Bonaccini o Barbarie-Le Elezioni in Emilia Romagna viste da vicino

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21 gennaio 2020

Lucia non riesce nemmeno a guardarmi in faccia mentre lo dice. Con una mano sulla fronte corrugata, fissando l’entrata del Conad di via Vignolese, dice “non riesco nemmeno a immaginare la Lega che vince“. Abbiamo appena passato la serata in un pub di Modena con degli amici, Simone e Antonio. Quando qualcuno dice “e se vincessero loro?” qualcuno prontamente controbatte “beh, bisognerà scegliere in che stato emigrare“.

No, non è possibile che vinca la Lega. Nemmeno immaginabile. La nostra regione funziona, ci diciamo. Siamo una regione ricca, i servizi sono eccellenti, la sanità è la migliore d’Italia.

Eppure la paura c’è. D’altronde quello strenuo ottimismo antropologico che da sempre affligge la sinistra ha già mietuto troppe vittime, tanto che in questi giorni mi è tornato in mente uno sketch del SNL sulle elezioni americane: un gruppo di amici si riuniscono bevendo vino bianco pronti a festeggiare l’imminente vittoria elettorale della Clinton salvo, con il sopraggiungere della nottata, sbottare rimanendo increduli. “Come hanno potuto votare per Trump?” si chiedono.

Questo lo dico a Lucia. Le dico che d’accordo, la sua omonima, Lucia Borgonzoni, è politicamente imbarazzante. Chiunque abbia mai guardato un suo intervento può capire quello che dico. Non importa il colore politico o le idee, un candidato del genere è impresentabile. Per votarlo bisogna essere ciecamente leghisti, di quelli che votano Lega fin dai tempi di Umberto Bossi e del “noi della lega ce l’abbiamo duro“. Soltanto lo zoccolo duro, accecato di rabbia, vuole lanciare questa crociata contro lo strapotere della Sinistra in Emilia Romagna.

Ma se c’è una cosa che ci hanno insegnato questi anni è che la realtà dei fatti conta molto poco. Forse l’elettorato ha recepito la lezione di gran parte della filosofia del ‘900 che fa capo a Nietzsche. I fatti sono stupidi.

Non importa se Bonaccini e la sua giunta hanno amministrato in modo egregio questa regione.

Non importa se l’Emilia Romagna ha il miglior dato sull’occupazione dietro soltanto alla Provincia Autonoma di Bolzano.

Non importa il flusso di persone che dalle altre regione vengono qui a curarsi.

Non importano tutte le eccellenze che possiamo vantare sul territorio.

C’è questo mantra che è stato ripetuto dal duo Salvini-Borgonzoni: l’Emilia Romagna è di tutti, liberiamola. O qualcosa del genere. Si è diffusa questa sensazione di oppressione, lontana dalla realtà, che ha fatto man mano breccia nell’elettorato più indeciso. Lo sentiamo ovunque: lo sentiamo nelle Piazze, lo sentiamo nei bar, lo vediamo scritto con un italiano stentato su Facebook: è ora di cambiare. Ogni volta che sento questa frase mi sovviene quella citazione dal Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi“. Con il definitivo tracollo del Movimento 5 Stelle la Lega ha assunto sempre di più una nuova veste: i nuovi arrivati che scalzano quelli attaccati alle poltrone. E se quelli di prima erano competenti, con il colletto inamidato e la laurea appesa nel salotto di Casa, i nuovi paladini sono diversi. Loro sono di quelli del popolo: anche loro vanno a caccia, anche loro si trovano meglio in jeans e maglietta ( o felpa) rispetto al completo elegante, anche loro non ne possono più di discorsi triti e ritriti sull’immigrazione, l’uguaglianza e “i diritti dei gay“. Questo è stata la strategia di attacco della Lega: per conquistare gli elettori non serve razionalità, ma seduzione. E la seduzione, un po’ come in The Lobster di Yorgos Lanthimos, deriva dalla somiglianza.

Per questo molte delle mummie che infestano le liste della Lega si sono fatto un lifting e sono pronti a rifarsi una verginità affermando che “no, noi non siamo come loro”. E per questo le riunioni nei club di caccia (opinione personale, i cacciatori sono degli psicopatici e la caccia andrebbe vietata), per questo le felpe di Salvini, per questo si fanno ritrarre mentre mangiano tortellini o altri piatti della tradizione. Il tutto ricorda un po’ quella famosa canzone dei Pulp, Common People. 

