1968: cronaca di una rivolta immaginaria

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16 maggio 2018

Sono passati 50 anni dal maggio ’68 e da allora moltissime cose sono cambiate.
Tanto è vero che quel momento, quella specie di incendio accesosi all’improvviso che sembrava pronto a divampare e ad estendersi dappertutto, ci sembra lontanissimo. E i protagonisti di quell’incendio ci appaiono come i protagonisti di un sogno. Anzi, come nel bel film di Bernardo Bertolucci ambientato nella Parigi in quei giorni, dei dreamers, dei sognatori.
Eppure c’è stata un’epoca in cui questi sognatori hanno coinvolto nei loro sogni e nelle loro speranze un numero elevatissimo di persone, convinte come loro che stesse per incominciare una nuova era, che fosse arrivato il momento della svolta.
Ma qual era il clima in Francia – e probabilmente anche nell’intero mondo occidentale – prima del maggio ’68?
Roberto Gobbi, nel suo libro  “Maggio’68 – cronaca di una rivolta immaginaria”, pubblicato in questi giorni da Neri Pozza, sceglie di raccontarcelo dando la parola a Pierre Viansson-Ponté, notista di politica interna del quotidiano Le Monde, che il 15 marzo del 1968 pubblica un editoriale intitolato “La Francia si annoia”:
“Ciò che attualmente caratterizza la nostra vita pubblica è la noia. I francesi si annoiano. Essi non partecipano nè da vicino nè da llontano alle grandi convulsioni che scuotono il mondo. La guerra del Vietnam li commuove, ma non arriva a toccarli veramente.”
Ad un certo punto dell’articolo arriva una bacchettata anche per i giovani francesi. Anche loro secondo Viansson-Ponté si annoiano:
“Altrove gli studenti manifestano, si muovono, combattono, hanno l’impressione di avere conquiste da realizzare, proteste da far sentire, o per lo meno un senso dell’assurdo da opporre all’assurdità. Gli studenti francesi si preoccupano di sapere se le ragazze di Nanterre avranno libero accesso alle camere dei ragazzi, concezione, malgrado tutto, limitata dei diritti dell’uomo”.
Alla fine dell’articolo di Viansonn-Ponté affiora, però, una sorta di premonizione:
“In una Francia piccola che non è né veramente infelice, né veramente prospera, in pace con tutto il mondo, senza molta presa sugli avvenimenti mondiali, l’ardore e l’immaginazione sono quasi altrettanto necessari del benessere e dell’espansione”.

Ancora non sa l’autore dell’articolo che la noia che ha così ben descritto ha i giorni contati.
De Gaulle governa senza problemi e tentennamenti. L’opposizione è forte dal punto di vista numerico, ma divisa. L’economia è forte, l’inflazione è ben controllata, il tenore di vita e i consumi sono in costante crescita. Tutto il quadro sociale, insomma, sembra stabile e sotto controllo.
Questa è la situazione di partenza: un paese prospero che può permettersi il lusso della noia.
Poi, all’improvviso, dalla scintilla di una piccola contestazione studentesca nella piccola università di Nanterre parte l’incendio destinato a propagarsi per tutto il paese.
Roberto Gobbi con il suo libro torna sulle strade di quella rivolta per raccontarcela  giorno per giorno: dai fatti di Nanterre al primo sampietrino lanciato davanti alla Sorbona, dalla polizia che impugna i manganelli alle barricate per le strade del Quartiere Latino, dai comizi infuocati dei leader della rivolta all’occupazione delle fabbriche.
Il libro è ricco di informazioni, descrive bene, pur nella sua snellezza, non solo gli episodi, ma anche gli stati d’animo che essi hanno creato in quelle poche settimane, tratteggiando bene anche il carattere dei personaggi principali della vicenda.
Come nel caso di Daniel Cohn-Bendit:

“Apolide fino a quattordici anni, è di nazionalità tedesca ed è bilingue. Anche se si schernisce dicendo “non sono un leader, sono un altoparlante” è un animale politico. Ironico, disinvolto, imprevedibile, con uno spiccato gusto per la provocazione, sarà uno dei grandi oratori del movimento del ’68 francese, proprio lui che fino a due anni soffriva di una leggera balbuzie”

Nel libro viene descritto il propagarsi dell’incendio, il suo diventare, come si direbbe oggi, “virale”, estendendosi a qualche milione di persone e il suo successivo spegnimento, nel mese di giugno, quando De Gaulle stravince le elezioni, dopo aver messo fuori legge i principali gruppi di estrema sinistra che avevano guidato la rivolta e fatto evacuare i luoghi in mano ai manifestanti.
Come il teatro Odeon, occupato dagli studenti il 15 maggio del 1968 e sgomberato dalla presenza dei manifestanti il 14 giugno successivo.
“Viene requisito un arsenale- scrive Gobbi, descrivendo l’azione di polizia -: catene di biciclette, bastoni, qualche lacrimogeno, due carabine ad aria compressa. Una folla di giornalisti assiste all’operazione, gli abitanti della piazza applaudono contenti la fine della bagarre che per settimane li ha tenuti svegli; l’unico dispiaciuto è il farmacista: i suoi affari erano cresciuti grazie a un picco delle vendite dei preservativi”.

TAG: Charles de Gaulle, Daniel Cohn-Bendit, Maggio '68, Roberto Gobbi
CAT: Storia

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