La donna che osò tenere testa a Indro Montanelli

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21 Giugno 2020

Non conoscevo l’esistenza di questo filmato e di Elvira Banotti, figura di tostissima femminista attiva negli anni Settanta, di cui è ricomparsa memoria a proposito della dibattuta vicenda relativa al matrimonio di Indro Montanelli con una minorenne abissina, una ragazzina di nome Destà, dal giornalista toscano appellata come “l’animalino docile” che egli comprò dal padre per 350 lire, perché allora “così si usava in Africa” e lì le ragazzine si sposavano a 12 anni.

In questo video, assai circolante in rete in questi giorni, a fronte di un Montanelli tronfio per avere fatto un ottimo acquisto (“era la più bella”, “me la invidiavano tutti”), si erge una Banotti che, forte delle sue origini italo-eritree, con eleganza chiede al giornalista toscano: «In Europa si direbbe che lei ha violentato una bambina di 12 anni, quali differenze crede che esistano di tipo biologico o psicologico in una bambina africana?». Ed ancora: «Come intende i suoi rapporti con le donne, date queste sue affermazioni? In Europa eviterebbe di violentare una bambina. Io ho vissuto in Africa, il vostro era rapporto violento di un colonialista che si impossessa della ragazza di 12 anni. I militari hanno fatto le stesse cose ovunque sono stati vincitori. La storia è piena di queste situazioni». Montanelli, tra la goliardia ed il tentativo di minimizzare, si limita a rispondere: «In Africa si usa così. Lì a 12 anni si sposano». La trasmissione è L’ora della verità, del 1969. Montanelli dice anche che lui, all’epoca dei fatti 26enne, aveva rapporti con una ragazzina che era stata infibulata, e questo rendeva la cosa simile ad uno stupro.

All’epoca dei fatti, il 1969, lo stupro era ancora reato contro la morale ed esisteva il matrimonio riparatore. La Banotti si dimostrava perciò assai avanti rispetto ai suoi tempi, anche se si alcuni portali è riportata la notizia del suo attacco a Niki Vendola e la difesa di Berlusconi nel processo Ruby.

Molti hanno ricordato che Montanelli rese nota una cosa molto diffusa, e cioè l’atteggiamento predatorio del militare occidentale alla conquista dei Paesi del Terzo Mondo. Un colonialismo sessuale, oltre che territoriale.

La Banotti, la cui memoria sta emergendo in questo frangente storico, nel 1970 fondò assieme a Carla Lonzi e a Carla Accardi Rivolta Femminile, uno dei primi gruppi femministi italiani, con le quali redasse il Manifesto di Rivolta Femminile, nel quale si afferma l’importanza di praticare il separatismo, l’autocoscienza e la sorellanza come affermazione dell’identità femminile e della liberazione della donna. La Banotti si batté contro la prostituzione e la riapertura delle case chiuse, nonché contro la pornografia trasmessa dalle emittenti televisive private, dichiarando che: «Gli spot pornografici istigano alla violenza sulle donne, presentano lo stupro come un gioco erotico gradito al sesso femminile». Giornalista e scrittrice, ha lasciato una grande quantità di scritti inediti sulla questione femminile.

Oggi è ricordata oggi per avere detto: «Tutto ciò che fanno o dicono gli uomini non mi interessa più. Non per questione di principio o per risentimento, no… ma non ne traggo alcuno stimolo, alcuna indicazione. Leggo i loro testi e non trovo nulla che mi possa stimolare. Mi rendo conto di aver acquisito – è la grande conquista femminile degli ultimi anni – una certezza, una tranquillità, una conoscenza di me stessa che mi permette di non subire più stimoli che provengono dall’esterno, i modelli ideologici in vigore, perché io, di fatto, sono altrove.»

L’imbrattamento della statua di Montanelli da parte di gruppi femministi ha avuto almeno un merito: far conoscere questa figura di femminista impegnata, ma anche di aprire una riflessione sul dramma delle spose bambine, che secondo le statistiche nel mondo di oggi sono 22 milioni.

Immagine e didascalia sono tratte da Facebook

Il 2020 non finisce di stupire e rivela anche una novità: che lo sguardo femminile sulla storia e le vicende umane sta facendo piazza pulita della millenaria cultura patriarcale che ha dominato il mondo finora. Basti pensare alle polemiche scoppiate in Francia sul finire dell’anno scorso, quando durante la cerimonia di attribuzione del Cesar a Roman Polanski, il regista francese pluripremiato, autore del film “Il soldato e la spia”, un manipolo di femministe assiepate fuori dalla sala ha duramente contestato l’attribuzione del premio ad un uomo reo di essersi macchiato di stupro e pedofilia, perché «non è possibile separare l’uomo dall’artista».

Chi l’ha detto che i geni siano persone di costumi irreprensibili? Chi, che i medici e gli avvocati che vanno a fare turismo sessuale con le minorenni e poi i buoni padri di famiglia non siano vomitevoli anch’essi?

Roman Polanski è stato perdonato da una delle sue vittime, anch’essa minorenne all’epoca dei fatti a lui contestati.

Oggi Destà cosa direbbe del suo sposo Indro?

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CAT: Storia

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