Il Partito Democratico di Enrico Letta deve puntare in alto

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14 Marzo 2021

Quest’oggi, quasi certamente, l’assemblea del Partito Democratico voterà Enrico Letta come nuovo segretario. Nonostante Letta appartenga a una cultura politica differente dalla mia, quella che fa capo alla Democrazia Cristiana di sinistra, la ritengo un’ottima scelta. L’ex Presidente del Consiglio rappresenta il meglio della nostra classe politica: lontano dalle urla e dall’autocelebrazione, la sua pacatezza e competenza lo rendono merce preziosa. Ancora più encomiabili furono le sue dimissioni dalla Camera dei Deputati, in dissenso con il PD sulla nuova legge elettorale, per dedicarsi all’insegnamento alla Sciences Po di Parigi.

Resta tuttavia da considerare l’indirizzo politico della sua segreteria. Personalmente, spero che Enrico punti a un PD più aperto, che guardi alle tante realtà che nel nostro paese si sono allontanate dal partito durante questi anni, partendo da quelle ambientaliste.

Per fare ciò, Letta deve rivolgere lo sguardo oltre l’Atlantico. Lì, il Presidente Joe Biden, centrista fino al midollo, non solo ha coinvolto l’ala più radicale del partito, quella guidata da Bernie Sanders, ma sta sposando sempre di più una linea in netto contrasto con il centrismo che ha caratterizzato la sua carriera politica: basta pensare all’enorme stimolo approvato dal Congresso per far fronte all’emergenza economica causata dal virus.

Tra le proposte che il Partito Democratico dovrebbe porre al centro del suo programma quella fondamentale è una legge sul salario minimo orario. Se ne parla da tempo, ma l’Italia resta uno dei pochi paesi europei che non lo prevede.

Oltre a effetti economici, vi è un effetto politico non da poco: il nostro paese ha vissuto una situazione di stagnante produttività e salari che sono inferiori rispetto a 10 anni fa. Questa situazione, unita agli effetti di sopraffazione dovuti alla globalizzazione, è stata il carburante per l’ondata populista e sovranista. Se infatti il potere politico de iure si basa sulle istituzioni democratiche, de facto è la distribuzione delle risorse economiche ciò che influenza, assieme a questioni culturali, il processo democratico.

Se i frutti del progresso economico finiscono nelle mani di pochi e la posizione dei lavoratori è resa più precaria sia dall’andamento dell’economia sia dalle riforme sul lavoro degli ultimi 30 anni, quell’esclusione si trasforma in rabbia e insoddisfazione. Proprio a partire da questo sentimento, i sovranisti hanno basato i loro successi elettorali.

Di pari passo, però, deve esserci una modifica del sistema fiscale italiano. Una riforma dell’IRPEF in senso progressivo, l’introduzione di un’imposta patrimoniale in grado di colpire le rendite, di una carbon tax.

Ma è anche il tempo per un ripensamento della politica industriale. Negli ultimi 30 anni, questa è stata accantonata, limitandosi a interventi orizzontali per favorire la concorrenza. Ma le nuove sfide, come la crisi climatica, richiedono un ritorno dello Stato nell’economia con azioni mirate e radicali. Ciò è ovviamente più semplice a dirsi che a farsi: richiede infatti una seria riflessione sugli strumenti di governance e sulla strategia, per non ripetere gli errori commessi in passato.

Il Partito di Enrico Letta, soprattutto dopo la questione dei Ministri, deve farsi paladino delle questioni di genere. Non soltanto attraverso azioni concrete per combattere il Gender Pay Gapma attraverso una battaglia culturale a tutto campo. Partendo, ovviamente, dalla Tampon Tax. Nel nostro paese sui prodotti igienici per le mestruazioni viene applicata l’IVA al 22%, tra le più alte d’Europa. Paesi a noi vicini come la Francia e la Spagna, invece, al 5.5% e 4%.

Senza dimenticare, inoltre, il dramma che anche questa estate si consumerà nel Mediterraneo. Quando era Presidente del Consiglio, Letta autorizzò la Missione Mare Nostrum, che permise di salvare migliaia di persone che scappano dalla fame e dalla miseria.

A una politica incentrata sul fermare le migrazioni, è necessario rispondere con un piano per l’integrazione, in grado di tener conto del dibattito sul fallimento del Multiculturalismo e su un approccio più interculturale. 

Il Partito Democratico di Letta, quindi, deve riconoscere che il mondo è cambiato: non è più il tempo del riformismo annacquato, ma di una proposta politica che vada nella direzione della Prosperità Inclusiva e Sostenibile. 

 

 

TAG: governo, italia, Lavoro, partito democratico, Pd, politica
CAT: Partiti e politici

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