Con il “Rosatellum”, Pd e 5 stelle tagliati fuori

23 Settembre 2017

Nei bar e nei mercati rionali non si parla d’altro: c’è una nuova proposta di legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum 2.0 o Rosatellum-bis, dal nome del suo proponente, il Pd Ettore Rosato. Dal Mattarellum in poi, per merito o per colpa di Giovanni Sartori, che storpiò quel nome e pure il successivo, è ormai un gioco consueto quello di apporre a tutte le proposte di riforma del voto la desinenza finale in –um: Porcellum, Italicum, Consultellum, Tedeschellum e ora il Rosatellum. Un gran divertimento, si suppone.

Il secondo gioco che si fa, parlando appunto di legge elettorale, consiste nel capire a chi giova quel tipo di riforma, quale partito o coalizione trarrebbe cioè maggior giovamento dalla sua applicazione ai risultati delle scelte degli italiani.

Il Mattarellum era più utile al centro-sinistra, più forte nei collegi uninominali e meno nel proporzionale, stante le antiche ruggini tra gli elettori di Forza Italia e quelli della Lega, che a volte non si votavano i candidati reciproci nei collegi, favorendo appunto il vecchio Ulivo.

Il Porcellum era invece più utile al centro-destra, perché basato appunto su un voto proporzionale; fu una invenzione di Calderoli che, per primo, lo definì una porcata fatta ai danni del centro-sinistra, da cui il nomignolo.

L’Italicum, proposto e votato durante il governo Renzi, ma rivisto poi in alcune sue parti dalla Consulta (ne uscì poi appunto il Consultellum, che è attualmente la legge in vigore alla Camera), nonostante la malelingue dicessero che fosse una legge ad hoc per far vincere il suo partito, in realtà sarebbe stata un riforma che avrebbe favorito il Movimento 5 stelle. Praticamente tutte le volte che sono andati al ballottaggio, nei comuni, il Pd contro un esponente pentastellato ha sempre trionfato il secondo, con scarti anche decisamente pronunciati.

Per inciso, è forse questo il motivo per cui il movimento di Grillo ha sempre attaccato l’Italicum? paura di vincere? paura di governare? Non è dato sapere, ma resta il fatto che se fosse passata, nel referendum, l’abolizione del voto popolare al Senato, con l’Italicum avremmo visto quasi sicuramente i 5 stelle vittoriosi al secondo turno e al governo del nostro paese per i prossimi cinque anni.

Il Rosatellum, infine, chi favorisce? Senza entrare qui nello specifico della proposta, che trovate facilmente in Rete, è interessante capire quali risultati darà. Dalle simulazione effettuate, che compariranno probabilmente sul Corriere di domani, appaiono chiare due cose.

Primo elemento: è una legge che sfavorisce chiaramente i 5 stelle; impossibilitati a coalizzarsi con chiunque, subiranno un netto ridimensionamento nei collegi uninominali, vincendone molti meno dei suoi avversari, che possono unirsi (almeno in teoria) nelle vecchie coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra.

Secondo elemento: è una legge che obbliga il Pd ad allearsi con i partiti alla sua sinistra, per poter vincere nei collegi; una situazione piuttosto difficoltosa per lo stesso Partito Democratico che, correndo da solo, subirebbe lo stesso effetto di ridimensionamento del M5s e dovrà, quindi, cercare accordi parecchio complicati con i suoi scissionisti, da Speranza a Civati, da Fassina a Bersani, cercando l’appoggio in questa manovra di Giuliano Pisapia.

Risultato? Se si votasse con il Rosatellum il centro-destra vincerebbe quasi certamente le elezioni, con un margine di distacco parecchio significativo. Ma, di nuovo, non abbastanza da garantirsi un governo stabile. D’altra parte, a chi interessa ormai più questo piccolo particolare?

TAG: 5 stelle, centro-destra, Pd, riforma elettorale
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. silvia-bianchi 3 anni fa

    La suggestiva immagine scelta per illustrare l’articolo è esplicativa della tesi di fondo dell’Autore: l’unica legge elettorale adatta a garantire un governo stabile per cinque anni era l’Italicum, che è stato bocciato dalla Consulta a causa della mancata approvazione popolare della riforma costituzionale.
    In realtà, la lettura della sentenza chiarisce che l’illegittimità del ballottaggio nazionale previsto dall’Italicum non dipende dalla sussistenza del bicameralismo paritario, ma dalla sproporzione tra i voti ottenuti e il numero di seggi conseguito

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  2. beniamino-tiburzio 3 anni fa

    L’ho detto e lo ripeto : le leggi elettorali sono nella esclusiva disponibilità del Parlamento. Solo in Italia si sopporta l’intromissione della Corte Costituzionale. Questa si è “inventata” una ipotetica necessità di proporzione fra numero di voti e seggi. Dov’ è questa proporzione nei collegi uninominali ?!?!?!?!. Deve, paradossalmente, concludersi che la sentenza della Corte Costituzionale sia affetta da………… illegittimità costituzionale !

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