I venti anni del Museo del Cinema di Torino e qualche riflessione

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12 Luglio 2020

Tra le cose più belle che, paradossalmente, il lockdown ci ha fatto riscoprire, c’è il cinema. La dimensione di sogno che esprime ed il piacere delle poltroncine e del maxi schermo delle sale cinematografiche. In molti, un po’ per cercare un diversivo, un po’ per supplire alla mancanza di accesso alle sale, hanno cominciato a farsi una cultura cinematografica ed anche il consumo di Netflix è aumentato soprattutto tra i più giovani.

È senz’altro un bene che il ministro Franceschini abbia deciso di stanziare altri 22 milioni per il cinema, in modo da supplire ai mancati incassi da biglietteria delle sale e da sostenere la programmazione all’aperto.

La nostra speranza è che il lungo tempo per riflettere nell’isolamento abbia stimolato la creatività di sceneggiatori e registi, in modo da poter vivere, dopo il periodo di transizione che stiamo attraversando, una stagione di cinema d’autore come non ne vediamo da diverso tempo, all’impronta dell’alta qualità: della scrittura delle storie, della regia e della recitazione. Perché, come ha giustamente affermato il direttore del Museo del Cinema di Torino, Alberto Barbera, sarà la Cultura a traghettarci oltre la crisi provocata da Coronavirus.

Anche perché l’impressione è che da un po’ di tempo la fantasia nel raccontare qualcosa di nuovo e di originale difetti un po’ e che dobbiamo rivolgerci sempre più spesso al cinema d’importazione per avere un po’ più di qualità. Giusto per andare al di là della filosofia dei cinepanettoni e trovare un prodotto artistico che sappia raccontare in modo magistrale questi ed altri tempi.

Certamente nell’auspicabile risveglio che si attende da più parti un ruolo importante sarà giocato dalle Film Commission regionali, che da almeno vent’anni svolgono l’encomiabile lavoro di sostenere le produzioni, formare professionalità e catturare l’interesse dei turisti verso i luoghi narrati (dando il via al fenomeno del “cineturismo” raccontato per la prima volta da Michelangelo Messina, direttore artistico dell’Ischia Film Festival).

È dunque un segnale positivo per il risveglio auspicato che proprio in questi giorni si celebri il ventennale della nascita del Museo del Cinema di Torino, con rievocazioni, incontri ed un concorso cinematografico che vede in lizza 576 titoli, suddivisi in 14 categorie per un totale di oltre mille film che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale. Il Museo è frutto dell’ostinata passione di una donna, un’intellettuale, Maria Adriana Prolo (1901-1991), figlia della buona borghesia torinese, scrittrice, violinista, bibliotecaria presso la Biblioteca Reale di Torino e collezionista di materiali relativi al cinema della sua regione. La sua opera cominciò nel 1941. Nel 1953 si costituì l’Associazione Museo del cinema, di cui la Prolo diventava la presidente. Nel 1958 veniva inaugurata la sede del Museo a Palazzo Chiablese e nel 1960 vi era il riconoscimento come Museo di Stato. Negli anni Ottanta l’intera struttura veniva dislocata altrove per ragioni di sicurezza e nel 1995, in occasione del centenario della nascita del cinema, tutto l’allestimento veniva trasferito nella Mole Antonelliana, il monumento simbolo della città di Torino, cioè nell’edificio più affascinante del capoluogo piemontese.

Maria Adriana Prolo, fondatrice del Museo del Cinema di Torino

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