Tra sette religiose e chat dell’orrore. Abbiamo bisogno di un nuovo Illuminismo

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21 Luglio 2020

Quando Socrate invita a conoscere se stessi non dice una cosa scontata. Quanto, ciascuno di noi, conosce se stesso?

Apparentemente poco o nulla, a giudicare dalla quantità di manuali di astrologia e occultismo circolanti nelle librerie e da notizie aberranti nella cronaca, che fanno rizzare i capelli in testa e fanno realizzare quanto duemila anni di lavoro filosofico e teologico nella gran parte dei casi non siano serviti a nulla.

La notizia del guru di 77 anni, affermato professionista in pensione, che con un manipolo di psicologhe esperte quanto lui nelle tecniche di manipolazione della mente, aveva da un trentennio ridotto in schiavitù un nutrito stuolo di donne, sue schiave sessuali, è una cosa che si verifica nel tecnologico ed evoluto mondo occidentale. E ci pensare, e tanto, sul modo in cui la dignità di donne e di persone di queste malcapitate sia stata calpestata nella loro più assurda mancanza di coscienza e di cognizione.

La rete di ragazzini 15enni gestiva una darkweb (una parte della rete non raggiungibile attraverso i tradizionali motori di ricerca, ma attraverso specifici software), con la trasmissione in diretta, e a pagamento, di omicidi, suicidi, stupri, violenze su bambini, dileggio di malati e bestemmie in ogni dove, in cerca di emozioni forti e di significanza di cui evidentemente è priva la loro vita, pone interrogativi sulla presenza delle famiglie e sul corredo di valori e di cultura che stiamo trasmettendo alle nuove generazioni.

Siamo talmente impegolati nei guai economici che ha finora lasciato il Covid, bombardati da dichiarazioni ed esternazioni dei politici, tesi ad inseguire questo o quell’influencer, che spesso ci dimentichiamo dell’umanità sofferente. Che invece esiste eccome, ma pare non far notizia. Abbiamo bisogno di inchieste e di servizi di approfondimento che scavino nei meandri della mente umana ed anche di come ci si possa approfittare di essa. Abbiamo bisogno di inchieste che portino a galla verità dolorose e scomode sul mondo giovanile. Di capire quali brame di denaro e di potere si celino dietro annunci salvifici che approfittano delle difficoltà delle persone. Troppo faticoso, per la televisione spazzatura abituata a lucrare su spettacoli di bassa qualità? Più che probabile.

Nelle sere scorse mi è capitato di vedere un film uscito nel 2016, completamente in francese, perché alcuni prodotti, oltre a non passare in Italia, non dispongono spesso neanche di sottotitoli da scaricare in Internet. Il film si intitola “Le ciel attendra” (Il cielo aspetterà) ed è stato girato all’indomani del massacro del Bataclan in Francia. È interpretato da una giovanissima Noémie Merlant (che come sempre ci regala ruoli all’insegna di un’altissima qualità di recitazione) e da un’altra interprete, ancora più giovane, Naomi Amarger (bravissima e perfetta), nei ruoli di due ragazze radicalizzate dall’Islam. La regista, Marie-Castille Mention-Schaar, ha voluto raccontare la radicalizzazione islamista e lo ha fatto raccogliendo testimonianze di alcune famiglie, ascoltando giovani che avevano vissuto questa esperienza. Benché in Italia sui siti di cinema il film abbia subito più stroncature che altro, a me non è sembrato così malvagio. Inoltre va detto che la pellicola ha ricevuto tre premi importanti, tra cui un Cesar. La stroncatura verte soprattutto sul fatto che il film sarebbe infarcito di ideologia antislamica. In realtà, il lavoro intercetta una realtà che esiste, e non solo in Francia, relativa ai giovani che vengono assoldati dall’Isis o si convertono a forme radicali di islamismo. Ecco perché il film esamina alcuni aspetti del mondo giovanile – il bisogno di amore, l’aspirazione alla libertà, il rapporto conflittuale con la famiglia, il vuoto esistenziale, la rottura di certi legami familiari – che non sono marginali, ma anzi decisivi rispetto alle “scelte” che poi si trovano ad effettuare alla loro età. Ora, far passare per ideologizzato un film che racconta nella sua cruda realtà una storia dei nostri tempi, è come dire che non si possono fare articoli o film sulle sette religiose o sui ragazzini drogati dal web perché si farebbe un discorso ideologico invece di raccontare i fatti.

C’è un grosso lavoro da fare con la mente umana. L’irrazionalità circola ovunque, sospinta di qua e di là dal relativismo e da rigurgiti neo-tribali. Tutti fenomeni deleteri per la convivenza civile. Sì: abbiamo bisogno di tornare all’Uomo. Ora più che mai, abbiamo bisogno di un nuovo Illuminismo.

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CAT: società

Un commento

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  1. naciketas 3 settimane fa

    “Abbiamo bisogno di inchieste che portino a galla verità dolorose e scomode sul mondo giovanile.” Il “mondo giovanile” è già criminalizzato abbastanza sui giornali. Resta la realtà più pulita del nostro mondo sociale. Mi chiederei piuttosto come facciano a restare così puliti nonostante il miserabile esempio che ricevono quotidianamente dagli adulti.
    Quanto all’Uomo, nella storia ha fatto abbastanza danni. Magari la Donna. O magari togliamo le maiuscole.

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