Il preside di Cuneo alla Azzolina: lei non ci rappresenta

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23 Agosto 2020

In queste ore nei gruppi wathsapp e facebook dei docenti di tutta Italia sta girando la lettera aperta che un preside in pensione di Cuneo ha indirizzato alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, dove, tra il serio e il faceto, si spiegano i motivi per cui la ministra non è adeguata al suo ruolo e non all’altezza di rappresentare la classe docente. La lettera è stata pubblicata su La Nuova Padania e sulle tv nazionali la notizia non ha avuto rilievo alcuno. Ad oggi l’unica notizia certa è che le scuole riapriranno comunque il 14 settembre 2020, nonostante l’oggettivo aumento dei casi di Coronavirus. E stante l’oggettiva persistenza dei problemi atavici della scuola, che si pensa di risolvere con sedie roteanti e distanziamento tra “le rime buccali”, mentre invece molti edifici non hanno beneficiato di uno straccio di manutenzione da decenni ed allo stato attuale mancano ventimila aule atte a garantire il distanziamento. 

L’utilizzo della mascherina per l’intera mattinata da trascorrere in classe è da più parti una soluzione considerata improponibile ed il malcontento espresso dai docenti è debordante sui social. Anche se già si prevede che, a fronte dell’esperimento sociosanitario più grande mai attuato nella scuola italiana, i docenti, categoria da sempre disunita come nessuna e prona ai capi e capetti di turno, alla fine si piegheranno ai dictat della ministra senza battere ciglio. In questa spiacevole situazione, il sospetto è duplice: vuoi vedere che la ministra, accusando i sindacati di sabotaggio, nonostante il bollettino giornaliero ci dica chiaramente che i contagi sono in aumento, voglia evitare, dopo averne collezionate tante, l’ennesima e più plateale figuraccia della sua carriera? E vuoi vedere che, a parte le manfrine tutte politiche, questo sia un sistema per sperimentare l’immunità di gregge?

Davvero molto strano e dissociato questo modo di procedere della ministra, che fino a qualche mese fa dichiarava: «Chiudendo le scuole abbiamo salvato vite umane».

E così, il preside in pensione del Liceo Classico “Silvio Pellico” di Cuneo, Franco Russo, da lucido osservatore della deriva della scuola, nella lettera di cui vi parliamo, spiega alla signora Azzolina perché lei è del tutto inadatta ad occupare la scrivania che fu di Gentile, di Gaetano Martino, di Valitutti, di Spadolini, di Mattarella:

Vede, signora (perdoni ma non riesco a chiamarLa ed a considerarLa ministro) Azzolina, i Suoi concorrenti erano tali che bastava pochissimo per non superarli. Ma lei no, lei ha continuato a voler giocare ai giochi dei grandi. Anche perché – diciamolo – il suo protettore, San C(…), è sembrato essere particolarmente incline ad aiutarla.

Si presenta alle elezioni in Piemonte e non viene eletta ma, per miracolo, in Calabria c’è un posto di troppo per un pentastellato e lei viene ripescata. Per rimanere ai giochi: ambo. Presenta una tesi di laurea in cui, senza virgolette e senza citare gli autori, copia interi passi di altri e tutti si girano dall’altra parte: terno. Nella stessa tesi di laurea esibisce delle perle: “qual’è”; “parole sottoforma”; “riassuntato”; “ardire una congiura”; “esulare le capacità”. Ma la commissione, distratta da San C(…) , non se ne accorge: quaterna. Con scarsissima eleganza, da deputato, si presenta al concorso per dirigente scolastico e, nonostante l’insufficienza in inglese ed informatica, la commissione, distratta dal solito santo, la promuove: cinquina.

Non conosco il preside Franco Russo, ma mi è simpatico per diversi motivi.

  • Innanzitutto perché proviene da una provincia paciosa e produttiva che è quella di Cuneo, dove la gente è per lo più genuina e simpatica, abituata a lavorare e a non piangersi addosso, e con uno spiccato senso per la concretezza delle cose, che forse le proviene dalla cultura contadina.
  • Poi perché Russo nella lettera alla Azzolina ci tiene a rimarcare che lui è stato preside per 33 anni, ma non dirigente scolastico. Un orrendo neologismo che nel corso degli anni è andato di pari passo con la mutazione antropologica in peggio di questi personaggi che i docenti conoscono molto bene… Mentre il preside di una volta era una persona di cultura che si dedicava a dotti studi e ricerche e che aveva fatto il professore, per poi diventare un primus inter pares, il dirigente scolastico può essere anche un semplice burocrate che non ha mai superato un concorso a cattedra ed insegnato un sol giorno nella sua vita, ma è pronto ad impartire ai docenti lezioni di didattica e comportamento dentro e fuori la classe, per non parlare dei deliri di onnipotenza e delle brame di potere che il personaggio esprime nel contesto scolastico, potendo contare sugli ampi poteri che la legge italiana gli ha conferito nel corso del tempo (se leggete di casi di mobbing, di stress da lavoro, di disagio e di demotivazione c’è da mettersi le mani nei capelli). Su questa deriva antropologica vi invito a leggere un ottimo articolo di Adolfo Scotto di Luzio.
  • Inoltre, in passato Russo ha esortato i suoi docenti a due cose molto importanti, che da sole guadagnano già molto del rispetto da parte delle classi (oltre, ovviamente, ad una buona preparazione ed alla passione per il proprio lavoro): «Entrate in classe sempre sorridenti ed eleganti».
  • Perché Russo in poche righe individua e si prende gioco dell’arroganza al potere. Di Azzolina e di tutti quelli come lei, frutto della distruzione della scuola pubblica italiana, dove, nel corso degli ultimi venti anni, gli obiettivi minimi di apprendimento sotto scesi sotto i tacchi, mentre la scuola si trasformava in un’azienda che esprimeva “dirigenti scolastici”, “obiettivi” e “successo formativo” (leggi: tutto fumo), a fronte dello sfinimento procurato ai docenti dalle famiglie sempre più invadenti e reclamanti con ogni mezzo la promozione a costo zero dei propri figli. Insomma, questa cosiddetta classe dirigente è figlia di una scuola denobilitata e svuotata della propria missione, che è quella di istruire e di formare cittadini pensanti.

La lettera del preside Russo va letta e meditata perché è la fotografia esatta del momento storico che stiamo vivendo.

E per i soliti negazionisti, che affermano il Coronavirus essere un’invenzione giornalistica, mi pare giusto mostrarvi in questa immagine scaricata da Internet le foto di due diverse tac ai polmoni. A sinistra quelli sani. A destra quelli di una persona guarita dal virus, ma con una funzionalità che non sarà mai più ripristinata, perché i tessuti in bianco dei polmoni non scambieranno più ossigeno in quanto privi di parenchima.

Ma ai docenti, come al solito, verrà chiesto di tutto di più, anche di fare da cavie.

Il testo integrale della lettera del preside Russo è qui: https://www.lanuovapadania.it/cultura/la-lettera-di-un-ex-preside-al-ministro-dellistruzione-lei-non-ci-rappresenta-anche-solo-per-la-grammatica/

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CAT: scuola

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