I negazionisti e quell’atavico vizio italico di fare “ammuina”

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22 Marzo 2021

Dicono che il Covid non esiste perché “non conosco nessuno che sia morto di Covid”. E allora, il 20 marzo, un esercito di negazionisti, si riversa nella centrale Piazza Castello a Torino per ribadire il concetto: “Giustizia libertà respirare verità”.

Tra i manifestanti, molti si collocano su posizioni di estrema destra o nell’area anarchica, in breve, si tratta di persone che non saprebbero esprimere un concetto in un italiano accettabile. Ed ora gridano al complotto o forse, peggio, credono che tutti gli ammalati nelle terapie intensive o che le persone morte in completa solitudine siano state assoldate dai poteri forti per mettere in atto una sceneggiata di proporzioni planetarie.

E che l’orizzonte del loro “ragionamento” sia molto ristretto lo prova la loro affermazione: “Nessuno è morto o si è ammalato tra i miei parenti ed amici”. Un popolo di manifestanti con spaventosi problemi di analfabetismo emotivo e con spaventose lacune di coscienza critica che si mette a manifestare per battaglie inesistenti, in quanto prive di qualunque tipo di logica o quanto meno di un ideale al quale sacrificare le numerose multe che sono fioccate a fine giornata per violazione della normativa anti-Covid e manifestazione non autorizzata.

Insomma, il dramma planetario del Covid, invece di rappresentare una lucida presa di coscienza sulla condizione umana, per molti ha acuito quella superficialità di pensiero e quella tendenza a minimizzare tutto che si è pienamente espressa nel folklore di una giornata di protesta.

Quella atavica tendenza italica a protestare perché non va mai bene niente aveva dato il meglio di sé nel 2019, durante lunghi mesi percorsi da ogni genere di protesta di piazza. Come se ognuno volesse sentirsi al centro dell’universo e lasciare una traccia di sé nella storia attraverso una piazzata di qualsiasi tipo. Poi è arrivato il Covid che ci ha costretto tutti a stare dentro casa. E poi dopo sono arrivate le cantate e le suonate dai balconi al grido di “Andrà tutto bene”, quando poi invece è andato tutto in mona. E poi i discorsi di mezzanotte sulle reti nazionali, per ribadire il concetto che il virus si diffondeva (e continua a diffondersi) alla velocità della luce. E l’affanno di un mondo nel quale alla crisi sanitaria si unisce una crisi economica che ha messo in ginocchio intere categorie di lavoratori, paesi e città.

Chissà che qualche libro in più o un po’ di didattica, in presenza o in distanza, non faccia bene per contrastare un virus micidiale che si aggira nelle piazze: quello dell’ignoranza.

 

La storia dei #negazionisti è il triste epilogo di società sempre + povere di senso dove persone che ne sono alla disperata ricerca trovano rifugio in “sette terrapiattiste”che offrono risposte sbagliate ma confortevoli alla complessità del reale #COVID__19 (Leonardo BECCHETTI)

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CAT: Torino

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