Ti spiego l’incompetenza al potere

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7 Ottobre 2020

È capitato più o meno a tutti nella vita: avere a che fare con un capo incompetente, che ha solo una capacità, quella di rendere la vita impossibile ai suoi dipendenti.

Ognuno di noi potrebbe raccontare decine di casi. Ma il punto è proprio questo: perché da tanti, ormai troppi anni, gli incompetenti hanno assunto posizioni di comando nel nostro Paese? Ce lo spiega in un recente libro Tomas Chamorro-Premuzic (nella foto di copertina), professore di Business Psychology all’University College di Londra e alla Columbia University: Perché tanti uomini incompetenti diventano Leader? Egea, pp. 188, € 25. Dopo decenni di rigorose ricerche lo studioso ha concluso che i maschi costituiscono la maggioranza dei leaders. Che le donne sono più preparate e proprio perché più competenti fanno fatica ad acquisire posizioni di leader. E che, quindi, il problema sta all’interno dei processi di selezione. Infatti, le organizzazioni tendono ad identificare la potenziale leadership con alcuni tratti della personalità, quali l’eccessiva sicurezza in sé, l’autorità, il narcisismo, l’assertività. Ovvero, tutte quelle caratteristiche che invece di suonare come campanelli di allarme per quanto riguarda la futura gestione di un gruppo di persone o di un’organizzazione complessa, in quanto il sistema tende a premiare l’arroganza più che l’umiltà, l’azzardo rispetto alla saggezza, la voce grossa rispetto al lavoro silenzioso ed efficace. E milioni di esempi lo dimostrano.

Ora, non voglio farvi la recensione del libro di Chamorro-Premuzic, ma invitarvi a riflettere sui subdoli meccanismi di potere che avete avuto modo di osservare nel vostro ambiente di lavoro. O anche negli ambienti della politica o comunque nei luoghi della decisione. In essi potete agevolmente trovare:

–           Leaders incompetenti e scarsamente preparati, ma eccellenti nel sovrastimare se stessi;

–           Capi pronti a circondarsi di individui mediocri e incompetenti;

–           Capi allenati nell’arte di offendere e di svalutare i propri sottoposti, nonostante tutto il bello e il buono che essi possono produrre:

–           Leaders privi di umiltà, empatia e capacità di ascolto.

Un cattivo leader produce un ambiente di lavoro tossico, infestato dai batteri della mediocrità, e spesso con la loro intrattabilità e con i loro comportamenti demotivano così tanto i sottoposti da generare una perdita di produttività annua di circa 500 miliardi di dollari. Senza contare il 75 per cento delle persone che lasciano il proprio lavoro a causa dell’ansia e della frustrazione causata dai loro superiori mediocri ed arroganti, impossibili da gestire. Gli studi, d’altro canto, riportano una serie di casistiche afferenti l’esperienza e la preparazione messa in panchina. Nel caso dei governi le dinamiche sono più o meno le stesse. Prendiamo il caso dell’Argentina. Un secolo fa era la terra delle opportunità ed uno dei Paesi più ricchi del mondo, con un PIL più alto di Francia e Germania. Poi il declino. Lento, costante, inesorabile. Il motivo? Una serie di cattivi leaders che sono succeduti l’uno dietro l’altro.

Insomma, in tema di rapporti di potere la mente umana è sottoposta a numerosi pericoli di errore, i cosiddetti biases cognitivi. Altro problema che va qui sottolineato è che l’arroganza che ama nutrirsi di se stessa trova alimento in una serie di persone pacifiche o, nel peggiore dei casi, servili, poco interessate a rovinarsi la carriera per un urto col capo o più interessate a mettere in cattiva luce i colleghi per avere qualche forma di contentino, di considerazione o di promozione. Insomma, da che mondo e mondo, nel potere si annidano meccanismi pericolosi e deflagranti nella loro banalità. Il potere ha sempre qualcosa di diabolico. Come ci insegna Cristo, il quale, tentato dal demonio che lo invita a trasformare in pane le pietre del deserto dopo 40 giorni e 40 notti di digiuno, risponde: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Ed ancora quando scaccia in malo modo il diavolo che, dopo averlo condotto su un monte altissimo e avergli mostrato tutti i regni terreni, dice di poterglieli concedere tutti se egli si prostrerà e lo adorerà.

Trasponete questa frase nei tempi nei quali viviamo e iniziare a contare le persone che hanno guadagnato ricchezze e gloria terrena vendendo l’anima al diavolo.

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CAT: Psicologia

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