La caverna di Platone, il Santo Sepolcro e la Resurrezione

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5 Aprile 2021

Chissà quante volte gli studenti avranno sentito parlare del mito della caverna di Platone. È il racconto chiave della Repubblica ed è tra i più belli e significativi scritti da Platone. È forse quello che meglio espone la sua teoria della conoscenza e tutto il significato della sua filosofia.

Un tempo gli uomini vivevano legati al fondo di una caverna con la faccia rivolta al muro della buia caverna. Sul fondo della caverna passano le immagini di alcune sagome. Dietro di loro ci sono dei portatori di statuette, le cui sagome si riflettono sul fondo grazie ad un fuoco che brilla più in là. I prigionieri credono che quelle ombre siano la vera realtà. Un giorno uno di loro riesce a liberarsi e ad andarsene. Esce dalla caverna e poco a poco i suoi occhi si abituano alla luce del sole. Sentendosi in colpa, decide di tornare nella caverna e raccontare ai compagni ciò che ha visto. I compagni prima lo deridono, poi, stanchi di lui, lo uccidono.

Nel mito è adombrata la morte di Socrate, cioè del sapiente che resta vittima di coloro che non sono riusciti ad elevarsi ad un livello di conoscenza filosofica. Il sole di cui si parla nel mito rappresenta l’idea di Bene, a cui lo schiavo si eleva quando lascia il mondo ristretto della caverna. Lo schiavo che torna nella caverna simboleggia il dovere del filosofo di parlare alla gente. La caverna rappresenta le illusioni del mondo sensibile. Le catene sono i nostri vizi. La fine dello schiavo è la stessa fine di Socrate che, abituato a verità superiori, non riesce più a misurarsi con gli altri sulle cose umane.

Nel mito è espressa soprattutto la finalità politica della filosofia. Solo rientrando nella caverna lo schiavo liberato, che ha conosciuto la giustizia, la bellezza, il bene, potrà combattere le ombre (cioè le conoscenze imperfette) e potrà contribuire ad elevare la conoscenza dei suoi simili. Per questo potrà dirsi veramente filosofo.

E proprio i filosofi, per le loro maggiori conoscenze, sono quelli che, per Platone, devono guidare il governo.

Questa la storia e, molto ma molto in sintesi, il significato del mito.

Certo, gli studenti lo avranno ascoltato molte volte.

Ma qualche volta il simbolismo che esso racchiude è stato posto in relazione alla storia del Santo Sepolcro e della Resurrezione di Cristo?

Non credo. Io stessa non ci avevo pensato, fino a quando mi è capitato di leggere uno dei post sulla pagina facebook di Valentino Giacomin, un Maestro di vita e di conoscenza, uno dei più illuminati pedagogisti che oggi si trovino sulla piazza. È un italiano che da diversi anni lavora in India, dove, dopo il pensionamento, ha fondato il progetto Alice.

Vi ho già parlato di lui qui.  Come ogni Maestro di vita, Giacomin ha la capacità di stupire ogni volta con le sue intuizioni, frutto di una vita spesa al servizio del prossimo.

Insomma, ve la faccio breve. Giacomin esordisce dicendo di non voler sostituirsi a chi fa educazione religiosa o fare prediche. E poi, in una sintesi mirabile, ci offre una lettura critica e straordinariamente attuale della storia del Santo Sepolcro:

«La caverna possiede un simbolismo notevole tanto nella sfera delle leggende, delle fiabe e, in genere, del folklore, quanto in quella del sacro, del misticismo e della religione. Ricordiamo che Gesù nacque in una “grotta”. Nascita e morte, quindi, sono collegate a questo simbolo. Il cuore rappresenta il centro della vita fisica, ma anche spirituale. Ricordiamo il Sacro Cuore, la Gerusalemme celeste… Che cosa potrebbe suggerire la chiusura di Gesù nel sepolcro, immaginando quel sepolcro come la caverna del nostro cuore? Chiedetelo ai vostri studenti. Lasciateli immaginare. E la pietra che chiude quel luogo che cosa può significare?

Si sa, che il Divino non è morto. È solo oscurato, sconnesso dalla nostra coscienza da quella pietra che chiude l’accesso come un macigno che impedisce il traffico in autostrada.

