La burocratizzazione del mondo, Weber, il virus, i virus

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10 Aprile 2021

Da qualche giorno nelle scuole italiane il registro elettronico Axios non funziona. È stato hackerato da professionisti che si sono appropriati dei dati delle circa tremila scuole che lo utilizzano poi hanno chiesto un riscatto in bitcoin.

Il black-out dura da prima di Pasqua e la situazione è più grave del previsto.

Sulla sua pagina facebook Roberta D’Alessandro, accademica della Utrecht University, ha scritto un lungo post sulla burocrazia che attanaglia il mondo della ricerca. Un breve estratto:

Ancora un altro segno della decadenza delle nostre università è la quantità di moduli e documenti che dobbiamo compilare per ottenere un rimborso, o per scrivere una lettera di raccomandazione, o per classificare una tesi.

Ho avuto modo di farli tutti e tre negli ultimi due mesi tante volte, quindi so che ho passato ORE a fare cose che non aiutano NESSUNO tranne gli amministratori.

Nella valanga di commenti che seguono, è un muro del pianto sulla burocrazia che ormai appesantisce e fagocita ogni professione e la rende odiosa a chi la pratica.

E che viviamo in un mondo ormai spoetizzato e disincantato era stato previsto. Il sociologo Max Weber nel Novecento aveva previsto questa immane “burocratizzazione” del mondo.

Una marea di carte da compilare in qualsiasi professione. Scrive la Prof. D’Alessandro:

La quantità di documenti che devo produrre per sorvegliare un tirocinio, tra cui un rapporto sull’autoflessione studentesca (!) è sufficiente a concedermi il paradiso.

Avevo una bravissima dottoressa, la mia dottoressa di famiglia. È fuggita dalla sua professione non appena ha potuto. Era stufa. Diceva che si era ridotta a fare la burocrate dello Stato italiano.

Forse chi ci ha preceduto voleva costruire efficienza e funzionalità. Invece ha costruito inutili sovrastrutture e catene che, nel mentre privano della libertà le persone e le riducono a numeri, danno modo allo Stato, ai tecnici, ad altri burocrati, ad altre entità sconosciute, di esercitare un pressante controllo sulla vita delle persone.

Niente arti e poesia. Al loro posto sono spuntati gli algoritmi.

Poi ti arriva un attacco informatico e realizzi che tutto può scomparire in un attimo e che la scuola non è più quella di una volta: emozione, pathos, timore e tremore anche, rapporto umano, cura della persona, poesia e sentimento, notti insonni, ansia per le interrogazioni, versioni da tradurre senza Google, e così via. Bensì un mondo dove conta la “prestazione” e dove l’aziendalismo imperante si traduce in una lunga serie di anglicismi. Dove tutti i fardelli burocratici sottraggono tempo alla formazione personale, impediscono di leggere un libro o di arricchirsi l’anima con un viaggio o uno spettacolo e dove l’efficienza decantata nei documenti ufficiali non regge con quella della scuola di un tempo, quella che non era infarcita di “docimologia”, “Invalsi”, “Ptof” e altro.

Un eccesso di burocrazia che diventa stupidità, perché manca di emozione e di cuore. Componenti su cui la pedagogia si è interrogata per duemila anni. Un eccesso di burocrazia impedisce di pensare. Ci trasforma in esecutori materiali di compiti molto spesso ripetitivi, tesi a giustificare sulla carta ogni nostra minima condotta e azione.

Ma senza emozioni nulla è efficace. La razionalità che invade il campo e pretende di prenderne il posto cade in un eccesso di freddezza e aridità che impedisce alla nostra valutazione e comprensione del mondo di svolgere fino in fondo il suo lavoro.

La burocrazia diventa la nuova divinità del Terzo Millennio.

Poi ti arriva un attacco informatico che scombina tutto e arriva un altro virus, quello della pandemia da Covid-19, che manda in frantumi la “gabbia dorata” che, come aveva previsto Weber, la burocrazia avrebbe costruito.

Dovremmo ribellarci a tutto ciò? Certo che dovremmo. Ma ci vorrebbe una class action a livello globale.

Poi arriva ‘sto virus che ci costringe a stare a casa, a distanziarci, a limitare le nostre interazioni, ad essere attenti, ad essere guardinghi, a rinunciare a spazi importanti della nostra vita. L’esistenza è compressa sotto vari aspetti, da quelli della mobilità a quelli psicologici. Si fanno avanti storie di disagio e di depressione che ormai circolano su tutta la stampa mondiale.

Una speranza? Che tutta l’immobilità forzata si trasformi in un serbatoio di creatività e di idee pronte da sfruttare quando tutto questo sarà finito. Anzi, anche prima. Per comprendere che la vita umana è molto di più dell’inutile burocrazia che mangia il nostro tempo e ci demotiva anche. Che le scoperte migliori si fanno quando la mente è libera di pensare e che le idee migliori arrivano quando si ha finalmente del tempo da dedicare a se stessi.

Penso ai cineasti, agli scrittori, agli artisti, agli artigiani, a chi svolge lavori di ristorazione o che comunque richiedano una buona dose di creatività. E amo credere che stiano progettando dei grandi film, delle intramontabili opere d’arte, degli scritti memorabili, delle nuove filosofie che indaghino l’uomo. Amo credere che ci sarà un nuovo Rinascimento dopo tutto questo, proprio come accadde dopo la peste del Trecento. O che ci sarà una poderosa ricostruzione, come dopo la Seconda Guerra Mondiale.

E questo sogno non me lo potrà togliere nessuna scartoffia da compilare e nessun apparato burocratico. Lasciatemi sognare un tempo dove, dopo tutto questo dolore, ognuno di noi si riprenderà la propria vita, in una dimensione più umana più piena in cui ognuno possa dare davvero il meglio di sé.

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CAT: Qualità della vita

Un commento

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  1. massimo-crispi 1 mese fa

    Probabilmente la creatività di molti è già all’opera, ma se resteranno i soliti produttori, editori, controllori dei frutti di questa creatività, considerati come “prodotti” nel senso peggiore del termine, i frutti suddetti marciranno.

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