La pandemia e il fallimento di venti anni di politiche scolastiche

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19 Luglio 2020

Mentre presidi e componenti di staff di presidenza sono ancora in affanno per cercare spazio e soluzioni utili all’avvio del prossimo anno scolastico, al quale manca poco più di un mese; e mentre i sindacati tutti, Anci, Upi e Cgil in testa, ricordano alla ministra Azzolina che le condizioni per un ritorno nelle aule a settembre non ci sono, per cui sarebbe più saggio far slittare la riapertura ad ottobre, lei, la Azzolina, ripete come un disco che il 14 settembre la scuola riapre su tutto il territorio nazionale ed in condizioni di sicurezza.

Le crisi, e le pandemie, hanno, nella loro drammaticità, il pregio di far emergere criticità e ritardi e, nel caso di specie, tutta le fallimentari politiche di governo succedutesi nel tempo che hanno privato di risorse, significato e valore il welfare ed i beni pubblici. Prima smantellando la sanità, poi la scuola pubblica. Privata sempre più di spazi e organici, assoggettata a tagli forsennati di cui hanno fatto le spese varie discipline, fagocitata da valutazioni standardizzate atte a mandare avanti un carrozzone che ogni anno costa milioni di euro e non produce le competenze di cui tanto si riempie la bocca, infine appesantita da inutili quanto dannosi fardelli burocratici che hanno sottratto tempo prezioso alla didattica ed alla cura delle relazioni scuola-famiglia (questo, alla fine, il fallimento più grande di certa politica e di un enorme stuolo di burocrati che forse devono riempire di significato il loro lavoro e le loro giornate), la scuola italiana ha resistito solo per la buona volontà, la preparazione e la capacità di resilienza del suo corpo docente. Sempre più tartassato da una gestione verticistica della scuola, nella quale il rapporto di collaborazione tra capi e lavoratori della cultura si andava sempre più assottigliando, mortificato dalla perdita di potere economico e di contrattazione, il corpo docente ha lottato e lotta ancora ma è sempre più sfiduciato, a fronte di una deriva culturale gravissima e senza precedenti e della perdita di considerazione di cui ormai da anni è vittima nel contesto sociale. Nel particolare momento storico che viviamo la deriva è ormai evidente ed è frutto di vent’anni di tagli e politiche scellerate che hanno avuto al centro la scuola. Basti vedere a che livello di analfabetismo di ritorno siamo tra gli adulti, alle difficoltà espressive di molti ragazzi, alla scarsa conoscenza che essi dell’italiano e non parliamo poi di una seconda lingua, ai deficit di attenzione, alla loro estraneità allo studio ed alla mancanza di competenze che “ci chiede l’Europa”.

Mentre, come è stato notato, il ministro dell’Università Manfredi brilla per la sua assenza, alla ministra Azzolina, ribattezzata sui social “miss rossetto”, piace molto esporsi in tv e sui social, usando volta per volta una comunicazione diversificata che però non le ha attirato le simpatie del corpo docente o la fiducia di famiglie, lavoratori della scuola e forze politiche circa una sua auspicata autorevolezza e competenza. Anzi. L’ultima dichiarazione è della Santanché: «L’unico pregio è che è donna. Per il resto è un’incapace: ogni volta che parla, spara solo supercazzole. La piantasse allora di tirare in ballo la questione femminile: così fa un danno alle altre donne, le fa sembrare tutte incapaci, tirandole verso il basso, al suo livello.»

Passiamo disinvoltamente dal burocratese delle “rime buccali” alla narrazione del suo periodo come sindacalista e la sua esperienza come docente di scuola (non molta, per la verità), fino al presunto sessismo e complottismo che lei troverebbe in chi la accusa di incompetenza per il semplice fatto di essere “donna e giovane”.

