Audace, feroce, mordace, pugnace. I pericoli del parlare troppo e a vanvera

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24 Febbraio 2021

Proprio di recente, come spesso capita, su Academia sono stata invitata ad una discussione pubblica sul tema del parlare a vanvera e sulla paura di parlare. Un argomento interessante e appetibile nella sua stringente attualità, visto come più di una volta, ed anche di recente con l’attacco alla Meloni, cattedratici e luminari, grazie a battute infelici e ad un linguaggio improprio, si sono giocati in un colpo solo quarantennali carriere immacolate sotto altri profili. Come diceva il filosofo Spinoza nel Trattato teologico-politico, la lingua è quella cosa che gli uomini dominano di meno, e se nel suo utilizzo improprio incorrono le persone di scienza figuratevi l’uomo della strada. E Spinoza se ne intendeva, visto che fu vittima dell’accanimento ideologico e religioso dei suoi tempi, vivendo da scomunicato dalla sinagoga ebraica la sua vita di meditazione e di sobrietà. Mai una parola fuori posto, mai un eccesso, mai uno scandalo nella sua vita così filosofica e così tutt’uno col suo pensiero. Gli offrirono una cattedra universitaria, ed egli rifiutò per amore del quieto vivere, ed anche perché non sapeva entro quali limiti andasse mantenuta la libertà di opinione e di espressione atta a non turbare la pubblica quiete ed i pubblici costumi. E pensare che oggi il suo pensiero viene utilizzato negli ambiti della consulenza filosofica.

Poi arrivò il 1930 ed il Codice Rocco, che puniva i reati di opinione.

Poi arrivò il 2021 e Twitter rimosse per sempre Trump dalla sua piattaforma (anche se dovesse ricandidarsi). Il motivo sta nella presunta istigazione alla violenza.

E’ storia di questi giorni che i leoni da tastiera si sono lanciati all’attacco mediatico della Senatrice Liliana Segre fotografata mentre si sottopone alla prima dose di vaccino anti-Covid al Fatebenefratelli di Milano. A seguito delle migliaia di segnalazioni alla Polizia Postale si è messo in moto il pool antiterrorismo per identificare gli autori degli insulti e delle minacce.

E’ facile, poi, leggere idiozie e banalità anche sui giornali più quotati, ma lì la nostra capacità di critica deve venire fuori. Occorre coltivarla da piccoli, da subito. E’ sacrosanta la libertà di espressione, ma è sacrosanto anche il mio diritto di dissentire.

Quello che più urta nella storia del quotato accademico che ha insultato la Meloni (di certo, non un esempio di grazia e di leggiadria nella politica italiana), è che, pur affermando in modo forte e volgare quello che pensano un po’ tutti, lo ha fatto con una terminologia che sulla bocca di una persona che, come lui, riveste quel ruolo e quella posizione, proprio non si  può sentire. E’ sceso allo stesso livello di chi si è sentito in vena di attaccare. La Meloni, assurta al ruolo di martire, ha fatto la morale sull’odio via Twitter, con un post in risposta al quale ci sono migliaia di commenti che le rinfrescano la memoria circa i modi della sua comunicazione politica. Ma se ben conosciamo il tipo di linguaggio di questa donna della politica italiana, resta agghiacciante il modo che il professor Giovanni Gozzini dell’Università di Siena ha avuto di parlare di lei con quegli epiteti e insulti. E’ proprio disturbante.

E’ umiliante per chi quelle parole le ha pronunciate. E’ imbarazzante per chi le ha ascoltate. Evoca l’immagine dell’intoccabile barone universitario a cui tutto è concesso per via della posizione di prestigio acquisita in società. Mentre è noto, invece, come ogni parola, ogni movimento, ogni minimo gesto, ogni respiro di un professore di scuola o di una qualunque maestra elementare vengano costantemente controllati, valutati, soppesati, messi sotto torchio dai presidi, dagli allievi (la moda dei “memes” su Instagram spopola), dalle loro famiglie, dal benzinaio, dal verdumaio, dal tabaccaio, dalla lavandaia, dai Santi del Paradiso, da chi sta passando in quel momento per strada davanti alla scuola o nel corridoio di un’aula, insomma dalla società tutta, e il tutto sempre per uno stipendio che è il più basso d’Europa. Perché sono educatori (sempre a sentimento e a fantasia delle famiglie, abituate ormai a chiedere tutto e a pretendere tutto nel supermercato della Scuola). Perché come tali devono essere asessuati (la vicenda della maestra di Torino licenziata per revenge porn docet), impeccabili, irreprensibili, senza macchia e senza paura. Possibilmente senza peccato e senza fragilità umane. Senza neppure un apparato urinario, visti i tempi stringenti tra una lezione e l’altra e l’impossibilità alle volte anche di recarsi al bagno.

Che l’umanità abbia dei seri problemi con la parola, del resto, è un fatto talmente ancestrale che nella Bibbia c’è più di un libro che contiene avvertenze sull’argomento. Un numero incalcolabile di pensieri ed aforismi.

Ad esempio nella Bibbia è scritto:

  • Nella moltitudine della parole non manca la colpa ma chi frena le sue labbra è prudente (Proverbi 10:19);
  • Non andrai qua e là facendo il diffamatore fra il tuo popolo, né ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo» (Levitico 19:16);
  • Hai tu visto un uomo precipitoso nel suo parlare? C’è più da sperare da uno stolto che di lui (Proverbi 29:20);
  • Le labbra bugiarde sono un abominio per l’Eterno (Proverbi 12:22).

Nel mondo dei social media ogni controllo della parola è ormai perduto. Bisognerebbe tornare ai consigli di quel best-seller che è la Sacra Bibbia.

TAG:
CAT: relazioni, società

2 Commenti

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  1. lina-arena 5 mesi fa

    non solo la Bibbia che invita o educa alla civiltà.La Meloni usa il linguaggio fiorito dei politici italiani che la sinistra ha spesso coltivato e amato. La Meloni non è fuori dal circuito. Il professore è solo un idiota che ha mostrato di essere un ignorante ed un incivile.

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  2. mocassino 5 mesi fa

    quindi per esecrare il suo comportamento adotti lo stesso registro linguistico. Annamo bene

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