Non riusciamo a capire quelli che votano Lega, questo è vero. Nè quelli che votano il centrodestra e sinceramente nemmeno quelli che votano Movimento 5 Stelle, almeno non in Emilia Romagna. In questi anni ho visto aprirsi una frattura sempre più profonda, sia a livello locale sia a livello nazionale: da una parte una fetta di popolazione ben educata, che frequenta le università o che ha comunque un’educazione elevata, vive nel centro delle città, legge libri, va a teatro e al cinema. Dall’altra persone stanche, che lavorano tutto il giorno e che in questi anni di crisi hanno visto i loro guadagnarsi assottigliarsi sempre di più o la vita dei loro figli più difficoltosa, che vivono fuori città e conducono una vita semplice e ordinaria.

Questa parte della popolazione si sente sconnessa con il ceto politico, alcuni credono che la politica sia tutta un complotto delle grandi Multinazionali, altri che siamo in mano a una casta. Non hanno tutti i torti: la sinistra in questi anni ha accettato passivamente processi storici di certo irreversibili e ineluttabili, come la globalizzazione, ma non è stata in grado di governare questi fenomeni nè di tamponare le ferite che questi processi comportavano. Abbiamo passato il tempo a demonizzarli, rinchiudendoci nella nostra bolla, e loro ci hanno voltato le spalle.

Certo, le colpe non sono tutte a sinistra: allo stesso tempo le persone hanno smesso di scendere a compromessi con la realtà, rifugiandosi in un passato mitico. Non abbiamo visto la globalizzazione come sfida per migliorarci, per competere in un mercato più ampio e per contaminarci: ne abbiamo visto soltanto le nurture, come i cinesi che arrivavano e vendevano piastrelle a prezzi stracciati, come gli agricoltori dell’Est Europa con il loro latte, gli immigrati che accontentandosi di zero diritti sociali lavorano come bestie fregando il lavoro agli italiani.

Negli anni ’80 Mark E. Smith sperava che la musica dei suoi The Fall venisse ascoltata dai giovani operai e dal sottoproletariato. E invece ai concerti dei The Fall presenziavano soltanto giovani proto-hipster che leggevano il Guardian.  Questo è successo alla sinistra in questi anni: vince nelle città, fa fatica nelle periferie e spesso e volentieri le prende in montagna.

Per questo qualche tempo fa, quando nacque il fenomeno delle Sardine, mi girarono i coglioni, per usare un francesismo. Tutte le persone a cui voglio bene sono scese in piazza. A Modena, a Reggio Emilia, a Bologna. Ma non siamo noi quelli che devono essere convinti. Mentre noi celebravamo la nostra presunta superiorità morale nelle Piazze, in un esercizio che è di pure masturbazione, la Lega costruiva quella rete capillare nei piccoli centri, nei paesini sperduti nelle montagne o nelle periferie.

Questo è stato il limite della sinistra, non in Emilia Romagna ma a livello nazionale: l’autoreferenzialità. O una sorta di lotta fratricida tra le due fazioni interne, quando va bene.

Mentre accendo la macchina, Lucia dice: “questa non sarebbe soltanto una vittoria per l’Emilia Romagna”. Se dovesse vincere Bonaccini, mi fa, sarebbe un barlume di speranza per la Sinistra che si potrebbe riorganizzare anche a livello nazionale.

Io questa volta non dico nulla. Non dico nulla perchè sono o troppo vecchio o sono stato troppo precoce. E questa frase l’ho sentita fin dalla Non-Vittoria di Bersani nel 2013. La sinistra che risorge dalle sue ceneri. Salvo che la fenice si trasforma poi in un uroboro. Ci troviamo una classe dirigente ripiegata su se stessa che non riesce a cogliere nemmeno un simulacro del proprio tempo, giovani cresciuti nelle giovanili del partito pronti a ripetere la solita storia, condita magari con qualche riferimento pop in più. E ancora una volta a noi progressisti di sinistra ci si porrà davanti il dilemma solito: mantenere la purezza e votare un partitino inutile con cui abbiamo più affinità oppure turarsi il naso e votare il Grande Partito di Sinistra contro le barbarie sperando che la prossima volta sia quella giusta?

Dico a Lucia che andrà tutto bene. Che lunedì ci sveglieremo tranquilli. Ma sotto sotto non lo credo neanche io.

 

 

 

TAG: bonaccini, borgonzoni, emilia romagna, politica, salvini, sinistra
CAT: Partiti e politici

3 Commenti

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  1. xxnews 4 settimane fa
    sarebbe la più grande jattura per l' ITALIA ,.... quando ci saranno i risultati spero che i miei amici che NON ABITANO PIU' IN ITALIA non mi TELEFONINO
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  2. ferdy 4 settimane fa
    non ci voglio credere,ma in qualcuno stà già montando lo sconforto.Non sia mai!!
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  3. alding 4 settimane fa
    La solita visione unilaterale della realtà. Di santi subito non ne ho visti in Emilia ....
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