Al Centrosinistra italiano serve un cambio di paradigma

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20 Agosto 2020

Uno dei più grandi epistemologi del secolo scorso, Thomas Kuhn, affermava che la scienza non procedeva deterministicamente verso la scoperta della verità più pura ed essenziale: la scienza era un insieme di problemi da risolvere e quando un’anomalia emergeva dall’edificio del sapere, per risolverla, si procedeva a un cambio di paradigma. Cioè si cambiano gli strumenti, gli schemi mentali e il linguaggio con cui si approccia alla materia.

Facendo un’analogia neanche troppo forzata al centrosinistra italiano serve un cambio di paradigma. Da una parte, infatti, il mondo è cambiato. Con la crisi del decennio scorso, la crescente diffidenza verso la globalizzazione  e i cambiamenti tecnologici si è entrati in una nuova fase della storia, in cui gli strumenti tanto della terza via quanto quelli della tradizionale socialdemocrazia risultano inadeguati e superati.

Dall’altra la situazione politica non permette ampi margini di manovra: se da una parte vige l’egemonia nazional-reazionaria di Lega e Fratelli d’Italia, è ancora forte il sentimento anti-casta e qualunquista che ha animato e continua ad animare il Movimento 5 Stelle. La strada indicata dall’attuale dirigenza del Partito Democratico è un’alleanza organica con quest’ultimo, in funzione anti Salvini-Meloni. Una caratterizzazione al negativo, si direbbe, visto che le politiche del Movimento 5 Stelle, così come gli ideali, sono distanti anni luce da quelli di un partito progressista di sinistra. In questi giorni, ad esempio, il responsabile economico del Partito Democratico Emanuele Felice ha descritto quest’alleanza come una sorta necessità storica, affinchè alle prossime elezioni si trovino contrapposti due schieramenti, uno reazionario ed euroscettico, l’altro progressista ed europeista. Mi piacerebbe sapere dall’interessato quando, se non per opportunismo politico, il Movimento 5 Stelle, che nel corso degli anni si è fatto portavoce anche del referendum per l’uscita dall’Euro, ha manifestato un sentimento europeista convinto.

La scelta dell’attuale classe dirigente del PD è motivata dall’incapacità di aprire un dialogo, che coinvolga esperti e militanti, circa il futuro della sinistra, che non può più ricalcare il passato, essendo venute a mancare le condizioni storiche. Si è scelto di cedere al tatticismo più becero, senza davvero proporre una discontinuità con le politiche fatte dai partiti al governo negli ultimi anni.

Certo si nominano i giovani, ma quasi come se fossero una divinità da ingraziarsi.

Certo, si parla di ambiente ma le proposte sono talmente timide da non contribuire minimamente alla lotta contro il Surriscaldamento.

Certo, si parla di politiche redistributive e sociali, ma fino ad ora ci si è limitati a non smantellare il Reddito di Cittadinanza approvato dal governo Lega-5 Stelle, un principio giusto applicato malissimo.

Poichè la linea di Zingaretti, che ha segnato un ritorno della Ditta alla guida del Partito Democratico, sembra essere orientata alla conservazione del potere, quello di cui necessita il Partito Democratico è un processo di Distruzione Creativa, per citare Schumpeter: c’è bisogno di una classe dirigente capace e competente, che sappia fare i conti con la complessità e la modernità.

Per concludere, mi limito a rispondere a una critica che viene svolta a chiunque metta in discussione l’alleanza Pd-5 Stelle. Si dice: chiunque voglia criticare non deve limitarsi a ciò, ma portare proposte creative e positive. Ecco: se invece di rincorrere un partito che ha fatto del qualunquismo la sua caratteristica fondante e che per un anno ha abdicato alle politiche mostruose del Ministro Salvini, si pensasse a costruire un fronte largo, progressista, ambientalista, femminista, a favore dei diritti sociali e civili, che rimetta al centro della sua offerta politica il contrasto alle disuguaglianze, vecchie e nuove, concentrandosi però anche sulla crescita? E se invece di cercare un’alleanza con un partito, si ricercasse l’alleanza con gli elettori?

TAG: 5 stelle, bettini, crescita, Emanuele Felice, europa, giovani, Pd, sinistra, zingaretti
CAT: Partiti e politici

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