Scoperta setta religiosa che da tre secoli si nasconde a Parigi

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30 Agosto 2020

La grandezza di una nazione si misura dal livello di cultura che produce. È un dato di fatto. Filosoficamente è stato rilevato anche da una filosofa di calibro come Edith Stein, il cui pensiero politico non è ancora adeguatamente valorizzato.

La cultura fornisce l’ossatura alla democrazia di un Paese. Pertanto, dice la Stein, in polemica con Hegel, lo sviluppo dell’eticità nello Stato non vuole dire solo aumento della libertà, ma costruzione di cultura, perché senza una forza creativa spirituale esso è, semplicemente, destinato a dissolversi. Per la Stein, una storiografia che trascuri l’importanza dello sviluppo culturale, è insufficiente come quella che trascuri l’importanza degli Stati. L’ambito di uno Stato non è solo il suo territorio, ma anche la sua sfera spirituale.

Sotto questo profilo tutti sappiamo che un Paese come la Francia, tra i più civili al mondo, ha dato alla storia non solo culturale il suo enorme contributo. È patria dell’Illuminismo, di Voltaire e di Diderot, di pensatori esistenzialisti come Sartre e di intellettuali donne come la sua compagna Simone de Beauvoir, oppure della femminista ante litteram Olympe de Gouges (colei la cui testa rotolò dal patibolo per avere stilato una Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina), di scrittori come François de Rabelais, Émile Zola, Marcel Proust, Charles Baudelaire, Guy de Maupassant, di pittori come Matisse e Monet, di stilisti, musicisti, artisti di tutti i tipi. Ragione per cui fa specie aprire un giornale e leggere della setta religiosa che si fa chiamare La Famiglia e vive nella clandestinità da circa tre secoli, contando oggi tremila adepti francesi, suddivisi in otto nuclei familiari diversi, per di più residenti alle porte di Parigi, sulle colline di Belleville o dietro il cimitero di Père-Lachaise, dove tra l’altro vivono moltissimi stranieri. Lontana erede del giansenismo, la setta si sviluppa nell’Ottocento sotto forma di comunità millenaristica in attesa della fine del mondo, con la caratteristica di inglobare sempre e solo le stesse famiglie, con numerosi matrimoni tra consanguinei, e quindi con tutti problemi genetici che da essi scaturiscono, in testa la sindrome di Bloom.

Altre caratteristiche di questa simpatica congrega sono l’abuso di alcool, i festini a luci rosse e gli stupri su minori e tra fratelli e sorelle.

Lo scoop sulla setta è stato effettuato nei giorni scorsi da Le Parisien. 

Gli adepti vivono isolati dal mondo e credono che quando il segreto della loro esistenza verrà rivelato saranno perseguitati e spariranno. Le punizioni ai danni dei bambini all’interno di questo gruppo sono molto crudeli e fino a qualche tempo fa alle donne non veniva neppure concesso di tagliarsi i capelli. Queste ultime, tuttavia, possono lavorare, anche se il loro compito principale è quello di assicurare la discendenza, ragione per cui sono vietati aborto e contraccezione. Gli aderenti si dedicano per lo più a lavori di artigianato all’interno stesso della loro comunità.

Oggi alcuni adepti cominciano ad uscire dalla setta ed a testimoniare su quello che accade al suo interno. Ovviamente sono poi visti come traditori ed è impedito loro di rientrare nella comunità. Un organismo del Ministero degli interni, il Miviludes (Missione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settaria) da un anno è sulle tracce della Famiglia. Ne è emerso che questo gruppo è molto diverso da quello su cui questo organo ministeriale opera di solito.

Insomma, se oggi qualcuno scrivesse “Il nome della rosa” in una modalità rapportata ai tempi nuovi, ci sarebbe abbondante materia per parlare di fanatismo, non solo religioso, nel Terzo Millennio.

Si è anche scoperto che il fenomeno andrebbe oltre Parigi e molti punti oscuri dovranno essere chiariti dalle autorità nei prossimi mesi. Molti sono gli aspetti inquietanti di questo gruppo così chiuso ed allo stesso tempo così numeroso.

Ora come nel Medioevo, il tenersi separati dal mondo di cui le sette deplorano i peccati e le impurità, si trasforma in eresia, per la pretesa, appunto, di giudicare e guardare dall’alto in basso i peccati altrui, scagionando i propri. Ma certe tradizioni plurisecolari, a quanto pare, sono dure a morire. Anche nel nostro tempo secolarizzato ed ipertecnologico. Nel quale, come diceva Heidegger, gli dei sono fuggiti. Con la pretesa, forse, di costruire un nuovo tipo di superuomo, senza tuttavia aver superato la religione e la superstizione. Dimostrando l’assoluta incapacità di evolversi che è il tratto tipico di tali fenomeni ereticali. Un oggetto di studio che offre risvolti assai interessanti, dal punto di vista psicologico, filosofico, antropologico e sociologico. Oltre che prettamente religioso. Oltre che di tipo investigativo e poliziesco. E che ci parla di una umanità che è preda di fenomeni aberranti come questi, laddove la fede, quella vera, crolla. O laddove Dio viene trattato come pura e semplice proiezione dell’uomo, delle sue paure, dei suoi bisogni e delle sue angosce.

La foto di copertina, tratta da Le Parisien, è di (c)Bianchetti/Leemage
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2 Commenti

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  1. cyrana56 3 settimane fa

    la ville lumière… ha i suoi punti oscuri

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  2. andrea-lenzi 3 settimane fa

    Con ogni superstizione religiosa è sempre la stessa storia, maschilismo in primis.
    Per prevenire che faccia presa, occorrerebbe dire apertamente e sempre (almeno quanto le apparizioni del Papa e vescovi in tv) che si tratta di superstizione e che ha fatto danni ad ogni latitudine per migliaia di anni.

    Dando credibilità alla superstizione cattolica, anche le altre sono rese credibili

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