Dal potere vi aspettate sentimenti e sfumature che non ha in natura

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4 Luglio 2017

Si sono indignate molte donne, seguite da uomini consapevoli. Il caso “Ombrelline” ha prodotto quel che era inevitabilmente giusto. Se ne è fatta una questione femminile, insomma. Vale di più? Simbolicamente sì. Il valore dello scandalo è sempre inversamente proporzionale ai disavanzi della storia e i disavanzi femminili sono ancora molto duri da colmare. Ma ci si può porre anche qualche domanda, senza timore d’esser presi per anime belle: e se agli ombrelli ci fossero stati dei ragazzi non sarebbe stato egualmente vergognevole? Dei ragazzi maschi – si immagina di bellissime speranze – che tengono il velo al potere, terribilità su terribilità. Non peggio delle ragazze, come primo impatto, ma certo insostenibile agli occhi e alla mente. Spiace quindi, ma questo non è uno scandalo (solo) femminile, che investe solo quel mondo. È uno scandalo più collettivo, e riguarda semmai la nostra considerazione del Potere, cosa crediamo che sia, come crediamo che ragioni, che sentimenti gli attribuiamo.

Li avete visti i cinque bisleroni del palco. Tra ministri e presidenti di regione una fetta di potere non indifferente. Non avevano idea di chi avessero alle spalle, fossero giovani ragazze o il coro della Scala. Sapevano del contesto per via generale – tema del convegno, interlocutori, platea – ma niente di più. E così in qualunque occasione pubblica abbia i tratti depressivi della convegnistica. Il tran tran quotidiano dell’acchiappa-consenso. Solo che cinque fanciulle agli ombrelli si erano viste solo nei paddock motoristici e già un secolo fa magari per Giacomo Agostini, inarrivabile fico per cui avremmo retto istancabilmente anche un ombrellone da spiaggia. Solo che in quel caso differenza era semplice: lì reggevi qualcosa per il tuo campione, per un concetto di idealità, per un tipo avventuroso che ti fa sognare sulla pista, che rischia la vita, e poi magari ti invita a bere una cosa. Rapporto dare-avere piuttosto aperto. Con questi qui cosa volevi fare, andarti a bere un mescal con De Vincenti? Piuttosto ti spari.

Quando ci indigniamo dovremmo almeno avere presente le condizioni sociali. Semplicemente quelle. Possiamo (e dobbiamo) chiedere conto di qualcosa nel momento in cui sono effettivamente esigibili. Non idealmente esigibili. Sul palco abruzzese avremmo vantato la pretesa che almeno uno dei cinque avesse ruotato il capo di qualche grado e intercettato almeno una condizione di disagio estetico. E magari intervenire con leggerezza per trovare un’altra soluzione. Ma non è successo. Non poteva succedere. E non succederà in futuro.

L’ingresso nel potere cambia le persone, profondamente. Ne modifica la struttura complessiva. Modifica il senso intellettuale delle azioni, lavora sulle sensibilità, scompone la logica sino a quel momento costruita dal buon cittadino che abbiamo conosciuto, per erigerne tutta un’altra che risponde esattamente alle nuove esigenze di un soggetto che assume una dimensione pubblica. Una quinta teatrale sostituisce la strada degli amici, le bevute antiche, le passioni condivise, i puttan-tour per chi li ha fatti. Persone che mai avresti detto, oggi fanno esattamente quel che mai avresti detto. Come è possibile? Del resto, ci sono dimostrazioni inconfutabili, come incontrare dopo molto tempo un vecchio amico che nel frattempo è diventato potente: come ti saluterà? Se ti saluterà. Con quale sussiego, quale distacco: ti costringerà a mettergli le mani addosso per quanto è diventato stronzo?

L’idea fallace che abbiamo del potere è che le persone che lo abitano siano molto più sensibili alla Cosa Pubblica. E in linea di principio è così. Lo è perchè una convenzione borghese, universalmente accettata e condivisa, attribuisce al politico il dovere dell’ascolto. L’ascolto delle grandi esigenze, dei problemi comuni, siano essi i diritti civili, le diseguaglianze, il tormento dei popoli che migrano, la disoccupazione e tanto altro. Si va per grandi segmenti sociali, dove il politico dà evidentemente il meglio del suo professionismo, della sua riconosciuta tecnicalità. Bene, direte voi, e allora come è possibile che “nel piccolo”, nel piccolo mondo delle sensibilità, nel giorno per giorno, nello scambio di un sorriso, nell’evidenza di un’ingiustizia simbolica, egli non sia altrettanto pronto, non sussulti di indignazione, non si accorga dopo neppure un minuto che cinque ragazze che sorreggono gli ombrelli per i bonzi che parlano è qualcosa che prima di tutto non si può proprio vedere? E invece paiono statue che parlano meccanicamente, osservando la platea come la centesima replica stanca della stessa pièce, consapevoli che il copione è sempre lo stesso e nulla potrà modificare il teatro dell’assurdo. E noi, che in platea ci siamo seduti con buon anticipo perchè nulla dev’essere perso, siamo come cristallizzati sul potere, concentrati solo sulle persone e non sulle cose che accadono intorno, al punto che nessuno eccepisce se gli ombrellini proteggono amorevolmente i nostri valorosi della politica. Ci dovrà pensare la Rete come al solito, postuma e scostumata.

È inutile che gridiate allo scandalo per una questione femminile. Non aspettatevi nulla da un politico che sia esterno o estraneo alla sua apparenza. Non aspettatevi nulla anche da chi avete conosciuto diverso e in epoca diversa povero almeno quanto voi e consapevole che il mondo spesso è una pena. Entrandoci da politico perderà l’attitudine alla sfumatura, allo scatto breve, al sussulto, alla lucida visione del particolare. Guarderà sempre il tutto, come non vi avessi mai conosciuto.

TAG: Ombrelline
CAT: Partiti e politici

3 Commenti

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  1. evoque 3 anni fa

    Ossignur! Non è che, per caso, la stiate facendo un po’ troppo lunga? Articoli su articoli su ‘sta sciocchezza. Sono certo che se, al posto delle signore, ci fossero stati dei signori, nessuno avrebbe detto nulla, al massimo qualche battuta ironica.Ci si strappa le vesti per il femminicidio, ma per il maschicidio, beh, che vuoi, magari quello era un bruto, sai, un momento di rabbia. La mamma butta dal balcone il figlioletto appena partorito. Eh, poveretta, era proprio esaurita..Signori, guardate che le donne non è che siano meglio degli uomini, no, no sanno essere persone gradevolissime, come anche gli uomini, ma sanno essere carogne inverosimili (avendo lavorato per qualche anno in un ambiente principalmente femminile, conosco le carognate che le gentili donzelle si facevano tra loro, ciò che non ho visto fra uomini). , come pure gli uomini. E’ la natura umana, non quella di genere. Poi, senza offesa, detesto cordialmente gli uomini femministi.

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  2. evoque 3 anni fa

    Ah, dimenticavo, come mai nessuno si scandalizza per le fanciulle ma anche per i fanciulli che tengono gli ombrelli aperti sopra le teste dei campioni di tennis mentre questi si rifocillano?

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  3. lamerla 3 anni fa

    In realtà non mi aspetto sensibilità, ma un minimo di eleganza sì

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