Carlo Calenda e il politico come idraulico

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13 Aprile 2021

Nella giornata di ieri c’è stato uno scambio di tweet- ormai diventata una versione moderna dell’Agorà ateniese- tra Carlo Calenda, leader di Azione, e Giorgio Aldo Sciara, giovane militante del Partito Democratico.

Nel 2018, sarò sincerò, guardai con simpatia a Carlo Calenda. Pur avendo delle posizioni diverse dalle sue, il suo superamento della Terza Via riportando al centro del dibattito il bisogno di protezione mi sembrava un passaggio importante. Così come trovavo interessante- con una differenza, io non coinvolgerei i popolari- la sua idea del tempo, quella del Fronte Repubblicano: una formazione in grado di coinvolgere i liberali di sinistra e la socialdemocrazia per progettare un futuro diverso. C’erano, tuttavia, delle posizioni che mi lasciavano quantomeno perplesso: la strenua difesa della politica sui migranti di Marco Minniti e la spiegazione del declino della sinistra legato all’analfabetismo funzionale, tanto per citare due esempi.

Con il passare del tempo, anche complice un mio spostamento a sinistra, ho sempre trovato più incomprensibile la posizione di Calenda. Soprattutto dopo la decisione di non appoggiare il Governo Conte II. Ricordo ancora, anche per motivi strettamente personali, quei giorni. Se il Partito Democratico non si fosse sacrificato sull’altare della responsabilità, si sarebbe andati ad elezioni a ottobre con una vittoria netta di Matteo Salvini. Un Salvini che, al tempo, era in testa a tutti i sondaggi, che parlava di schedare i rom, che dava spazio nel governo a retrogradi come Fontana. Una sua vittoria sarebbe stata una sciagura per tutta l’Italia.

La sua nuova creatura, Azione, sostenuta anche da Matteo Richetti e Giulia Pigoni, provenienti dalle mie parti, non mi è mai stata congeniale. Per una serie di motivi che non sto qui a elencare perché andrebbero oltre l’intento dell’articolo.

Nello scambio di ieri, però, c’è uno dei punti nevralgici del Calenda Pensiero.

Tolta la meschinità delle accuse rivolte a Giorgio, un ragazzo appassionato e talentuoso che come tanti di noi cerca di contribuire a migliorare, nel nostro piccolo, il paese: il problema di Calenda sta nell’affermazione conclusiva sulla vaghezza delle proposte.

Si tratta di un topos, ormai, nella narrativa di Calenda. L’idea, come la chiamo io, del politico come idraulico. La sua formulazione più pura la trovate in questo video:

Secondo Calenda, la politica è, appunto, per i competenti nel senso tecnico del termine. Appunto: gli idraulici. Noi tutti sappiamo quanto sia nobile il mestiere dell’idraulico. Persone come me- che sono totalmente incapaci nella vita reale e l’unica volta che ho provato a rimettere a posto una doga per poco non distruggevo il letto- non saprebbero come fare senza. Ma un idraulico, quando lo si contatta, viene, fa il suo lavoro e poi se ne va. Non si fa domande, non pone riflessioni, non mette in mezzo i valori.

Questa è, invece, la caratteristica del politico. Prima delle proposte, ci sono valori e visioni del mondo. Su queste si innestano, poi, le proposte politiche. La politica dell’immigrazione di Minniti è inattaccabile dal punto di vista tecnico. Lo è un po’ di più dal punto di vista umano. Non mi sorprende quindi che Calenda la sostenga ancora oggi (o forse ha cambiato idea, chissà).

 

La tecnica, diceva Martin Heidegger, è l’oblio dell’essere. Nel caso di Calenda, la tecnica è l’oblio della politica.

 

TAG: Calenda, centrosinistra, heidegger, Roma, twitter
CAT: Partiti e politici

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