Se Saviano, allora Salvini

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22 Agosto 2018

Autorevole è la persona “che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, […] il credito, la stima di cui gode”. (Treccani)

Una persona non diventa autorevole per quello che è (un genio sconosciuto non è autorevole), lo diventa per lo spazio pubblico che ha conquistato. La persona autorevole viene consultata, ne vengono sollecitati i pareri, le sue opinioni sono ipse dixit – vengono recepite, amplificate, rese fatti. Poco importa che il contributo dell’Autorevole sia inessenziale, marginale, banale o addirittura sia un non-contributo – qualcosa cioè che non aggiunge niente, neanche rumore.

La persona autorevole veste una specie di semi-immunità – quella che si riconosce al prof di matematica quando si vuole risolvere un algoritmo o al meccanico quando si vuol aggiustare la macchina. Nella funzione pubblica tuttavia l’autorevolezza non ha confini di scienza – né evidentemente di coscienza. La persona autorevole può diventarlo suo malgrado. Le funzioni di autorità non si assumono perché si è autorevoli. Si diventa autorevoli per il ruolo pubblico che si assume.

La popolarità insomma è già autorevolezza. Ma lo è anche il ruolo professionale: un magistrato, un insegnante, un amministratore pubblico diventano autorevoli in virtù della funzione, appunto professionale, che assumono con un concorso o una elezione. E questa autorevolezza rimane anche se la funzione viene assunta male – cioè se si è pessimi magistrati, insegnanti o amministratori pubblici.

Luigi Di Maio è diventato una persona autorevole. E’ vano rintracciarne la fonte nell’attitudine, intelletto, dirittura morale. L’autorevolezza gli deriva dalla notorietà acquisita, dalla stima di cui evidentemente gode presso gli elettori e dalla autorità crescente assunta nei ruoli di prestigio via via ricoperti – Webmaster, Capo politico del blog, Ministro e Vicepremier.

Matteo Salvini è diventato una persona di autorevolezza addirittura globale. Ha anch’egli le carte in regola; inutile riprodurne qui la biografia, le gesta, i momenti topici dell’ascesa di ruolo dunque di prestigio, credito e via così.
Potremmo sostituire i nomi di Di Maio e Salvini con quelli di Berlusconi e Renzi, questa specie di sillogismo introvertito troverebbe conferma: per diventare autorevoli (cioè assumere un ruolo di autorità) non occorre esserlo. Le doti personali, intellettuali, etiche che meritano credito, stima e dunque il conferimento dell’autorità sono inessenziali, forse addirittura ostative, all’autorevolezza.

Analogo ragionamento può essere applicato alle figure apicali nella sfera pubblica del nostro tempo. L’Università, il giornalismo, l’arte, il management, la medicina pullulano di personalità riconosciute autorevoli per il solo fatto di rivestire un ruolo. La funzione di prestigio esonera l’Autorevole dal vaglio dell’argomento, della decisione, della opinione autorevolmente assunti. L’autorevolezza, una volta acquisita, resta.  L’autorevolezza dell’Autorevole cioè si rafforza per inerzia e malgrado l’Autorevole.

Come la carriera dei magistrati, l’autorevolezza avanza per anzianità. L’autorevolezza dello scrittore martire, l’autorevolezza del giornalista ereditario, l’autorevolezza dell’esponente di partito (uno vale uno), vengono assunte in virtù della funzione e a quel punto non si può più contestare, la si può solo accettare o subìre.

Ci si deve quindi rassegnare a leggere sui giornali la notizia dell’ultimo pensiero dell’intellettuale autorevole, anche se quel pensiero è solo un pensierino. Quel pensiero diventa autorevole perché autorevole è la condizione del suo autore.

Il direttore di un giornale, anche se è un idiota, anche se scrive male e lo scrive ogni giorno, è autorevole; così come lo è Saviano che qui assumo solo ad esempio, senza acredine, di Autorevole malgré soi.  E si deve acquisire come dato di fatto che le strade che conducono all’autorevolezza sono arbitrarie, addirittura paradossali e comunque sono le stesse per tutti.

Di Maio, Salvini sono autorevoli come chi li ha preceduti spianando loro la strada al potere; autorevoli come i giornalisti che non ponevano domande a quelli che c’erano prima e non le pongono adesso a questi che ci sono ora, e che quando le pongono passano subito alla domanda successiva, anche se la risposta alla precedente è paradossale, contro-fattuale, merita un rilancio della stessa domanda per avere appunto la risposta.

Le nostre autorevoli chiavi del mondo aprono tutte le serrature.

@kuliscioff

 

TAG: berlusconi, di maio, renzi, salvini, saviano
CAT: Partiti e politici

3 Commenti

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  1. evoque 2 anni fa

    “Di Maio, Salvini sono autorevoli come chi li ha preceduti…”. Beh, no, non proprio, assolutamente no. Elsa Fornero la mettiamo sullo stesso piano dei due? Mario Monti, pure? Anche nell’essere autorevoli ci sono piani diversi. Di Maio e Salvini sono nello scantinato dell’autorevolezza. Chi si contenta…

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  2. kuliscioff 2 anni fa

    Salve, evoque. L’articolo mette in evidenza appunto l’aspetto paradossale del concetto di autorevolezza, che viene assunto a prescindere dalla evidente, abissale nullità dell’Autorevole. Il quale diventa tale di fatto, per status o per ruolo. Status e ruolo che, non solo in politica, vengono assunti secondo parametri a loro modo oggettivi: la popolarità, ad esempio, di cui finiscono con il godere i personaggi più improbabili e meno dotati. Questo meccanismo – è la tesi che qui espongo – è lo stesso identico che vale nel giornalismo, la magistratura, l’arte, il management ecc. In ciascuno di questi settori i più autorevoli di tutti non sono mai i più meritevoli di rispettosa autorità. Da qui, l’ovviamemte apodittico, provocatorio “Saviano come Salvini”. Grazie del commento!

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  3. dionysos41 2 anni fa

    Encefalogramma piatto di un paese!

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