Stanno stuprando una donna: non girarti a guardare altrove, intervieni!

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15 aprile 2019

Quella donna si chiama Italia.

Italia è una donna relativamente giovane, perlomeno rispetto alle sue vicine di casa, nata in modo travagliato dopo un risorgimento pieno di luci ed ombre, dilaniante, che ha visto italiani del Sud e del Nord combattersi, anche violentemente per una decina di anni, con strascichi durati fino all’altro ieri, quando ci si è dimenticati dei “terroni” perché sono arrivati nuovi altri poveri con cui prendersela.

Italia esisteva solo nella mente di grandi poeti, patrioti, storici, politici illuminati. Mi piace citare Giuseppe Mazzini, ma la lista sarebbe molto lunga…

Gli italiani, nel 1861, non esistevano ancora.

Poi, pian piano, si sono accorti di essere un popolo, pur con tante contraddizioni. Quella prima “grande guerra”, voluta per discutibili ragioni di politica estera, conseguì comunque un risultato importante: mise veneti, calabresi, pugliesi, lombardi, emiliani, toscani, siciliani… tutti insieme a combattere in trincee di fango contro “gli austriaci” per ridare alla Patria gli ultimi lembi di terra ancora in mano allo straniero.

Dopo la guerra Italia, ancora ragazzina, cadde in un periodo nero, in tutti i sensi, forse i 20 anni più bui della sua vita, durante i quali la libertà di pensiero e di partecipazione politica venne negata a colpi di manganello, polizia politica, prigione.

Però i semi erano stati gettati: quel popolo che si era ritrovato insieme in trincea, 25 anni dopo, coinvolto in un’altra sanguinosa guerra, trovò il coraggio di reagire, e finalmente la giovane donna Italia si poté affacciare sulla scena internazionale radiosa, orgogliosa della sua Costituzione che era addirittura più avanzata della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che pure sarebbe stata proclamata in quello stesso 1948.

Italia è cresciuta fra mille fatiche.

E’ cresciuta con le lacrime delle donne contadine del Sud che vedevano partire i mariti per Torino e Milano, con la valigia di cartone, a ricostruire, insieme agli operai del Nord, e ad imprenditori coraggiosi, un tessuto industriale che era uscito a pezzi dalla guerra.

E’ cresciuta nei campi, da nord a sud, dove i nostri contadini hanno sofferto e lavorato sodo per darci da mangiare i migliori frutti della terra.

E’ cresciuta con le rimesse dei nostri emigranti, che dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Francia, dal Belgio, mandavano alle famiglie rimaste in Patria i soldi duramente guadagnati con il sudore, e spesso con la morte, come ci ricorda la tragedia di Marcinelle.

Certo, non è stato sempre rose e fiori. Differenze culturali, pregiudizi, vecchi rancori, hanno reso la strada difficile, faticosa.

Italia però non è cresciuta solo grazie al lavoro. Anche la cultura ha fatto crescere Italia. Ha messo insieme Arlecchino e Pulcinella. Questo grazie ad una politica culturale intelligente, così come a nuovi strumenti di comunicazione: pensate al Maestro Manzi, con il suo programma “Non è mai troppo tardi”, ricordo di quando la TV era strumento di emancipazione.

A far crescere Italia ha contribuito, e tanto, anche la Scuola Italiana, la Scuola della Repubblica una e indivisibile, grazie alle decine di migliaia di scuole Italiane sparse su tutto il territorio, nelle quali si insegnava l’importanza di stare insieme, di essere uniti per contare sulla scena del mondo.

Io, l’orgoglio di essere italiano, l’ho sviluppato sui banchi delle scuole elementari, nei primi anni ‘70, a Brindisi, dal mio maestro Mario Marzo, che ci raccontava le imprese dei soldati Italiani in Russia e dei partigiani sui monti, che ci raccontava di Silvio Pellico, ci faceva imparare a memoria la “spigolatrice di Sapri” e ci faceva cantare l’inno di Mameli, e tanto altro ancora. E sono certo che in tutta Italia c’erano altre decine di migliaia di Mario Marzo a fare la stessa cosa: far crescere gli italiani e far crescere Italia.

E’ vero, c’era molta retorica, e venivano nascoste molte cose “storte”, ma intanto i nostri padri hanno reso grande Italia. Nel 1985 potevamo dire con orgoglio di essere la quinta potenza industriale del mondo. I nostri giovani erano ricercati e apprezzati ovunque, i nostri lavoratori andavano in giro a costruire grandi opere in medio oriente, Africa, Asia, Sud America. I prodotti “made in Italy” erano il nostro biglietto da visita nel mondo.

Italia era ormai una donna adulta e vigorosa.

Ma anche un organismo sano può ammalarsi, specie se la minaccia arriva dal suo interno.

