Una piazza da intitolare a Norma Cossetto, vittima innocente delle foibe

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30 Novembre 2020

L’Enciclopedia delle donne apre la descrizione di Norma Cossetto con queste parole:

Norma Cossetto, studentessa universitaria istriana, torturata, violentata e gettata in una foiba. È stata uccisa dai partigiani di Josip Broz, meglio conosciuto come Maresciallo Tito, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Le foibe sono voragini rocciose a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua, tipiche della zona carsica.
La sua storia è emblematica dei drammi e delle sofferenze delle donne dell’Istria e della Venezia Giulia negli anni dal 1943 al 1945. Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali.

È da un po’ di tempo che, quando scrivo articoli storici, leggo dai commenti che mi si vorrebbe attribuire una lettura tendenziosa degli avvenimenti o mi si vorrebbe affibbiare una collocazione politica, così come è avvenuto nel mio recente articolo sul dramma dell’esodo istriano.

Poiché le polemiche sterili non mi sono mai interessate e ho sinceramente ben altro da fare, a scanso di ogni equivoco e per chiuderla qui, come spero, dirò a chi gentilmente e anche poco gentilmente commenta (spero comunque dopo aver letto approfonditamente l’articolo), che per me Destra e Sinistra pari sono. Basta vedere quello che hanno prodotto nella Storia. Io mi pongo oltre, nello spirito dell’indagine socratica, che riflette criticamente sulla realtà, che comprende il senso del proprio e dell’altrui limite, che non è mai soddisfatta delle risposte che si è data.

Chi vuole dare una lettura ideologica degli avvenimenti che io descrivo è libero di farlo. Anche celandosi dietro improponibili nick. Ma come sono liberi loro, io sono libera di fare ricerca storica, un esercizio che pratico ormai da una vita.

Dunque, detto questo, mi trovo anche oggi a parlare del dramma degli esuli istriani ed a parlarvi di questa donna, brutalizzata e poi uccisa dai comunisti che, come ripeto, in Istria non sono per niente amati, tanto da essere paragonati ai satanisti (basta leggere i commenti sui gruppi e le pagine facebook dedicate all’Istria). C’è ancora molto da scoprire su questa storia che a qualcuno crea ancora imbarazzo. E c’è da dipanare anche alcune mistificazioni che ruotano intorno alla storia dell’Istria.

In occasione del centenario della nascita di Norma Cossetto molti comuni della provincia di Parma hanno convenuto di intitolare una piazza alla sua memoria. La notizia è uscita il 23 novembre sulla Gazzetta dell’Emilia.

Nel mese di ottobre 2020 la proposta di intitolare un luogo a Norma Cossetto è venuta anche dal comune di Saluzzo.

Nel corso dell’anno in vari comuni d’Italia si sono avute manifestazioni in onore di Norma Cossetto, martire italiana.

Norma Cossetto era figlia di proprietari terrieri benestanti. Era una brillante studentessa di Lettere dell’Università di Padova. Nel 1941 Norma ottiene alcuni incarichi di supplenza e nel 1943 comincia a girare in bicicletta il territorio dell’Istria accogliendo materiale per la sua tesi di laurea, intitolata L’Istria rossa e dedicata allo studio del territorio istriano ricco di bauxite. Norma pratica sport, parla bene il francese e il tedesco, suona il pianoforte ed ama l’arte. Fidanzata con un incursore dei mezzi d’assalto della Regia Marina, Norma è una ragazza ben inserita nel contesto sociale in cui vive. Sempre nel ‘43 la sua famiglia è costretta lasciare la casa di Visinada dopo aver ricevuto minacce dai partigiani titini. Il padre si trasferisce per un breve periodo a Trieste. Gli zii Giovanni ed Emanuele, fratelli del padre, vengono arrestati e subito condotti a Pisino.

Il 25 settembre un gruppo di partigiani titini irrompe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Norma viene portata via e dopo alcuni giorni le donne fatte prigioniere vengono violentate e seviziate. Tra di loro c’è Norma, che rifiuta ogni collaborazione con il Movimento Popolare di Liberazione. Viene allora portata in una stanza della scuola di Antignana, spogliata, legata ad un tavolo e ripetutamente violentata da diciassette aguzzini. Dopo giorni di sevizie, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943, Norma Cossetto viene gettata nuda nella foiba di Villa Surani, alle pendici del Monte Croce, vicino alla strada che da Antignana porta al villaggio agricolo di Montreo. “Ad assassinarla non furono partigiani slavi, ma degli italiani”, è scritto su Bellunopress, mentre da un’altra fonte si legge che Norma Cossetto  fu “catturata e imprigionata dai partigiani slavi”.

Giacomo Scotti, in “Dossier foibe” (2005) sostiene che i veri responsabili dell’omicidio di Norma Cossetto non furono partigiani jugoslavi, ma «cani sciolti» italiani inquadrati nella Resistenza.

A dicembre i Vigili del Fuoco di Pola ne recuperano il cadavere martoriato: ha ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate, un pezzo di legno conficcato nei genitali. Un caso di femminicidio in piena regola. Viene sepolta nel cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei vengono arrestati e obbligati a passare l’ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma della giovane donna. Tre di loro impazziscono nel corso della notte. Il giorno dopo vengono fucilati dai tedeschi.

Per quanto riguarda i presunti legami col fascismo, l’Enciclopedia delle Donne precisa:

La vita e soprattutto la morte di Norma – o meglio le ragioni delle violenze subite e della sua uccisione – continuano tuttavia a essere oggetto di interpretazione politica, in particolare il suo presunto legame diretto con il fascismo. Ricerche d’archivio avvalorano di contro la tesi che Norma ha sempre dimostrato un totale disinteresse per la politica. Norma, come molte altre centinaia di donne e uomini infoibati, è stata uccisa perché colpevole di abitare un’area geografica oggi divisa tra Italia, Slovenia e Croazia. In questo senso, la figura di Norma e la sua rilevanza storica si devono leggere storicamente e politicamente perché questa giovane donna è una delle tante vittime dell’etnicidio che nel 1943 e nel 1945 ha sconvolto queste aree di confine.

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CAT: Storia

2 Commenti

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  1. alding 6 mesi fa

    Non c’è alcuna motivazione ragionevole ad assassinii come questo e come molti altri. Né destra, né sinistra, né alcuna altra motivazione. La vita è sacra, sempre e comunque. Complimenti Lucia!

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  2. giovanni-gualtiero 6 mesi fa

    un articolo vergognoso..

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