Il professore Samuel Paty ed il mito della caverna

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18 Ottobre 2020
“Pensa agli innumerevoli ragazzi che a quell’ora vanno a scuola in tutti i paesi. Se questo movimento cessasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo”. (Cuore, Edmondo De Amicis)

 

Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi. O di martiri. Soprattutto quando capita nel XXI secolo in una delle civiltà più raffinate ed evolute del mondo, e per ragioni ideologiche e di fondamentalismo religioso. È tristemente nota la vicenda del professor Paty, docente di storia nel piccolo comune francese di Conflans-Sainte-Honorine, decapitato da un ragazzo islamico perché colpevole di insegnare la libertà. Di insegnare a pensare ai suoi ragazzi.

La dolorosa vicenda ha ispirato le riflessioni più varie. Ad esempio è stato rilevato il colpevole silenzio della Chiesa cattolica, se non fosse per un unico messaggio di cordoglio con annessa messa in suffragio della diocesi di Versalilles. È stato anche detto che il triste episodio non ha stranamente scatenato la stessa indignazione che si è espressa nel Black Lives Matters. È stata evidenziata la carica di odio e violenza dell’islamismo. È stato anche rimarcato che la notizia non ha avuto il risalto che meritava su tutte le reti nazionali, sia pubbliche che private, forse per non offuscare il virus perennemente in cima alle classifiche degli ascolti.

Magdi Cristiano Allam, che come sappiamo, in tema di islam non le manda a dire, sul suo profilo facebook ha scritto:

“Cari amici, l’atroce decapitazione di un professore nella Francia laica e liberale, condannato a morte da un giovane terrorista islamico che ha ottemperato letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto, ci fa toccare con mano che la radice del male non sono i terroristi islamici o gli estremisti islamici ma è l’islam, non sono le persone ma è una religione che legittima e ordina di discriminare, odiare, fare violenza e uccidere i non musulmani, con il fine esplicito di imporre l’islam come unica vera religione all’intera umanità ovunque nel mondo. Ecco perché, nel più assoluto rispetto dei musulmani che ci rispettano, se vogliamo salvaguardare la nostra civiltà che si fonda e legittima la sacralità della vita, la pari dignità tra le persone, la libertà di scelta individuale, dobbiamo avere l’onestà intellettuale e il coraggio umano di mettere fuori legge l’islam come religione dentro casa nostra. L’Europa torni a rimettere fuori legge l’islam all’interno dei propri confini come ha fatto per 1400 anni, se non vuole ritrovarsi a essere sottomessa all’islam”.

Ecco che la Francia liberale e illuminista deve ancora una volta vedersela con un nemico insidioso che in più occasioni (dal massacro del Bataclan alla distruzione di alcune chiese cattoliche) mostra il suo volto spietato, intriso di odio puro per la civiltà occidentale e per quello che in tanti secoli di riflessioni filosofiche e lotte contro l’oppressione e la tirannia è stata capace di costruire. Un’opprimente cappa oscurantista islamista che, da quello che leggiamo sui giornali, è entrata nelle scuole ed ha portato alla censura dei docenti ed a modificare i programmi di studio, come è successo a Lione, dove alcuni genitori islamici hanno obbligato alcuni professori ad eliminare dal programma ogni riferimento agli Stati Uniti, in quanto ritenuti nemici dei musulmani. Altrove ho parlato di come il cinema francese nel recente passato abbia trattato il tema della radicalizzazione islamista in Francia.

La morte di questo docente indigna, ma non più di tanto, visto che passa in secondo piano anche nell’informazione dei media più accreditati. Eppure dovrebbe far riflettere tutti noi sulla cattiva piega che sta prendendo l’intolleranza religiosa e lo scontro di civiltà. Ed ancor più come, in un contesto già di suo abbastanza compromesso, insegnare in questi nostri tristi tempi sia diventato più difficile che in qualsiasi altro. Perché, al di là della trasmissione dei contenuti, bisogna, di volta in volta, capire l’emotività del discente, gestire capi difficili e impossibili sul fronte caratteriale e umano, avere a che fare con genitori che soppesano ogni minima espressione che un professore adopera in classe, stare bene attenti a non urtare le altrui sensibilità, soprattutto se islamiche, rimodulando il proprio modo di esprimersi, adoperando la massima cautela, in una parola facendosi gli affari propri e non invece insegnare a persone in via di formazione la cosa migliore che l’insegnamento è tenuto a fare: pensare con la propria testa.

Già nel V secolo a.C. il filosofo Platone, in quell’intramontabile racconto che è il mito della caverna (Repubblica, Libro VII), aveva detto che colui che, liberatosi dall’ignoranza accumulata in un antro oscuro insieme ai suoi compagni di sventura, una volta liberatosi e mostrata loro la propria ignoranza, viene ucciso proprio da quelli a cui aveva mostrato la verità (e cioè che la luce è fuori dalla caverna nella quale tutti sono nati e cresciuti senza mai esplorare altro nella loro vita). È chiaro che il mito si riferisca all’ingiusta condanna a morte di Socrate, che aveva voluto indicare la strada della verità agli uomini, i quali sono invece sempre e da sempre incatenati al mondo dell’opinione e quindi a pseudoconoscenze che non portano da nessuna parte. Ma è altrettanto chiaro che la massa di ignoranti che sta dentro la caverna non ha preso bene il fatto che uno di loro, emancipatosi dall’ignoranza, abbia mostrato agli altri la loro insipienza. Il loro amor proprio è stato ferito a morte e questo è imperdonabile. Non basta tutto il tatto e la delicatezza del mondo, come quello mostrato dal professor Paty prima della sua ultima lezione, per evitare la tragedia. Prima di rileggere Locke e Voltaire dovremmo forse rivolgerci a Platone, per capire che, in fondo, l’uomo è sempre uguale a se stesso.

TAG:
CAT: Questione islamica

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