Molti individui, definiti italiani solo per nascita, hanno cominciato a vivere da parassiti a danno della collettività: mafia, corruzione, evasione fiscale, decadimento morale. Sembra venuto meno l’attaccamento a quei valori che ci avevano fatto risollevare dopo la guerra. Nonostante il sacrificio di molti Italiani illustri che hanno dato la loro vita per combattere il marciume di questo Paese, l’indifferenza dei molti e la malafede di una classe dirigente inqualificabile hanno contribuito ad indebolire Italia.

Italia ha cominciato ad aver paura a girare sola per strada.

Intorno a lei hanno cominciato presentarsi pericolosi nemici: l’egoismo, la diffidenza per il vicino, il particolarismo. Tutti noi italiani abbiamo smesso di vedere le ragioni dello stare insieme e abbiamo cominciato a vedere negli altri le colpe per quella che invece era, ed è tuttora, una colpa comune: l’incapacità di essere veramente un popolo.

Questo male è cresciuto, si è trasformato in spinte alla secessione, sempre più pericolose.

Nella notte fra l’8 e il 9 maggio del 1997, Italia subì la prima di una lunga serie di offese. Nella bellissima Venezia, un gruppetto di “senzapatria”, compì, armi in pugno, una azione dimostrativa, occupando il campanile di San Marco e issando la bandiera Veneta, al grido di “secessione”.

Da allora altri episodi del genere si sono succeduti. Personaggi che oggi ricoprono cariche di governo osarono dire “il tricolore non mi rappresenta, non è la mia bandiera”. Addirittura durante un comizio del 26 luglio del 1997 a Cabiate, in provincia di Como, il leader della lega disse “con il tricolore mi pulisco il …”.

Oggi Italia è in pericolo. Nel silenzio dei giornali e delle televisioni, il governo sta per approvare un progetto di legge che, mascherato da “autonomia regionale differenziata”, rappresenterà la definitiva pugnalata al cuore ad Italia.

E questo progetto, cinico, sprezzante dei sacrifici che milioni di Italiani hanno fatto in quasi 200 anni di storia, vuole colpire veramente forte: prevede la regionalizzazione della Scuola. Sì, perché chi vuole la secessione lo sa benissimo: l’unico modo per spaccare veramente un popolo è togliergli una cultura comune. La Scuola ha unito l’Italia. Si vuol dividere oggi la Scuola per dividere domani l’Italia.

E’ scandaloso vedere che questo progetto sta andando avanti senza che dai “partiti politici” si levi un chiaro e fermo NO. Solo dalla gente comune si sta alzando una protesta, soffocata, nascosta in modo imbarazzante, volutamente ignorata da chi preferisce parlare di “sovranità nazionale e di chiusura dei porti” per poter raggiungere il suo vero obiettivo, che nulla ha a che vedere con l’Italia.

La Scuola in tutto questo ha un dovere: è forse l’ultimo baluardo in cui ancora può aleggiare lo spirito della Patria, di quella cultura che ci ha uniti.

Ed è per questo che i sindacati della scuola, tutti insieme, come non succedeva dal 5 maggio 2015, hanno proclamato uno sciopero, per il prossimo 17 maggio 2019, contro la proposta di regionalizzazione della Scuola Italiana.

A questo punto tocca a noi insegnanti, personale ATA, dirigenti, studenti, a tutti quelli che ancora amano Italia, fare un gesto di protesta per difenderla da questi delinquenti che la stanno oltraggiando pubblicamente e violentemente.

I sindacati sicuramente hanno commesso gravi errori nella difesa dei diritti dei lavoratori del mondo della scuola, ma, nel bene o nel male, oggi rappresentano l’unica forza che sta concretamente organizzando la difesa della Scuola e, con essa, la difesa della stessa Italia.

Non ci sono più scuse: c’è uno stupro per strada, stanno stuprando Italia! Chi trova una giustificazione per non intervenire è dalla parte degli stupratori.

TAG: Autonomia e Secessione, autonomia regionale, Cultura, lega nord, scuola
CAT: scuola, Storia

2 Commenti

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  1. aline95 3 mesi fa
    Ormai la politica odierna diventa sempre più complessa e sempre più voltata a piccoli gruppi che cercano di soddisfare i propri interessi, senza pensare al bene collettivo di un'intera nazione. Come sempre una mente brillante prof, complimenti! Lo condivido per poter divulgare questo sciopero.
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  2. andrea-lenzi 3 mesi fa
    Digressione: che sia una scuola LAICA, per favore, visto che alcuni problemi in Italia nascono dal vaticano che ha sfruttato la scuola pubblica per la propria propaganda, che ha portato all'evasione fiscale legalizzata e a leggi incivili (L.40 prima delle modifiche, union di fatto senza adozioni, il divieto di contraccezione, il divieto di cremazione, et cetera), così come all'impedimento di leggi civili (eutanasia, matrimonio egualitario, studio staminali embrionali, et cetera)
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