vedono sempre atlete donne come oggetto della “chiacchiera”, è che il giornalismo sportivo rispecchia in modo piuttosto puntuale una tendenza, piuttosto diffusa oggi, a mancare il punto della questione e, quindi in questo caso, il senso della notizia.
Da sempre infatti le notizie vengono corredate da elementi che possano attirare l’attenzione del lettore: il giornale deve vendere. Ma un buon giornale dovrebbe inserire elementi “attrattivi” di approfondimento, qualche dettaglio non noto al grande pubblico, fotografie di qualità dell’evento… L’oggetto di un articolo sportivo dovrebbe essere la performance atletica. A un quotidiano d’informazione non dovrebbe interessare la vita privata dell’atleta o se ha un bel culo o meno: dovrebbe essere materia dei settimanali scandalistici. D’altra parte non dovrebbe nemmeno interessarci la nazionalità di chi commette un reato, ma se mai la denuncia del fatto, non dovrebbe interessarci la forma fisica di un ministro, se mai se approccia in modo serio il suo compito istituzionale.

Ma “alla gente” queste cose interessano e i giornali, che forse un tempo avevano qualche remora in più nell’accondiscendere completamente alle richieste del pubblico (perché ogni professione ha una sua etica e scopo principale del lavoro di un giornalista dovrebbe essere il fare informazione e non il numero dei click morbosetti), si adeguano.

E così siamo quotidianamente costretti a subire titoli diseducativi e dannosi per la cultura di base. Quasi completamente assuefatti non ci rendiamo conto che, ad esempio, definire “dramma della gelosia” e non “omicidio per futili motivi” l’ennesimo femminicidio fa male alla nostra società, trasmettendo un messaggio sbagliato. Non ci rendiamo conto che chiamare cicciottelle delle atlete che hanno fatto della loro vita di sacrifici un esempio per tante ragazze che amano lo sport fa male. Non ci rendiamo conto che l’aspetto esteriore non è e non deve essere il pre requisito di un’atleta, che lo stato emotivo deviato di un assassino non è una scusante, che c’è un limite all’esposizione della vita privata di una ginnasta, che ha scelto di mostrare al mondo le sue capacità atletiche e non le vicende della sua infanzia. Non ci rendiamo conto che ci sono limiti alla nostra morbosa curiosità e “voglia di commento” e che, allo stesso tempo, ci sono requisiti minimi per ciascuna professione. Per quella del giornalista dovrebbe essere l’onestà intellettuale. E di questo, sì, dovremmo lungamente discutere.

TAG: cicciottelle, Cultura, giornalismo, lato b, olimpiadi, questioni di genere, sessismo
CAT: Olimpiadi, Questioni di genere

