Meglio comandare che fottere

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16 aprile 2018

Votiamo il politico perché  lo conosciamo, ovvero lo vediamo nelle piazze che ci stringe la mano o alla televisione contornato da chi insulta strappando applausi o chi non dice nulla, ma con dovizia di particolari soffermandosi sulle affermazioni e nelle pause, strappa  consensi, il tutto concertato per vendere  pubblicità.

Il problema, non è tanto quello di avere politici preparati ma in grado di essere consapevoli di non sapere chiedendo a chi ne sa più di loro come fanno gli altri politici dei Paesi di successo nel mondo.

Anticipiamo alcuni concetti di ordine generale che i nostri decisori pubblici dovrebbero sapere non tanto per arrivare ad un traguardo ipotetico, ma per  essere alla linea di partenza in una corsa che per altri Paesi da tempo è cominciata.

L’economia è definita la scienza delle scelte.  Possiamo definirla come il governo della casa. Non è ne buona ne cattiva.  A causa della scarsità dei beni in natura, per soddisfare i propri bisogni, si presuppone che ogni singolo individuo o popolo stanziato su un territorio,  effettui delle scelte.

Si potrebbe credere che ognuno cerchi di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo e che quindi effettui delle scelte razionali, facilmente verificabili e prevedibili; ma questo è avulso dalla realtà: il comportamento di noi tutti è influenzato da migliaia di fattori che nulla hanno a che vedere con la razionalità.

L’economia è la materia che ci aiuta a comprendere meglio lo scenario sul quale ci muoviamo. Quando si prende in esame un sistema economico, una aggregazione di sistemi e le interazioni fra gli stessi, si parla di Macroeconomia (dal greco “makròs”, lungo esteso); quando invece prendiamo in esame le famiglie, le singole imprese allora parliamo di Microeconomia (dal greco “mikròs”, piccolo).

Altra utile indicazione la si trova nel tipo di sistema economico adottato. Il sistema economico è costituito dai consumatori, dai beni economici, dai servizi, i quali interagiscono in un mercato giuridicamente regolato. Ci sono due estremi, costituiti da una economia capitalistica, dove vige un regime di libera concorrenza in un libero mercato, molto teorica, al quale si contrappone una economia pianificata, dove lo Stato vede e provvede: era il sistema adottato dalla ex Unione Sovietica e non ha funzionato. È inutile parlarne ne citare chi lo ha creato se non per ricordarlo non certo per riproporlo.

Nel mezzo abbiamo una economia mista, nella quale vige una libera concorrenza e i cui i mezzi di produzione sono in parte di proprietà privata ed in parte pubblica: lo stato democratico ha una funzione di equilibrio per gli scopi sociali che si prefigge. E’ il sistema che pare funzioni meglio,  è adottato da tutti i paesi occidentali e seguito da tutti gli altri eccetto che per la Corea del Nord, ancora per poco si ipotizza.

Da quanto sopra si evince che più che una differenza fra destra e sinistra,  assume rilevanza chi è in grado di presentare un programma credibile, capacità di relazionarsi con le parti sociali ed essere supportati da esperti che possano accompagnarti in quel mondo globalizzato così complesso di cui la più parte non ha idea di come affrontare,  ne essere credibili  negli approcci istituzionali internazionali.

È sui  mercati e nei contesti internazionali dove si acquisisce credibilità sul campo rispetto a quella artificiosamente ottenuta auto referenziandosi  nelle rispettive segreterie dei partiti  e quindi trovare delle soluzioni che generalmente come spesso accade generano leggi avulse da una realtà che nuocciono all’economia reale interna, frustrando chi dovrebbe generarla a beneficio di tutti.

Quelli che vogliono fare da soli sono quegli sprovveduti che hanno rovinato il nostro Paese e  visto che la lista è lunga sarà utile portarli come esempio.

Nei prossimi articoli inframmezzato con altro per rilassarci un po’, scopriremo il segreto degli altri Paesi di successo nel mondo e come fare per copiarli e perché no! Superarli in termini di buona qualità della vita e occupazione.

Proveremo  a spiegare le regole del gioco per poter vincere e sperare che qualche decisore pubblico e privato possano trarre dei vantaggi in termini di azioni e di conoscenze che altri come lui negli altri Paesi hanno ottenuto.

TAG: economia, Lavoro, sviluppo economico
CAT: Partiti e politici

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