Ottant’anni fa, “l’ora del destino”

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7 Giugno 2020

Ottant’anni fa dal balcone di piazza Venezia a Roma, Benito Mussolini annunciava la dichiarazione di guerra:

Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate!

Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (acclamazioni, grida altissime di. “Guerra! Guerra! “) agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.

L’Italia semianalfabeta avvinta dalle narrazioni e dalle semplificazioni del Duce, l’uomo che aveva sempre ragione, acclamava in maniera entusiastica. Nessuno o quasi prevedeva la catastrofe che quella decisione avrebbe aperto per il nostro Paese. Un fine osservatore come Piero Calamandrei, però, ci aveva visto più lontano preveggendo in quell’atto la fine del fascismo: «L’infamia è enorme. Da oggi, qualunque cosa accada, il fascismo è finito».

Lo storico Giovanni De Luna analizza le caratteristiche di una narrazione che si mantiene inalterata nel tempo: la tendenza a semplificare tutto; l’utilizzo degli slogan; il culto del capo; la seduttività della menzogna; il calcolo cinico e opportunistico rispetto alla coerenza e alla dignità; il delirio di onnipotenza.

E ci ricorda che quelle piazze, così lontane nel tempo, oggi ci ammoniscono sui rischi dei “pieni poteri”, dei nemici immaginari contro i quali rivolgere la propria violenza, della perdita di misura che smarrisce per strada le regole della democrazia.

 

 

 

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CAT: Storia

Un commento

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  1. alesparis69 4 settimane fa
    Oggi basterebbe un tweet
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