Generazione Covid, tra sedentarietà, povertà e depressione

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2 Aprile 2021

L’impatto devastante della pandemia da Coronavirus sulla salute psicofisica dei giovani (ed anche dei meno giovani) è oramai un fatto evidenziato a più riprese dai grandi quotidiani nazionali e da studi scientifici. Sedentarietà e depressione sono sempre in agguato, con ricadute negative sui processi di apprendimento e sulla qualità della vita degli studenti.

Qui segnalo solo i risultati di due recenti studi: lo studio dell’ USask (Università del Saskatchewan) scaricabile qui https://cdnsciencepub.com/doi/10.1139/apnm-2020-0990 e uno studio condotto in Francia, il CoviPrev, qui: www.santepubliquefrance.fr/etudes-et-enquetes/coviprev-une-enquete-pour-suivre-l-evolution-des-comportements-et-de-la-sante-mentale-pendant-l-epidemie-de-covid-19#block-249162.

I risultati della rivista canadese, presentati sulla rivista Applied Physiology, Nutrition and Metabolism, evidenziano quanto segue:

• Durante il COVID-19, l’assunzione di nutrienti e calorici degli studenti universitari è diminuita e l’assunzione di alcol è aumentata in modo significativo.

• I livelli di attività fisica degli studenti universitari sono diminuiti e l’attività sedentaria è aumentata in modo significativo durante il COVID-19.

• Durante il COVID-19 gli studenti non si sono impegnati in attività fisiche sufficienti a compensare l’aumento del comportamento sedentario.

In pratica, la bassa attività fisica e l’alto comportamento sedentario che erano già rischi per la cattiva salute prima della pandemia, sono rischi che si sono aggravati durante la pandemia.

Lo studio condotto in Francia, inoltre, conferma un deterioramento della salute mentale dei giovani nella fascia dai 18 ai 24 anni, con una maggiore incidenza di stati depressivi e di ansia.

E, come se non bastasse, le cifre OVE (Fondazione riconosciuta di utilità pubblica dal 1945, www.fondation-ove.fr), evidenziano un quadro ancora più drammatico: migliaia sono sotto la soglia della povertà, con un 21% di loro che ha difficoltà a nutrirsi ed il 30% alle prese con difficoltà finanziarie. Esiste un 50% di studenti universitari che affiancano un lavoro ai loro studi e la crisi sanitaria rinforza questa dipendenza dal lavoro degli studenti precari. In Francia ci sono stati casi di suicidi e depressioni in studenti universitari che hanno perso il lavoro.

L’Osservatorio della Vita Studentesca, infine, ha condotto un’indagine (www.ove-national.education.fr/enquete/la-vie-detudiant-confine/) sulla vita di uno studente confinato. L’indagine ha rilevato più segni di disagio psicologico nella popolazione studentesca durante questo periodo di confinamento, così come il consumo di alcol o la rinuncia alle cure. Ha concluso dicendo che gli effetti della crisi potrebbero essere avvertiti per molto tempo a venire sulla popolazione studentesca.

A fronte di un malessere così diffuso, diverse scuole e università hanno offerto programmi di attività fisica per studenti, da seguire anche online (le piattaforme Zoom e Teams spopolano).

I pericoli della vita sedentaria sono ormai noti ed anche ribaditi in autorevoli sedi istituzionali (www.sport-et-tourisme.fr/sports/activite-physique-sante/?cn-reloaded=1). Lo sport è l’unico modo per rafforzare l’immunità. Pertanto, fin da bambini, si deve essere fisicamente attivi. I vantaggi di una vita attiva sono tangibili anche a livello di apprendimento. Un giovane che fa sport o che comunque non conduce una vita sedentaria impara meglio. Gli studi dimostrano che la mancanza di attività fisica riduce le capacità cognitive del bambino del 40%.

L’aspettativa di vita, in Paesi poco sportivi come la Francia, si riduce a 62 anni. Parola di Denis Masseglia, a capo del CNOSF (Comitato Nazionale Olimpico e Sportivo francese)  (vedere qui: www.sport-et-tourisme.fr/sports/denis-masseglia-senat/). Masseglia ha detto: «Tra 20, 30 o 40 anni, ci stiamo preparando per una crisi sanitaria che non sarà nulla accanto a quello che stiamo vivendo attualmente. L’inattività fisica comporterà inevitabilmente un aumento delle malattie cardiovascolari».

Oggi non è che possiamo fare come durante la peste del 1300, quando dieci giovanotti, secondo il Decameron, se ne andarono in campagna a raccontarsi storie anche salaci aspettando che la notte passasse. I racconti, ormai, fluttuano sul web, mentre ce ne stiamo in panciolle a scrivere al computer.

Eppure a ma, viene sempre in mente la lezione del Beato Edoardo Rosaz (1830-1903), una figura pressoché sconosciuta ai più, che ho conosciuto durante un mio breve periodo lavorativo in Val di Susa.

Benché quello non sia stato sicuramente e per tanti motivi uno dei periodi più felici della mia vita, dalla storia di questo vescovo segusino, fondatore della congregazione delle suore Francescane Missionarie di Susa, proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 1991, ho imparato il grande valore del camminare per il nostro morale. Colpito da una serie di disgrazie familiari che potete anche leggere su Wikipedia, Rosaz cadde in un profondo stato depressivo. Per curarsi usava fare interminabili passeggiate in montagna, prescrittegli dal suo medico assieme ad una buona alimentazione. Sì, ammetto che di lui vi ho già parlato qui: www.glistatigenerali.com/paesaggio/in-italia-mai-tanti-alberi-come-oggi-creature-potenti-che-fanno-bene-alla-salut/

Impariamo ad applicare queste due semplici regole a noi stessi.

Impariamo ad amarci, costi quel che costi, rafforziamo le nostre difese e fottiamo il virus. Nessuna notte può durare per sempre.

TAG:
CAT: Sanità, Scienze sociali

Un commento

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  1. alesparis69 8 mesi fa

    verissimo, ne ho esperienza diretta scuola

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