Le tre anime della sinistra

18 Agosto 2016

Il dibattito che sta prendendo piede in Uk nei confronti della leadership di Corbyn, e pure quello mai sopito tra minoranza e maggioranza nel Pd nostrano, meritano forse che prima o poi si apra una discussione più approfondita sullo stato e sugli obiettivi che la sinistra (o il centro-sinistra, se si vuole) dovrebbero e potrebbero darsi, nel loro approccio complessivo.

Una discussione emersa in maniera chiara e lucida più di un decennio fa grazie a Michele Salvati, che aveva spesso ribadito come fosse giunto il tempo di superare il Novecento, per spingersi decisamente verso un nuovo secolo, con la costruzione di una forza riformista in grado di candidarsi credibilmente al governo del paese. Perché fino a quel momento, in Italia come in altri paesi europei, la sinistra ed i suoi partiti avevano dimenticato la loro “terza anima”, la capacità di parlare all’intero paese, e non soltanto al proprio elettorato di riferimento.

Un’argomentazione che, già qualche decennio addietro, era stata ben evidenziata da un acuto scienziato politico inglese, Henry Drucker. Fin dagli anni Settanta, egli aveva infatti individuato ed analizzato le tre anime che coesistono all’interno del Labour Party, una commistione che può essere facilmente adattata e attribuita anche ai partiti di sinistra nostrani.

La prima anima è quella di stampo “etico”, tipicamente marxiana, basata sulla lotta alle disuguaglianze, sull’egualitarismo, sul riscatto delle fasce più deboli delle popolazioni, per i diritti universali, ai poveri ed ai diseredati di ogni tipo di società.

La seconda anima è quella più “socialdemocratico-laburista”, maggiormente legata al proprio elettorato di riferimento, il proletariato inizialmente, la classe operaia e lavoratrice poi, nella sua evoluzione storica, con un’azione politica che ne potesse garantire gli spazi e gli accessi sociali, tramite le conquiste di un welfare diffuso.

La terza anima è quella più “democratico-riformista”, il cui intento e obiettivo è quello di governare il paese nel suo complesso, attraverso strumenti e modalità che, per la crescita del paese stesso, si basano su parole d’ordine e azioni politiche meno “liberiste”, con un mix delle componenti classiche della dicotomia “stato-mercato”.

Secondo il politologo inglese, il prevalere di una o l’altra di queste tre anime, all’interno del partito, condiziona l’attività politica e gli obiettivi che si pone il partito stesso nei confronti del governo del paese. Se prevalgono la prima e la seconda anima, ci si limiterà a restare all’opposizione, cercando di condizionare in qualche modo le politiche governative. Se prevale la terza, ci si porrà l’obiettivo di come far funzionare il paese nella sua intera complessità, entrando in aperta competizione con le forze di centro o centro-destra.

Nel primo caso, il referente elettorale resterà confinato ad un’area minoritaria del paese, più o meno corrispondente al lavoro dipendente, dei cui interessi specifici il partito si farà carico; nel secondo caso, il referente elettorale diventerà di fatto l’intero elettorato, in un’ottica di trasformazione del paese nel suo complesso, ed il partito dovrà essere in grado di sviluppare proposte e politiche appetibili alla maggioranza della popolazione.

Seppur sviluppata negli anni Settanta, questa analisi raffigura in maniera quasi perfetta i contorni della situazione italiana così come è emersa dalla seconda repubblica, fino ai nostri giorni. Salvati nel lontano 2003, scriveva lucidamente: “tolte di mezzo le grandi narrazioni, i disegni di riorganizzazione radicale dell’economia e della società, la sinistra deve tornare alla grande tradizione moderna, alla tradizione liberale, all’idea di libertà come empowerment del maggior numero possibile di cittadini […] per costruire una nuova identità di sinistra liberale.”

In Uk dopo la svolta (più o meno riuscita) di Blair verso questa direzione, ed il suo successivo retaggio, l’ascesa di Corbyn era giustificata proprio dalla voglia di ritornare alle due prime anime del Labour, più di opposizione che di governo.

Anche in Italia, il Partito Democratico deve fare i conti quotidianamente con la contrapposizione tra Partito della Nazione, che significa semplicemente un partito che si occupa di tutto il paese, e non solo di una parte, e Partito della Sinistra, che dovrebbe preoccuparsi prima di tutto dei bisogni di una parte del paese stesso, della sua parte elettorale.

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TAG: Labour, partito democratico
CAT: Partiti e politici

Un commento

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  1. sandro-moro 4 anni fa

    Forse 10 anni o 20 dopo, anche questo schemino tanto “ideologico” denuncia la sua età. In Italia, ma anche nel resto d’ Europa, la questione è la marginalizzazione sociale e politica di ampi strati che una volta si sarebbero detti “popolari”, dei giovani ecc. e la nascita di nuove “forze politiche critiche”. Se la sinistra o il centrosinistra non riacchiappano un rapporto con questa parte della società, “parlare a tutti” non significa poi molto.

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