Fiorire, dopo il “languishing”

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8 Maggio 2021

Oggi ho rubato questo scatto ad una dolcissima coppia di fidanzati a passeggio lungo un viale alberato. Che teneri, non trovate? Che finezza questo bacio sulla guancia di lui, con la mascherina abbassata. Sa di vita e di amore che sempre rinascono su tutte le difficoltà, anche nel bel mezzo di una pandemia come quella in corso.

Anche il Rinascimento arrivò dopo la peste del Trecento. Ripresero i viaggi e i commerci. Si produssero opere d’arte immortali. Si scoprirono nuovi mondi. Dopo l’epidemia di “spagnola” nel mondo si fecero più figli che negli anni precedenti.

Ma questa è storia.

Quei giovani sono lì, non ci sono per nessuno, in tutta l’abbagliante chiarezza del loro primo amore (Prévert). La vita continua, nonostante tutto.

E’ anche una bella giornata di sole e i giardini sono in fiore. C’è moltissima gente nei parchi pubblici. C’è chi beve un caffè espresso, chi compera un gelato. C’è un uomo seduto in un angolo che legge qualcosa sul suo smartphone. Un uomo sulla bici, un rider che va di fretta come tutti i rider, gli passa accanto.

Il mondo è fatto di infinite situazioni, di emozioni e stati d’animo. C’è la vita umana, protesa a realizzare il suo scopo che è quello di prosperare, in mezzo alle fragilità e alle difficoltà che la caratterizzano.

Il New York Times poche settimane fa ci parlava di “languishing”, il non avere gioia e motivazione nel fare le cose. Ve ne ho già parlato qui.

Il giornalone americano ha detto che sarà lo stato d’animo prevalente del 2021.

Oggi, invece, scopro che lo stesso giornale ha cambiato idea, perché ci sono gli scienziati che lo dicono, e che quello che ci aspetta sarà, al contrario, il “flourishing”, il prosperare, il fiorire. E verrà dopo il lungo periodo di stagnazione che abbiamo vissuto a livello planetario.

E’ tutto un fiorire di pareri di esperti. E’ un po’ come scoprire l’acqua calda. E già. Se pensiamo che già Aristotele nell’antichità aveva parlato di eudaimonìa, cioè della “vita buona”. E che poi la filosofa americana Martha Nussbaum, prolifica scrittrice di ponderose opere di grande qualità, ha costruito tutta una filosofia sul concetto di “flourishing” intesa come sviluppo di tutte le capacità umane.

E se pensiamo che anche Gesù Cristo raccomandava alle genti di far fruttare la propria vita, come ci racconta l’evangelista Giovanni: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli”.

Tra il languishing e il flourishing mi pare che nella scelta non possiamo avere dubbi.

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CAT: Psicologia

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