Cosa succederà il 4 Marzo

3 Marzo 2018

Qualche previsione, ricordando as usual il motto di Gianni Brera (“soltanto chi non ne fa non sbaglia mai…”) e, soprattutto, come giudicare le performance dei partiti nelle nuove elezioni politiche. Chi potrà ritenersi soddisfatto del proprio risultato, a conti fatti? E chi non potrà che ritenersi in crisi di consensi?

Le previsioni, innanzitutto. Per la prima volta, dopo tanti anni, non mi sento particolarmente sicuro di quanto accadrà. Gli ultimi sondaggi disponibili, prima del blackout, ci hanno informato della probabile chiara vittoria del centro-destra a livello di coalizione, e quella altrettanto chiara del Movimento 5 stelle per quanto riguarda le singole forze politiche. E infine della prova non particolarmente buona del centro-sinistra e del Partito Democratico in particolare.

Sul fatto che al centro-destra andrà la maggioranza relativa dei posti in parlamento non ci sono molti dubbi. Il quesito fondamentale resta legato alla gerarchia dei partiti di quella coalizione. La competizione tra Forza Italia e Lega, a occhio, dovrebbe risultare appannaggio della creatura di Berlusconi, tenuto conto del passato un po’ troppo anti-meridionale della formazione oggi guidata da Salvini. Ma molti indizi ci fanno ipotizzare che, forse, uno storico sorpasso -o comunque una gara serrata per la supremazia interna- potrebbe anche avverarsi.

Dall’altra parte, il Pd sembra vivere un momento non proprio entusiasmante. Nonostante il premier uscente sia amato da molti italiani, il suo partito viene ancora identificato con Renzi, e questo non gli giova in maniera particolare. E’ quasi certo che si troverà sorpassato anche dal risultato del suo predecessore, che pur non aveva certo brillato nella competizione di 5 anni fa. Anche in questo caso rimane un dubbio, che il Pd sia un po’ troppo sottostimato dai sondaggi, e che alla fine potrebbe venir votato da parecchi suoi antichi elettori, che si trincerano dietro un “non so, vedremo”, ma che poi nelle urne non sapranno rinunciare alla loro fedeltà di campo.

Per il Pd, un risultato sotto il 22% significherà una chiara sconfitta. Più si avvicina al 25% di Bersani, più potrà comunque gioire, viste le premesse. Per i 5 stelle, raggiungere o superare l’asticella psicologicamente importante del 30% vorrà dire un deciso e significativo successo, cui solo questa penalizzante legge elettorale non gli permetterà di cercare di governare il paese. La coalizione di centro-destra, a sua volta, potrà senz’altro incorniciare un risultato che la portasse vicina al 40% dei suffragi, viste la nefasta situazione in cui si trovava soltanto un paio di anni fa. Ma se non riuscisse a superare il 35%, con le quattro gambe (conflittuali) di cui si è forzatamente dotata per poter vincere, il giudizio sulla sua performance non potrà che essere negativo.

Buona domenica, e buon voto, sia a favore sia “contro”, come dice il nostro direttore Tondelli.

TAG: elezioni politiche 2018
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. marco-baudino 3 anni fa

    Rileggere dopo i risultati e’ davvero curioso… E’ successo tutto ciò estremizzato dall’articolo… E mo? Sarebbe bello leggere un commento dell’autore, a giochi fatti… ;-)

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