La sfiga di essere musulmani nell’Europa di oggi e di domani

23 Luglio 2016

David Ali Sonboly, identificato come responsabile della terribile strage che ha insanguinato Monaco di Baviera, aveva turbe psichiche. Secondo la polizia tedesca, si ispirava a Breivik, leggeva libri sul perché gli studenti americani commettono stragi, aveva un profilo da adolescente vessato dai compagni di classe, ed era incapace di reggere quelle dinamiche. Insomma, era un adolescente disturbato: quanto gravemente, purtroppo, lo ha saputo il mondo la sera di Venerdì 22 luglio giorno della strage che, a quanto pare, David Ali preparava e premeditava da un po’. Pare poi che odiasse in particolare i turchi, tanto da dedicare loro un insulto ad hoc prima di aprire fuoco, e – tragica ironia della sorte – proprio tre giovani turchi sono caduti sotto i colpi della sua pistola.

La polizia tedesca ha tenuto a precisare, una volta verificate le condizioni generali, che non ci sono elementi per rintracciare alcun legame, neanche “sentimentale” o ideale, con gli attentati in qualche modo ispirati a o rivendicati da Daesh. Peraltro, qualsiasi richiamo allo Stato Islamico sarebbe quantomeno dissonante con l’origine familiare di Sonoboly, che era figlio di iraniani “perfettamente integrati” e cioè, con ogni probabilità, di musulmani sciiti, che sono il “grande nemico” dello stato islamico e il principale target di attacchi politici e terroristici messi in campo dalla strategia di Daesh.

Eppure, il riflesso condizionato è partito subito. Scoperta l’origine iraniana del giovane pluriassassino morto suicida dopo aver compiuto la strage, è venuto naturale a molti, attorno a noi, di voler in ogni caso stabilire un legame tra l’origine nazionale di Davi Ali e i fatti gravissimi e drammatici da lui realizzati. Naturalmente, l’origine nazionale in questo caso implicava, direttamente, un’appartenenza religiosa di cui, invero, nulla sappiamo e anzi sappiamo che per gli inquirenti le prime risultanze attribuiscono ad esse nessuna rilevanza, per spiegare quanto successo. Eppure il riflesso condizionato, appunto, scatta, a vari livelli: in chi vuole perorare la causa di una lotta all’islamizzazione dell’Europa, in chi è genuinamente preoccupato per i destini dell’Europa incapace di gestire i processi migratori in particolare quando si tratti di immigrati musulmani, in chi dovrebbe – per mestiere – stare ai fatti e invece ha tanta voglia che i fatti stiano alle sue opinioni. Questo non significa che le comunità islamiche dell’Europa e del mondo non debbano fare seriamente la loro parte contro la mentalità e la pratica terroristica. E che non si debba essere esigenti con loro, e con tutti, nella necessità di combattere alla radice questo cancro. Per combatterlo alla radice, tutavia, non sarebbe male che le democrazie occidentali facessero scelte di coraggio lungimiranti anche sulle reti di finanziamento all’interno delle quali stanno. Fare accordi bilionari con l’Arabia Saudita, ad esempio, non rende particolarmente credibili nella lotta al terrorismo di matrice islamica, diciamo.

E insomma, tra richieste di dissociazioni di massa rivolte a tutti i musulmani d’Europa, e arzigogolate spiegazioni che anche la strage di Monaco in fondo era un problema a matrice islamica e incoerenze assortite, ci avviamo verso un futuro abbastanza complicato. Ma più del nostro, se l’aria che tira continua a essere questa, sarà duro il futuro dei musulmani residenti o cittadini dell’Europa. La stessa professione di fede islamica rischia di diventare un indizio di colpevolezza quantomeno culturale tanto che, appunto, a loro si chiede di dissociarsi e, in quel modo, di provare la propria estraneità dalla pratica o dalla cultura del terrore. Negli stati di diritto, vale la pena di ricordarlo sommessamente, spetta a chi accusa di provare la colpevolezza. Il contrario capita invece negli stati totalitari, che aspirano a diventarlo, o che non sono mai stati contaminati dalle culture razionaliste e illuministe. Il contrario capita ad esempio in Afghanistan: dove proprio oggi lo Stato Islamico ha rivendicato l’uccisione di 80 persone. Erano tutti musulmani anche i morti. Tanto per dire.

 

TAG: islam, terrorismo
CAT: Terrorismo

2 Commenti

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  1. silvia-bianchi 4 anni fa

    Forse il problema è che la nostra mente, per tollerare la paura, ha bisogno di identificarne la sorgente in modo univoco: così può illudersi di riuscire a eliminarla… non c’è nulla di più angosciante che immaginare di poter essere vittime di un attentato realizzato da uno psicopatico qualunque, in un luogo qualunque, senza alcun motivo. Al momento la statistica ci dice che “la maggior parte degli attentatori è islamica” e noi, da bravi tacchini induttivisti, ne deduciamo che “gli attentatori sono islamici”… e da qui a “tutti gli islamici sono potenziali attentatori” il passo è breve, purtroppo

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    1. umbertob 4 anni fa

      La sorgente è già identificata in modo univoco, un singolo caso isolato non modifica l’assunto di base anzi conferma la regola della matrice islamica

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