4 Commenti

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  1. luca-codeluppi 3 anni fa
    Cara Caterina, io credo che lei pecchi di un incredibile ottimismo! Tanti e tanti anni fa, in un comune dell'interland milanese, dove era stato nominato assessore a non ricordo cosa un conoscente venni invitato colà a fare un giro. Mi presentarono tra le altre persone una giovane ragazza che sapeva usare un Word processor (per chi non lo sa, all'epoca si chiamava così). Per tale ragione era stata incaricata di scrivere il giornale del comune. Una discriminante tecnologica aveva generato il primo giornalista della specie nuova, quella di cui si lamenta lei. Per quanto riguarda le foto di Rossella, il fatto che siano state da lei postate su Instagram, fa supporre che comunque l'orgoglio della propria silhouette sia stato complice ed anche soddisfatto del commento. Il "giornalista" non ha fatto altro che ingoiare esca e amo e tutto quanto: sì, si può dire che una larga fetta del giornalismo attuale è composto da boccaloni, un'altra da venduti, e qui e là sbucano sprovveduti che credono che la gente cerchi verità, raziocinio, commenti costruttivi, invettive, moralità (o meglio, etica), controllo sul potere. Oggi, come un tempo, il giornalismo si distribuisce sul medesimo modello qualitativo dell'insieme dei lettori: una volta leggevano solo le persone acculturate e la complessità della realtà era moderata. Oggi leggono tutti e la complessità della realtà è tale che quasi nessuno è in grado di percepirne il significato. Allora molti si soffermano sull'edonismo, sulle considerazioni che alimentano l'ego distorto e solipsista del nostro tempo. D'altra parte soon tantissimi che mangiano gelati industriali di scarsa qualità ma dolcissimi, bevono cose innominabili, vedono programmi che permettono all'orologio della vita di scorrere in avanti senza subire i colpi della realtà. Cosa ci si può aspettare da una società che ha la facoltà di scegliere ma non la capacità?
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    1. caterina-bonetti 3 anni fa
      Certamente. Posso condividere quanto scritto e di sicuro non è da oggi che la qualità dell'informazione (e della formazione dei lettori-consumatori) è cambiata. Ciò non significa che si debba agire con atteggiamento rassegnato. Meno che mai che ci si possa concedere il lusso di "lasciar correre". Non si tratta tanto di questione "femminile", ma di onestà intellettuale e qualità dell'informazione. Ogni giorno pretendiamo "il massimo" dai professionisti che incontriamo. Dal parrucchiere che non deve sbagliare il tono della tinta all'architetto che non può non risolvere i problemi di spazio di un bilocale. Estremizzo. Chiediamo a tutti onestà, serietà, professionalità e competenza. Siamo quelli che hanno iniziato a mettere in discussione i metodi d'insegnamento di maestri e insegnanti a cui un tempo si dava del lei. E li mettiamo in discussione senza nessuna competenza di pedagogia o didattica. Giusto o sbagliato che sia siamo molto attenti alla "qualità del servizio". Quando si parla d'informazione però le cose si fanno più "rilassate". Più volte ho sentito dire "In fondo era solo un aggettivo in un articolo". Il punto è che quell'aggettivo è un mestiere. Dare correttamente le notizie, con scrupolo e onestà è un mestiere. Da cui pretendere né più né meno quello che pretendiamo da altri. Cercando di avere la stessa attenzione critica che riserviamo ad altri contesti.
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  2. ciccioc 3 anni fa
    certo http://video.gazzetta.it/rio-2016-pita-intervista-imbarazzante-cospargono-d-olio/4729c63a-5eed-11e6-92f4-9c62dee823a4 devo linkare qualcosa su Basile? Dotto? Magnini? Bolt? o le prese per i fondelli per qualche nuotatore fuori forma?
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  3. evoque 3 anni fa
    Sono d'accordo, in linea generale, con i contenuti dell'articolo, tranne là dove si dice che il problema esposto riguarda solo, o principalmente, le donne. Non è così: quante volte ho letto di atleti uomini, attori uomini, personggi noti uomini che sono pelati, cicciottelli, con la pancetta (Renzi, per esempio), con le maniglie dell'amore e via scemeggiando? E' un argomento bipartisan. Higuain, il nuovo acquisto della Juve è stato messo a dieta, lo hanno scritto i giornali, perché "cicciottello", "rotondetto", " con un principio di adipe". Ma non mi risulta che ci sia stata l'insurrezione invece verificatasi con le "cicciottelle" olimpiche. Con addirittura il licenziamento del direttore del quotidiano sportivo (che buffonata). Come mai? Forse che le donne hanno diritto a maggiore tutela rispetto agli uomini? Due parole poi sui femminicidi. A volte, mi capita di seguire una trasmissione tv made in Usa - Scorned -sugli omidici che avvengono all'interno di coppie. Ebbene, ho perso il conto di quanti mariti fidanzati amanti sono stati ammazzati (per i motivi più disparati) da donne a cui erano legati. Dovremmo forse cominciare a parlare di maschicidi? Io non credo sia un problema di genere quanto piuttosto del fatto che il mondo sta diventando sempre più violento. Ahimè, non sono in grado di rintracciarne le cause.
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