È ora di preoccuparsi

:
7 ottobre 2018

E se lasciamo che ci guidino ciecamente/
 ancora una volta il passato diventerà futuro
Sleater Kinney-Combat Rock

Non sono solito parlare della mia vita privata negli articoli. Penso che sia una cosa abbastanza stupida, inutile ed egocentrica, che non porta alcun beneficio al discorso. Ma questa volta è diverso e vale la pena fare un’eccezione.

Quando avevo undici anni dissi che mi piaceva un uomo. Lo dissi con tutta l’innocenza di un undicenne e tutto sommato pensavo non ci fosse nulla di male. Mi era già capitato di guardare alcuni uomini in modo diverso, di restare in fissa con loro, di notare come si vestivano, i loro movimenti, i loro modi, di pensare a loro tutto il giorno. Quella volta lo dissi. Pochi mesi dopo, su una piattaforma che usavamo per le comunicazioni di classe, il mio nome comparve vicino all’epiteto “succhiacazzi“.  Per fortuna avevo, e ho, una faccia da culo tale da fregarmene. Per tutta l’adolescenza mi sono frequentato e ho sognato e ho parlato con gli occhi lucidi a uomini e donne, in alcuni periodi più con gli uni, in altri più con le altre. Ovviamente non è stato facile: devi sorbirti un sacco di discorsi sul “prendere una posizione” o cose simili. O peggio ancora un branco di reazionari che dicono “dal culo di un uomo esce solo la m****”, “i froci vogliono ricattare i nostri figli” e altre simpatiche cose. Come quello che scrive che “i coming out sono solo una moda perchè adesso essere froci è figo“. E soprattutto ti senti abbastanza solo, soprattutto se non abiti o frequenti una grande città.

Poi le cose cominciano a cambiare. Alcune delle persone a cui vuoi più bene, nel mezzo di un silenzio imbarazzante, ti dicono “ho già fatto coming out con te?“. Bisessuali, omosessuali, pansessuali o anche solo etero progressisti cominciano ad apparire nella tua vita (per quanto, sia chiaro, gran parte di questi rifiutano le etichette). E allora si forma la Bolla: un gruppo di persone, folto o meno, che può parlare di determinati argomenti con una certa libertà, che frequenta i Pride, che va al cinema di periferia dove proiettano film osteggiati dall’Unione dei Vescovi e organizza gli lgbtea (un semplice gioco di parole per indicare una serata passata a bere tè con persone, appunto, appartenenti alla comunità lgbtqi+). Cominci a stare discretamente bene in questa Bolla e ad abituarti.

Ma la realtà torna per fare i conti. Quando il governo M5S-Lega ha nominato Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana io e tante altre persone abbiamo sentito di nuovo quella rabbia che cresce dentro fino a farti capire la tua piccolezza: te ne stai soltanto lì incapace di fare qualunque cosa perchè tanto non servirebbe a nulla. Poi è arrivato giugno e luglio e la stagione dei Pride e una partecipazione incredibile, folle e folle di persone che si riversano per le strade a celebrare la diversità e il desiderio di libertà, felici di vivere la loro vita nel modo più folle e particolare possibile.

Mentre l’onda lunga del Pride si ritirava, ecco che, ancora una volta, c’era da uscire dalla bolla. In un primo momento le notizie erano spare, piccoli attacchi di gang, Salvini che dice “basta genitore 1 e 2” o poco più (come se fosse poco). Fino a oggi, quando Alberto Zelger, consigliere comunale nella neo-nazista Verona- che va sempre di più diventando un banco di prova per la fusione tra Lega, neonazi e correnti paleoconservatrici del fondamentalismo cristiano cattolico- ha affermato al “La Zanzare” «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie. Provate a mettere in una città una popolazione di omosessuali. Dopo cent’anni è estinta. È matematico, e io sono laureato in matematica». Ha poi proseguito dicendo che “il sesso omosessuale porta a malattie” e altre sparate del genere.” 

Ecco, per mesi si è detto che tutto sommato non dovevamo preoccuparci, che questa tendenza omofoba e retrograda è solo di passaggio. Abbiamo giocato a fare gli ottimisti quando lo stato delle cose suggeriva  tutt’altro: l’omofobia e l’intolleranza stanno tornando di moda, non l’onestà. Ma stanno tornando di moda sotto false vesti. Non più un distillato di odio, come quelli che negli anni ’80 scrivevano “l’AIDS cura i gay“. No, gli omofobi del III millennio sono più ricercati: si nascondono dietro la salvaguardia dei bambini (piccola precisazione, la comunità scientifica è unanimemente d’accordo sul fatto che non ci sono problemi per bambini nati in famiglie arcobaleno), o a un presunto giusnaturalismo insostenibile sotto ogni punto di vista (ve lo ricordate Forza Nuova che tenta di spiegare le ragioni dell’eterosessualità mediante la metafora della presa di corrente?)  o alla critica del pensiero turbocapitalista mondialista cocacolista atlantista vegetarianista lesbista bla bla bla bla portato avanti da Diego Fusaro, che dimostra ancora una volta quanto la filosofia occidentale sia un confuso guazzabuglio di parole.

