Paola, lo sfratto alla porta e un futuro incerto

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14 Maggio 2020

Paola lavora in un’impresa di pulizia, part time. Ci lavorava anche il marito, che adesso è in malattia. Ha avuto un infarto. Ha una figlia di 25 anni licenziata lo scorso 30 Aprile, a causa della crisi provocata dal Covid. Abita a Cologno Monzese e oltre al marito e alla ragazza venticinquenne ha pure una figlia di 11 anni. Diversamente abile. Affetta da nanismo e in cura al San Raffaele di Milano. Con lo stipendio del marito mettono insieme poco più di 1100 euro, al mese. Hanno un pignoramento, ed un cessione del quinto: “L’abbiamo fatto per mangiare”. L’affitto infatti pesa 800 Euro al mese. I servizi sociali, cui s’è rivolta, le hanno detto che deve lasciare Cologno, lasciare la casa che la proprietaria vuole dare al proprio figlio, e cercarsi un appartamento lontano da Cologno. Paola però non vuole allontanarsi. È nata a Cologno, qui sono le sue radici. E la figlia più piccola, in cura al San Raffaele, dista poco da casa e può raggiungere il nosocomio in un paio di fermate. Non ha la patente. Chiede per questo al sindaco Angelo Rocchi, una casa popolare. La storia nella sua infinita tristezza racconta di un’Italia sommersa che con discrezione cerca da un giornalista un aiuto, come fosse l’ultima speranza a cui attaccarsi. “Contiamo su di lei, abbiamo scritto al sindaco ma non ci ha risposto”. Cosi sono andato io a parlarci, con il primo cittadino. Lo conosco, ha buoni rapporti con la stampa, e per questo sono andato subito a sentirlo. “Sono responsabile ed ho la delega ai servizi sociali”, mi ha detto. “Dimmi come si chiama la signora ( che di lì a poco avrei intervistato) e vediamo cosa si può fare”
A Cologno infatti “Le case popolari disponibili sono 12 e le richieste più di 200, e gli affitti sono altissimi. E tieni conto che ci sono anche condizioni peggiori di quelle di questa signora. Le dirò di partecipare al bando. Più di questo non posso fare: c’è il contributo affitto, questo glielo posso dare, ma la signora deve trovarsi la casa”

Naturalmente adesso Paola è in attesa di una risposta. Di una speranza di futuro. Nelle stesse ore il Premier c’informava di una serie di provvedimenti che dovrebbero sostenere le famiglie in difficoltà. Ci sarà un pezzo di futuro anche per Paola e la sua famiglia?

TAG: Cologno Monzese, COVID-19, precariato
CAT: Precari, società

Un commento

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  1. vincesko 4 mesi fa

    Gli alloggi pubblici popolari e ultrapopolari censiti sono appena 526.000, pari all’1,5 per cento del totale, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE, tale numero si è ridotto rispetto a quindici anni fa a seguito della loro vendita, senza che ne siano stati costruiti di nuovi in numero sufficiente: c’è un saldo negativo di 5 mila unità all’anno. Al primo posto in UE28 c’è l’Olanda col 32 per cento del totale degli immobili residenziali, poi l’Austria col 23 per cento, la Danimarca col 19 per cento e la Francia con il 16 per cento; degno di nota è che nel solo 2010 – è il record – la Francia ha costruito 131.500 case popolari, cioè quante, col ritmo attuale, se ne costruiscono in Italia in 65 anni. Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari di qualità, da finanziare in parte con la reintroduzione dell’imposta sulla casa principale dei ricchi e dei benestanti (2,7 miliardi). Ma il PdC Conte ritiene che sia prioritario l’asilo nido. Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità
    https://vincesko.blogspot.com/2019/09/lettera-al-pdc-giuseppe-conte-proposta.html

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