LA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

:
8 Maggio 2020

Come cambiano le situazioni. E come cambiano il linguaggio giornalistico e la pubblicità, interessati entrambi, com’è notorio, ad accaparrarsi audience, lettori e clic. Abituati come siamo, al cinico quanto ributtante spettacolo di politici da salotto televisivo che litigano per qualsiasi motivo anche insignificante, in questo preciso momento storico, alle prese con una pandemia alla quale nessuno era preparato, abbiamo un estremo bisogno di pace e di tranquillità. Sono in gioco le nostre vite, il nostro lavoro, la nostra salute psicologica e fisica, soprattutto dei più anziani, è in gioco il futuro di giovani e giovanissimi. Urge un cambio di registro etico, ancor prima che comunicativo, dal momento che si naviga a vista in una situazione già caotica di suo.

La confusione ha finora regnato sovrana nella comunicazione istituzionale, anche perché, ad onor del vero, la nostra classe dirigente si trova tra le mani una patata bollente che nessuno augurerebbe ad alcuno.

L’informazione e la comunicazione sono concentrate interamente sul discorso Coronavirus, che ha monopolizzato tutta la nostra attenzione. Sono scomparse le notizie sugli sbarchi di migranti e clandestini e quelle divenute il cuore della comunicazione a tutti i livelli: il femminicidio, la violenza contro la categoria dei medici, l’aggressività contro la classe docente.

Improvvisamente, come se per magia il virus abbia spazzato via tutti i conflitti dei quali vive il genere umano, restare a casa, sottolineato con una campagna assidua quanto martellante mentre i decessi e i contagi aumentavano, e ripetuta proprio per arginare l’evento più luttuoso della storia recente dopo la seconda guerra mondiale, è diventata la cosa più bella e rassicurante del mondo. Come se tra le pareti domestiche non ci fossero più pericoli. Come se si fossero dissolti, stemperati da una cantata tra i balconi. In realtà il fatto di restare a casa non incentiva il femminicidio perché espone i maschi violenti all’impossibilità di procurarsi un alibi. I medici e gli infermieri che curano gli ammalati e in molti casi ci rimettono la vita, sono divenuti angeli caduti da cielo e non più professionisti contro i quali scagliarsi con la violenza inaudita di cui abbiamo sentito parlare proprio negli ultimi mesi, tanto da parlare di vera e propria emergenza nazionale. La scienza acquisisce un ruolo forse superiore a quello di tutte le epoche passate. I professori di scuola sono la categoria che sta più vicino ai vostri figli in questi momenti difficili, con la didattica a distanza, venuta a colmare quel vuoto relazionale ed educativo praticato all’interno del contesto scuola, e non più professionisti continuamente contestati dalle famiglie per un voto o una bocciatura, accusati di inadeguatezza, nonché di essere quelli delle diciotto ore e dei tre fantomatici mesi di vacanza. L’istruzione e la formazione, ora praticate in autonomia da studenti e famiglie, sono l’investimento più prezioso che si possa fare nella vita. Mentre la ministra decanta i successi della DAD, veri o presunti che siano.

 

Foto presente su Instagram con l’hashtag #iorestoacasa

______________________________________________

Il virus è aggressivo, molto aggressivo, ma la casa diventa il luogo protetto dove finalmente fare tante belle cose con a disposizione qualcosa che, presi dai nostri tanti impegni, avevamo dimenticato: il dono del tempo. Dopo anni e anni di sfrenato neoliberismo volto a minare dalle fondamenta della famiglia, sostenuta dalla sapienza millenaria della religione e intessuta di sapienza giuridica, si è scoperto il vuoto politico istituzionale che va oltre questi riferimenti. La religione del mercato, venuta a sostituire quelle rivelate, ci spinge precipitosamente verso l’infelicità, dettata dall’indotta compulsività all’acquisto inutile, teso a replicare se stesso.

Un virus microscopico e micidiale la sta facendo da maestro per tutti, anche se non tutti sono convinti che da questa tragedia planetaria, che sta seminando morte e devastazione economica, uscirà un mondo migliore (si veda a questo proposito l’intervista a Natalia Aspesi su Huffington Post: “Tutto tornerà come prima, ma con più cattiveria”). L’umanità ha bisogno di far pace con sé stessa, ne ha un bisogno disperato. Forse solo ora si intravede, con maggior chiarezza, che quella lontana crisi che viene dal 2008 e che è finora sfociata in un delirio collettivo di richieste di diritti, senza mai spendersi, senza mai dare, senza impegnarsi o quasi, passando allegramente da politiche di austerità ad elargizioni a pioggia per i nullafacenti, affonda le sue radici nel senso del rispetto che non coltiviamo più, né nei rapporti interpersonali e nemmeno in quello per il mondo che ci ospita. In un rilassamento etico prima, economico poi. C’è un equilibrio che in natura si è rotto. La speranza è quella di ridare respiro alla Terra e instaurare un nuovo ordine, meno nocivo e più evoluto del presente.

TAG: comunicazione
CAT: società

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...