Il Dramma dell’Incompetenza

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23 aprile 2019

Qualche giorno fa, come la maggior parte delle persone, ho visto nascere la diatriba circa il Reddito di Cittadinanza. Questa volta non si trattava di un dibattito sulle ragioni o l’importanza di uno strumento del genere: no, la discussione era su un piano differente. Infatti, chiunque ha avuto modo di scorrere i commenti sulla pagina dell’Inps e notare richieste alquanto strampalate e che dimostravano l’incapacità di molti a relazionarsi con la Pubblica Amministrazione. Sulla scia di questo dato di fatto, dopo i blast sia della pagina sia di utenti estranei all’Inps, si è andata formandosi una cospicua fazione che difendeva gli strampalati commentatori ed evidenziava, ancora una volta, un disagio profondo che si insinua nelle classi più povere della popolazione. Questa fazione, che di fatto si ricollega alla sinistra più “laburista”, rivede in questi commenti il dramma delle disuguaglianze economiche di questi anni causate da un capitalismo sfrenato.

Non solo penso che una chiave di lettura di questo tipo sia alquanto limitata ed errata (la redistribuzione delle ricchezza si deve fare, certo, ma creandone di nuova di ricchezza, non con misure assistenziale di dubbia efficacia), penso anche che non colga alcune sottigliezze del fenomeno. Innanzitutto una lettura rigidamente classista dei fenomeni economici è uno strumento di indagine che la scienza sociale più vicina alle scienze pure- l’economia- ha perlopiù mandato in soffitta.

Ma il punto chiave è che non si tratta affatto di un ennesimo atto di violenza e prevaricazione del capitalismo sul sottoproletariato, no, si tratta dello specchio di una tendenza diffusa: il vanto dell’incompetenza.

Il nostro paese è indietro in tutto: numero di laureati, competenze digitali, conoscenza della lingua inglese. Di fatto l’Italia resta ancora quella di “Racconti Romani” di Alberto Moravia ( o almeno in media): persone prive di un’istruzione adeguata, di competenze spendibili nel mondo del lavoro, che cercano di campare con sotterfugi. E questo è appunto il dramma del reddito di cittadinanza: che non va a coprire una crisi della richiesta, ma va ad intervenire su sbagli passati. Il tentativo strampalato di porre rimedio a un passato in cui la lungimiranza era latitante. Dove il futuro era soltanto una versione appannata del presente.

Penso che la nostra epoca sia strabiliante per il numero di informazioni che ti permette di acquisire: abbiamo a disposizione Internet (che si trova anche nelle biblioteche pubbliche, per non fare un discorso classista) che ci dà accesso a un numero impressionante di opportunità di crescita dal punto di vista della conoscenza. Alcune ricerche suggeriscono che i migliori programmatori, negli Usa, risultano essere quelli che si sono formati da soli e non hanno frequentato scuole.

Ed è sinceramente imbarazzante l’idea che una buona educazione sia sinonimo di agiatezza sociale. Se c’è un’eredità di cui dobbiamo far tesoro è proprio uno Stato Sociale che permette a tutti di usufruire di un’istruzione superiore di buon livello. Questa narrazione che si fa degli studenti come figli di papà viziati che sperperano i soldi nei bar a bere o in viaggi dimostra ancora una volta la cecità degli stereotipi portati avanti da generazioni per cui, appunto, l’incompetenza era un vanto.

Questo atteggiamento non è, secondo me, riservato alla sfera delle competenze puramente spendibili nel mondo del lavoro. Sentiamo tanto parlare di analfabetismo funzionale, per usare un termine polite, ma credo che si debba mettere al centro del dibattito il fatto che una buona parte della popolazione non possiede gli strumenti per interpretare la realtà circostante se non attraverso semplificazioni estreme. Per questo chiunque cerchi di fare un discorso ampio-che cita dati e fa uso di argomentazioni complesse- è etichettato come Radical Chic o professorone.

Non deve stupirci, quindi, che da questi presupposti sia nata una politica che di certo non brilla in competenza e serietà.

TAG: politica
CAT: società

2 Commenti

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  1. dionysos41 1 mese fa
    Concordo quasi in pieno. Ritengo infatti che l'affermazione seguente sia da articolare meglio: "Innanzitutto una lettura rigidamente classista dei fenomeni economici è uno strumento di indagine che la scienza sociale più vicina alle scienze pure- l’economia- ha perlopiù mandato in soffitta". Nel senso che la lotta di classe partecipa all'evoluzione economica. Una lettura esclusivamente economica dell'economia sarebbe ugualmente parziale. Ma per il resto, concordo, eccome! "Questa narrazione che si fa degli studenti come figli di papà viziati che sperperano i soldi nei bar a bere o in viaggi dimostra ancora una volta la cecità degli stereotipi portati avanti da generazioni per cui, appunto, l’incompetenza era un vanto". Qui sta secondo me il disastro insieme sociale, politico, economico dell'Italia di oggi. E' solo, infatti, un'istruzione che raggiunga tutti l'unica via per uscire dallo stallo attuale. Pur troppo l'istruzione come ascensore sociale sembra oggi in Italia bloccato. Io, per esempio, non ho pagato le tasse universitarie, a suo tempo, perché la media dei voti me lo concedeva. E contribuivo in tal modo ad agevolare la spesa della famiglia per il mio mantenimento agli studi universitari. La politica dovrà affrontare il problema dell'i struzione in modo serio. E non sembra, da decenni, averne l'intenzione. E' questa, a mio parere, una delle cause della marginalità italiana in Europa, che le poche eccellenze, che pure ci sono, non bastano a sanarla, anche perché isolate e tutt'altro che incoraggiate dall'amministrazione pubblica.
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  2. massimo-crispi 1 mese fa
    Quando un ministro del governo come Tremonti affermava pubblicamente che con la cultura non si mangia si capisce qual è direzione. Le nostre generazioni sono archeologia.
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