Non abbiamo bisogno di meno parlamentari ma di migliori

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12 Agosto 2020

Non voglio creare confusione e metterò subito in chiaro che non sono affatto contrario, in linea di principio, a un taglio del numero dei parlamentari. Le istituzioni di un paese devono adattarsi ai cambiamenti storico, sociali, demografici, ideologici che si verificano in quel marasma che è la materia su cui loro devono andare a legiferare.

Ma il quesito sul taglio lineare dei parlamentari è, mi si permetta di dirlo, uno specchietto per le allodole. Perchè dico questo? Il nostro paese ha, senza dubbio, un’infinità di problemi di cui la politica parla da anni se non decenni e che non vengono mai affrontati, forse per non scontentare le proprie nicchie elettorali sia per pura legge di conservazione del potere.

Uno di questi problemi è la meticolosità del processo legislativo italiano e del meccanismo della fiducia in entrambe le camere. Sicuramente questo principio ha avuto una sua valenza storica: i padri costituenti si trovarono a scrivere una costituzione per il nuovo stato democratico con, alle spalle, vent’anni di tragedie provocate dal regime liberticida e mostruoso di Mussolini. Quel meccanismo, secondo alcuni, era nato proprio dall’esigenza di rendere più macchinoso possibile il sistema e prevedere così dei Colpi di Stato causati dalle maglie piuttosto larghe dello Stato Liberale pre-seconda guerra mondiale. In questo momento, però, la stabilità dei governi rappresenta un grave cruccio per il paese: non solo la mutata situazione politica, ma anche il sistema intrinsecamente rendono la durata dei governi più esigua, senza tener conto dell’instabilità che ha contraddistinto ogni governo sicuramente della Seconda Repubblica, ma anche della Prima.

In che modo il taglio lineare dei parlamentari provvede a fornire una soluzione, anche approssimata, del problema? Non ne ho trovati, ma sono convinto che qualcuno saprà suggerirmene.

Il problema degli sprechi del pubblico è sicuramente un tema caldo. L’Italia è indubbiamente un paese in cui il Pubblico non può vantare un sistema efficiente. Il quesito referendario, secondo quanto scritto da Di Maio in un tweet, permetterebbe di risparmiare 300 mila euro al giorno (ogni giorno o ogni giorno in cui opera il parlamento? I conti cambiano). Supponiamo che sia ogni giorno dell’anno, per fornire un sup della stima. Moltiplicando 300 mila euro per 365 giorni si otterrebbe come stima approssimata 109 milioni di euro. Sinceramente trovo ridicolo che un governo possa vantare una riforma che permetterebbe di risparmiare queste cifre quando continua a gettare contentini elettorali dell’ordine dei miliardi in un’azienda cotta e stracotta come Alitalia. Il risparmio, quindi, visto sul bilancio dello stato sarebbe abbastanza esiguo. Non solo: siamo tutti d’accordo che lo Stato Italiano debba spendere meno o meglio i propri soldi. Siamo sicuri che sia conveniente tagliare sulla rappresentanza? Non è forse possibile fare una seria spending review sugli sprechi del pubblico, come gli stipendi a manager piazzati in posizioni di prestigio solo per accontentare questa o quella corrente? Non sarebbe meglio rendere più efficiente la pubblica amministrazione, magari procedendo a una sua digitalizzazione?

Qual è il problema? Il problema è che manca una classe politica in grado di portare avanti queste politiche. Una politica immobile perchè i partiti selezionano, troppe volte,  la propria classe dirigente non in base alla meritocrazia o al contributo che possono dare i propri eletti, quanto per accontentare, ancora una volta, quella o questa corrente o per difendere antichi privilegi. Allora cosa fa la politica per, scusate il francesismo, pararsi il culo e non prendersi uno stralcio di responsabilità? Procede a un taglio dei costi della politica totalmente simbolico quanto insensato, cedendo ancora una volta il passo al populismo più becero che ha assunto come mantra l’idea che il parlamentare sia un lavoro per chiunque.

Ecco: no. Non si tratta di una considerazione classista. E ritengo alquanto imbarazzanti certe proposte fatte dalla presunta intellighenzia di porre un titolo di studio minimo per accedere al parlamento. Si tratta di una considerazione con cui chiunque potrà trovarsi d’accordo. Un lavoro, qualsiasi lavoro, dal fisico nucleare al cameriere, richiede capacità, richiede risoluzione dei problemi, richiede esperienza. Così come tutti gli altri lavori, il parlamentare richiede questi requisiti. Per questo più che una battaglia politica sul tagliare gli inutili parlamentari abbiamo bisogno di una battaglia culturale, magari passando a un sistema a prevalenza maggioritario, per la responsabilizzazione della classe dirigente. In questi anni, in nome dell’uno vale uno, abbiamo eletto parlamentari che credevano alle scie chimiche, che dubitavano dei vaccini, che confondono Libia e Libano, tanto per citarne alcuni. Allora la domanda che mi chiedo io è: non sarebbe meglio, più che tagliare i parlamentari, votarne di informati e competenti?

Infine, il taglio dei parlamentari farebbe schizzare il rapporto tra eletti ed elettori. Qualche giorno fa Bonaccini affermava che voterà sì perchè questa riforma è nel programma del centrosinistra da trent’anni. In primo luogo consiglierei a Bonaccini di ripassare il programma elettorale del centrosinistra. In secondo luogo, penso che lui da amministratore locale converrà con me sulla necessità di un più stretto dialogo tra Stato e Regioni. Perchè, allora, non si è fatta una riforma di più ampio respiro che trasformasse il Senato in una camera di rappresentanza dei territori sul modello del Senato Francese?

Non possiamo cedere al qualunquismo populista dei Cinque Stelle e appoggiare una riforma tanto inutile quanto perniciosa come questa. Per i motivi sopra elencati sarà necessario votare No al Referendum.

 

TAG: alitalia, bonaccini, Conte, conti pubblici, movimento 5 stelle, parlamentari, referendum, senato, spending review
CAT: Parlamento

Un commento

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  1. lina-arena 1 mese fa

    il parlamentare modesto o meglio culturalmente s cadente è preferito anche dai vertici di partito perchè procura voti dalla bassa manovalanza ed è talmente idiota da non comprendere il lavorio che viene realizzato nelle commissioni legislative nel momento di redigere i testi di legge. I maggiorenti dispongono di truppe vere e proprie formate da funzionari e magistrati fuori ruolo che lavorano nella predisposizione dei testi di legge. In questi momenti si possono fare enormi imbrogli ed introdurre o vanificare vere e proprie riforme.

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