I fantasmi di pietra. Europa ed Islam

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24 aprile 2019

La libertà non è lo scioglimento delle catene della vita, ma il desiderio che mira ad alleggerirla dai fantasmi pietrificati che la circondano (Tahar Haddad, 1899-1935, fondatore del primo sindacato arabo per lavoratori)

Non è forse l’Islam il “secolare Nemico”, il Nemico Metafisico della nostra civiltà occidentale? Eppure attenzione: sono i totalitarismi che hanno bisogno per affermarsi e sostenersi di un Nemico Metafisico. Vigilate, quindi: e chiedetevi sempre se per caso non vi siano oggi, nel nostro Occidente, forze interessate a far giocare al musulmano (un musulmano, poi, teorico e disincarnato, lontano dalla concretezza di chi professa l’Islam nella realtà…) il ruolo che in altri più o meno lunghi momenti, sotto i cieli nostri o altrui, hanno giocato gli eretici o le streghe, i cattolici o i riformati, i gesuiti o i massoni, gli ebrei o i negri, i fascisti o i comunisti, i preti o gli anarchici, i kulaki o i “borghesi” (Franco Cardini)

 

Dal 2004 (Madrid) al 2018 (Strasburgo) ci sono state 16 azioni perpetrate da terroristi islamici in Europa. La triste contabilità delle vittime ci dice che sono morte 610 persone (più 4407 feriti).

Il terrorismo l’Europa lo ha conosciuto ben prima che arrivassero i fanatici islamici. L’Eta in Spagna, l’Ira in Irlanda del nord, in Italia il terrorismo rosso e nero oggi sono state tutti sconfitti. Hanno cercato, con la violenza, la testimonianza della purezza dei loro ideali. Mediamente la loro capacità offensiva è durata vent’anni. La loro fine è dovuta alla saturazione della violenza.

La verità è che la violenza uccide proprio quelle idee, politiche o religiose che siano.

Una contraddizione che si ripete per il caso dell’Islam. I gruppi armati che invocano Allah lo hanno trasformato in una formula di guerra che fa guerra all’idea del Dio della misericordia che l’Islam custodisce.

Il terrorismo islamico ha sperato di spostare dalla propria parte i musulmani che vivono la loro fede senza fanatismi. E in realtà non ci è riuscito se pensiamo che i musulmani nel mondo sono un miliardo e mezzo. Dai loro rispettivi paesi per andare a battersi per Daesh sono partiti trenta-quarantamila persone da tutto il mondo musulmano, poco più di quattromila dall’Europa.

Sconfitti sul piano militare, i gruppi armati hanno comunque ottenuto un risultato: il crescere di coloro che in Europa considerano l’Islam una religione irrimediabilmente violenta e quindi un pericolo da combattere.

Si è costituita una vera e propria rendita di posizione per movimenti e partiti politici che dichiarano di voler bloccare una presunta islamizzazione dell’Europa.

Sono pochi i paesi (Spagna e Portogallo) che non conoscono questi attori politici.

Vi è anche il paradosso di paesi in cui la presenza di immigrati di fede musulmana è molto piccola o irrilevante. Si riesce ad essere ostili all’Islam anche senza musulmani (è il caso di Finlandia, Polonia ed Ungheria). Si svolgono manifestazioni contro l’apertura di nuove moschee, si chiedono restrizioni per le regole rituali di macellazione della carne o ad indossare l’hijab (velo) nei luoghi pubblici.

In alcuni casi dove questi partiti sono riusciti ad andare al potere hanno promosso una legislazione volta ad esercitare un controllo più rigido sui luoghi di culto musulmano.

In Austria il parlamento ha approvato una legge che fa divieto di ricevere fondi dall’estero per la costruzione di moschee; da qui la decisione del maggio 2018 di chiuderne sette (una è poi stata riaperta dopo un chiarimento con i responsabili del centro di culto).

In Italia, la legge regionale del Veneto sui luoghi di culto ammette la possibilità di ricorrere a referendum popolare per la costruzione di nuove moschee.

In Svizzera con un referendum popolare nel 2009 è stata approvata una legge che proibisce di edificare minareti.

Una religione viene considerata pericolosa e così non può godere dei diritti di libertà di tutte le altre. Un processo di inferiorizzazione che somiglia alle politiche di segregazione etnica che l’Europa ha già conosciuto.

Ma i musulmani non sono un’etnia né tanto meno una razza e in Europa le loro origini di immigrazione sono antiche e varie.

L’islamofobia usata in modo cinico in politica rischia di polarizzare l’opinione pubblica europea e di far sentire i musulmani cittadini indesiderati.

Un favore alla radicalizzazione.

 

Dati e percentuali sono ricavati da: Centro studi e ricerche IDOS in partenariato con il Centro Studi Confronti, DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2018 (progetto sostenuto con i fondi del 8 per mille della chiesa valdese).

TAG: europa, islamofobia, terrorismo islamico
CAT: Questione islamica, Religione

4 Commenti

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  1. pasquale-hamel 7 mesi fa
    Caro amico, ha avuto modo di confrontarsi con i sacri testi dell'Islam ? A quanto leggo, mi pare di no ! Parlare di idea di misericordia nell'Islam significa avere dato solo una lettura superficiale ai sacri testi. Forse non è a conoscenza del fatto che il "principio di non contraddizione", pilastro della razionalità occidentale, è sconosciuto ai sacri testi islamici e che, proprio in forza di quest'assenza, la misericordia alla quale fa riferimento, è contraddetta in più, e significativi, passaggi degli stessi testi.
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  2. andrea-lenzi 7 mesi fa
    La superstizione religiosa crea problemi a qualunque latitudine ed in qualunque tempo; così l'islam come il cristianesimo. Devono avere lo stesso trattamento ma dovrebbero stare anche fuori dallo stato, soprattutto dalle scuole (dove dovrebbero essere studiate in storia come superstizioni). Questa dovrebbe essere la principale preoccupazione di tutti
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  3. dionysos41 7 mesi fa
    Pasquale, anche nella Bibbia i passi che incitano alla violenza contro il nemico non mancano. Vanno letti nel contesto storico in cui nascono. Quanto al principio di non contraddizione esso ´accettato solo da pensatori che dipendono dalla tradizione Aristotelica. nella stessa filosofia greca non è principio indiscusso. E tutto il pensiero indiano e ancora più quella cinese ne prescindono. Eppure esiste una grande tradizione di pensiero sia indiana che cinese. Non solo, ma ci sono campi della fisica nucleare in cui tale principio non spiega più i fenomeni. E potrei continuare. Ma se all'integralismo intollerante di talune frange dell'Islam rispondiamo con un integralismo di segno opposto,di fatto concediamo a loro la vittoria: sono riusciti a dividerci. Quel principio aristotelico che lei invoca è il presupposto anche di un altro aspetto della cultura occidentale: quello che fonda la verità sul confronto, sulla discussione, e sulla convivenza di pareri e concezioni diverse. Lo stesso Aristotele ritiene valido il principio di non contraddizione solo nella logica deduttiva, che è la logica dlle scienze matematiche: nelle scienze pratiche e umane, per esempio nell'Etica, non è più valido. Come vede, anche lei, che rimprovera agli altri di avere letto superficialmente il Corano, dimostra poi di non conoscere la Bibbia e di avere scarse conoscenze della filosofia che chiama a suo supporto!
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  4. pasquale-hamel 7 mesi fa
    gentile amico, il mio riferimento è all'Islam non all'universo religioso, cristianesimo in primo luogo, mondiale
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