In tutto ciò, si preannuncia un settembre che lascerà l’amaro in bocca a molte persone: alle famiglie, agli studenti, ai docenti, ai precari. Ma l’importante è non scrollarsi mai di dosso i toni di propaganda trionfalistici, come quelli che hanno accompagnato il presunto successo della didattica a distanza, presentata come la grande invenzione del secolo e di cui invece tutti gli utilizzatori, da una parte e dall’altra, hanno conosciuto i grandi limiti ed il disagio che ha portato, più che arginarlo.

Spiace dirlo, ma una politica che non ha mai avuto visione sui settori dell’istruzione e della cultura è una politica perdente e destinata a produrre un Paese che affonda. Del resto, certa classe dirigente nuova e rampante è, appunto, il prodotto di quella scuola non-scuola, che si è riempita la bocca di proclami e di slogan in stile aziendalistico (“competenze”, “offerta formativa”, “successo formativo”), funzionale all’utilità politica di questo o quel partito, di questa o quella corrente. La verità: a chi volete che interessino i giovani, le famiglie, i docenti?

L’immagine di copertina è di Varesenoi.it. La ministra Azzolina è stata contestata all’uscita del Liceo D’Azeglio di Torino, dove si è recata il 18 luglio 2020 per rassicurare circa l’apertura delle scuole il 14 settembre.
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CAT: scuola

5 Commenti

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  1. naciketas 2 mesi fa

    Credo che se Azzolina decidesse di non riaprire le scuole a settembre molti direbbero, appunto: “a chi volete che interessino i giovani, le famiglie, i docenti?” Comunque la si pensi sulle sue capacità – ma lascerei stare il suo rossetto – è certo che si è trovata a guidare il Miur nel momento più difficile che si ricordi dal Sessantotto in poi. Una posizione in cui qualunque decisione è impopolare.

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  2. Scusami, ma trovo terribile che tu citi le parole della Santanchè – orribilmente sessiste – sull’Azzolina, che in realtà ha un grosso difetto: è una donna. E quindi è attaccabile, molto più di un uomo, proprio perchè storicamente le donne sono soggetti più deboli. Che poi un’altra donna citi il rossetto per parlare male di un’altra donna mi sembra ancora più grave.
    Constato invece con terrore (panico) che è vero che i docenti (anche tu, da quanto ho capito) non vogliono tornare in classe a settembre.
    Qui ci giochiamo l’Italia, il futuro, i nostri figli, tutto.
    In Francia nessun insegnante ha messo in dubbio il fatto che fosse necessario riaprire le scuole.
    Addirittura in maggio!
    Se il Ministero dovesse cedere alle pretese dei docenti, sarebbe un disastro, credimi, anche per il corpo docente che ha già perso moltissima della sua credibilità in questi mesi di Didattica Online.

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  3. ferdy 2 mesi fa

    Tutti quei politici che hanno governato negli anni passati e che hanno fatto strage nella scuola come nella sanità,vedendo quello che si è scoperto con l’assalto di questo corovi19 ,dovrebbero scomparire dalla faccia della terra,invece sono ancora tra i piedi con la pretesa di giudicare chi suo malgrado si è trovato in questo marasma.Le capacità saranno pure discutibili,ma mi sembra che l’onestà,almeno quella, non manchi.

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  4. andrea-lenzi 2 mesi fa

    la cosa più importante, ben sopra a qualsiasi ragionamentyo, è la carenza di fondi della scuola pubblica, mentre la privata viene costantemente finanziata.
    Il motivo è che la privata è al 99% cattolica ed il vaticano si impone sul parlamento da anni, grazie a politici cattodementi, o in cerca di voti e favori.
    Se la pubblica conta, allora deve essere l’UNICA scuola finanziata dallo stato; altrimenti val la pena farla tutta privata e risparmiare

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  5. andrea-lenzi 2 mesi fa

    “Paritarie, il Governo raddoppia i finanziamenti ma per le scuole cattoliche 150 milioni sono pochi”:

    ecco il problema principale della scuola pubblica

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