Quella pietra potrebbe essere associata al nostro ego, all’ignoranza che ci porta a compiere azioni che creano sofferenza (odio, gelosia, invidia, orgoglio, attaccamento…). Così, interrompiamo la comunicazione con il Divino che è dentro di noi. È come se fosse morto, sepolto… I cristiani parlano di peccato. In che senso? Vediamo il significato etimologico: Peccato dal latino peccus derivato da pes-pedis (piede). Significa difettoso nel piede, Cammino errato, mancare lo scopo (della propria esistenza). Significa che, mentre cerchiamo la Luce (il Divino nel cuore, la felicità), i nostri passi ci portano in un’altra direzione, verso l’infelicità, i conflitti, la confusione.

Se gli studenti capiscono questo, sarà facile passare il concetto di confessione (confessio da confiteor, cioè riconoscimento del nostro errore di valutazione di direzione) e di purificazione (lavare per togliere ogni impurità alla mente che deve essere pronta ad accogliere la Luce nascosta dalla pietra dell’ego).

Ecco, dunque, il significato della Pasqua: rimuovere la pietra per permettere al Divino di riconnettersi con noi (comunione) e manifestarsi come amore, salvezza, guida verso la direzione giusta della nostra esistenza.

In questo senso, ogni giorno dovremmo celebrare la Pasqua.

Forse, spiegata in questo modo, la Resurrezione diventerebbe più, come dire?, vicina a noi, una esperienza che tutti possiamo (e dovremmo) fare».

La lettura del sacro che dà Giacomin è interessante, perché, al pari del platonico mito della caverna, offre un percorso sapienziale illuminato e corroborato dalla potenza del nostro cuore.

Il sapiente e il profeta vengono uccisi dalla folla inferocita. Perché è sempre difficile mostrare la verità agli insipienti o fare del bene senza incappare nella malizia dei duri di cuore.

Basta aprire un social e trovare quanta verità vi sia in quello che è stato sopra raccontato.

Pochi riescono ad elevarsi alla conoscenza e ad aprire cuori e menti. Perché ci vuole una fatica enorme ed un enorme lavoro su stessi. Spogliarsi delle proprie convinzioni e ideologie come anche del debordante amor proprio per farsi un critico esame di coscienza. Un’arte nella quale ben pochi sono maestri.

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CAT: Scienze sociali

3 Commenti

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  1. andrea-lenzi 4 mesi fa

    Visti gli ultimi 2000 anni, colui che torna nella caverna è una persona razionale e consapevole che viene uccisa dai “credenti” che le ombre siano l’unica realtà

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  2. andrea-lenzi 4 mesi fa

    Viste le divisioni e le leggi incivili fatte in nome ed a causa della superstizione religiosa, in particolare quella cattolica, sarebbe proprio il caso di piantarla di tirarla sempre in mezzo sforzandosi a tutti i costi di sottolinearne i mesaggi “positivi”, sia perché tali messaggi non necessitano della superstizione per essere pensati e messi in pratica, sia perché la superstizione religiosa è storicamente il terreno perfetto per l’intolleranza, ANCHE OGGI: così come i cristiani hanno perseguitato e discriminato gli ebrei per 2000 anni, oggi si permettono ancora di farlo con i gay, con le donne che vogliono abortire, con chi chiede eutanasia et cetera.
    E non mi riferisco ai soli cattodementi italiani, fuori e dentro il parlamento, ma anche a quelli USA, che di recente hanno protestato perché la corte federale gli ha impedito di fare le BUFFER ZONE intorno alle (poche) cliniche dove è permesso abortire:
    in sintesi le donne devono attraversare la catena umana di cattodementi per essere chiamate troie assassine e che devono pentirsi

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  3. andrea-lenzi 4 mesi fa

    post scriptum se esiste un dio creatore onnipotente, allora è reposnsabile del covid, di ogni virus e batterio al mondo, dei tumori infantili, ma, soprattutto, di avere inventato la necessità di mangiare per non morire, cioè la quotidiana crudele lotta per la sopravvivenza nella quale ogni forma di vita lotta e ammazza e mangia altre forme di vita per non morire:
    SE DIO ESISTE, allora è SADICO, O DISINTERESSATO.
    Per sua fortuna non esiste, altrimenti andrebbe preso a schiaffi ogni giorno

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