Lo stalker di Imola e l’atavica mentalità tribale maschile

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4 Dicembre 2020

La storia del 45enne insospettabile e tranquillo impiegato di Bologna, il quale, con l’aiuto di due complici più giovani di lui e altrettanto insospettabili aveva ordito un piano per rapire la fidanzata e uccidere i genitori e il nuovo fidanzato di lei a Imola allo scopo di costringerla ad andare a convivere con il suo ex, ha qualcosa di kafkiano. Com’è noto, la banda dei tre non è riuscita a portare a termine il colpo premeditato con ragionieristica precisione, perché sventato da un controllo di routine della polizia, teso a contrastare le norme anti-Covid.

Dopo la notizia del revenge porn ai danni di una giovane maestra torinese e dell’aumento esponenziale dei casi di disagio, femminicidi e violenza fra le mura domestiche in questo particolare 2020, anno di Dpcm e di reclusione forzata, dalla non si sa quanto paciosa provincia italiana ancora una storia di orgoglio maschile ferito e di smanie di possesso, che si traducono in propositi e attuazione di vendette poco raffinate.

Vero è che lo studio delle emozioni umane è un campo di indagine relativamente recente (nemmeno la filosofia si è mai preoccupata più di tanto di questa roba, e solo poche filosofe donne si sono interessate di relazioni tra sessi e questioni di genere), ma è sicuramente un ambito appetibile per la psicologia e per la psichiatria. Queste menti maschili, così sconvolte dall’abbandono e così lucide quando bisogna farla pagare in qualche modo alla loro “preda”, presterebbero il fianco a chissà quante sperimentazioni sull’affettività e l’espressione delle emozioni. Sui meccanismi di possesso e di bisogno di rivalsa quando il maschio perde terreno sul fronte del potere personale. Sul come e sul quanto materiale tanta violenza e crudeltà può venirne fuori per le fiction televisive, alle volte versioni moderne dell’antica tragedia greca, anche se indubbiamente più edulcorate.

Queste menti maschili che non riescono a tenere il passo con l’emancipazione femminile e restano ancorate ad una mentalità patriarcale, se non tribale, addirittura nel condividere la pianificazione di un omicidio plurimo e considerando la donna lo scalpo da guadagnare nella contesa con la tribù avversa (il nucleo familiare opposto, del quale entra a far parte anche un nuovo fidanzato).

Ancora una volta c’è da meditare sulla banalità del male di arendtiana memoria. Che stavolta si nasconde sotto le mentite spoglie del tranquillo impiegato di provincia e degli onesti e inappuntabili compari al fianco del primo.

TAG:
CAT: Psicologia, Questioni di genere

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