La strategia di questi nuovi omofobi è chiara. Potremmo rinominarla “la strategia delle categorie”. I singoli individui vengono raggruppati in gruppi fortemente spersonalizzati e presi come nemico. E questo, sia chiaro, non avviene solo per gli omosessuali o gli appartenenti alla comunità lgbtqi+. Avviene per gli immigrati, per le donne, per gli intellettuali. Una lotta senza sosta contro la modernità, a favore di un ritorno a una società governata dal maschio bianco eterosessuale di potere. E perchè questo? Perchè la favola dell’eterosessuale bianco di potere è, anche questa, una costruzione narrativa. Non esiste, non è mai esistito e mai esisterà. Certo, ne esistono simulacri, come Trump, e seguaci. Ma questa figura è mitica tanto quanto la fatina dei denti.

Eppure questa idealizzazione ha una ricaduta pratica immensa: come già ho detto prima non c’è soltanto una rivendicazione stile Family Day: sono iniziate le ronde, gli omosessuali pestati, che rischiano di essere bruciati vivi, che vengono definiti “schifezze” (le parole sono del luminare Ministro della Famiglia).

Anche a sinistra abbiamo sentito proclami di un certo tipo. A seguito della sconfitta elettorale, un coro si è levato: la sinistra deve smetterla di portare avanti la battaglia per i diritti civili e occuparsi di nuovo dei diritti sociali. Bisogna dirlo chiaramente: questa sinistra esiste già e si chiama destra sociale. Si chiama fascismo o comunismo, visto il trattamento riservato agli omosessuali dal regime dittatoriale di Stalin. La sinistra, in questo momento, deve ripartire da uno slogan semplice ed efficace: ampliare le possibilità dell’umano. Significa permettere a chiunque di portare avanti la sua vita nel rispetto delle libertà altrui, garantendo un’uguaglianza delle possibilità. Non importa se gay, lesbica, bianco, nero, lavoratore, imprenditore, studente, uomo, donna, transgender, nonbinary. Perchè siamo tutti persone che mangiano, bevono, piangono guardando i film drammatici, si emozionano ascoltando la musica e crepiamo.

Dunque, riportare al centro l’essere umano con la sua complessa rete di relazioni con i suoi simili e con l’ambiente.

Ma deve allo stesso tempo rivendicare l’intolleranza verso gli intolleranti. Non come forma di pensiero ma come azione pratica. È necessaria una legge sulle molestie sessuali, anche verbali. Sull’omofobia e sulla transfobia, perchè non è degno di un paese civile stare a guardare mentre persone transgender e i\le loro compagn* vengono licenziate o allontanate da lavoro.

E proprio qui si gioca la critica alla sinistra dei diritti civili di questi anni: è stata una sinistra indulgente. Ha giocato con la fascinazione della legge. Si è pensato “ok, abbiamo fatto le unioni civili, siamo a posto”. Invece si è dimenticata una battaglia culturale che ha fatto sì che tornasse fuori un cristianesimo folkloristico, identitario. Perchè le persone, in Italia e non solo, pensano ancora che i gay siano messi uomini e mezze donne. Che le lesbiche debbano bere birra e ruttare. Che i transgender siano di viziati incontentabili. Abbiamo bisogno di istruzione, di spiegare a tutti, bambini compresi, l’affettività e la sua miriade di forme non per indottrinarli ma per farli vivere in un mondo più aperto e giusto. Dove ognuno può manifestare amore nella forma più pura e personale possibile. Per spiegare che la vagina non è uno strumento di godimento dell’uomo, ma può essere fonte di estremo dolore, di vergogna per la donna.

C’è dunque un bisogno estremo di attivismo non nella forma politica del termina ma personale. È necessario che le persone parlino, dichiarino e urlino, se necessario, quello che sono. È necessario anche usare l’arma del coming out. E lo dico, anche a costo di essere provocatorio: saremo una società più libera e giusta quando più nessuno dovrà fare coming out ma potrà vivere la sua vita affettiva e sessuale senza discriminazioni.

Non possiamo guardare alla realtà con ottimismo: la situazione è buia. E non possiamo sperare che le cose passino da sole, come se il vento spazzasse via ogni peccato e ogni disgrazia.

E c’è un particolare storico che voglio richiamare. Uno dei più grandi nemici pubblici del partito Nazista fu Magnus Hirschfeld, definito “l’Einstein del Sesso“. Furono i nazisti a chiudere il suo istituto sulla ricerca sessuale, a dare fuoco ai suoi libri e infine a infilare nei forni gli appartenenti alla comunità lgbtqi+. Noi, fortunatamente, non siamo ancora a quei livelli e spero non arriveremo mai a forme di discriminazione come il TSO per gli omosessuali et similia. Ma se non vogliamo che succeda dobbiamo prendere coscienza che è ora di preoccuparsi. Ma soprattutto di fare qualcosa.

 

 

 

 

TAG:
CAT: Questioni di genere

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...