Il manifesto culturale delle tre dottoresse della Normale di Pisa

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23 Luglio 2021

Un discorso a sei mani che andrebbe incorniciato e fatto leggere e meditare in tutte le scuole e le Università italiane. Una lectio magistralis che non proviene dal mondo dei professori universitari o da qualche rettore, ma da tre giovani neolaureate alla Scuola Normale di Pisa. Si chiamano Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia Grossi, hanno dei curriculum favolosi e delle esperienze di respiro internazionale. Il loro discorso di 15 minuti è già diventato virale sui social, pertanto non ve lo ripropongo qui. Semmai, provo a sintetizzarlo. Le tre dottoresse hanno parlato di:

1)     Trasformazione dell’Università in azienda, in cui l’indirizzo della ricerca scientifica segue la logica del profitto ed in cui la divisione del lavoro scientifico è orientata a una produzione standardizzata, misurata in termini puramente quantitativi;

2)    Lo scarso investimento italiano nella ricerca e nell’istruzione (solo lo 0,3% del PIL nazionale è impiegato in questo settore a fronte dello 0,7 della media europea;

3)    Il precariato infinito dei ricercatori universitari e il 91% degli assegnisti che si vedrà escluso dal mondo dell’Università;

4)    Il divario di genere, ancora più evidente al Sud Italia (con dati alla mano snocciolati durante l’intervento);

5)    La rincorsa alla competitività e alla produttività, principi che spesso si traducono nella retorica del merito e del talento come alibi per generare una competizione malsana e deresponsabilizzare il corpo docente.

Un discorso chiaro, lucido, emozionato ed emozionante, notevole per la profondità di analisi (i dettagli del discorso li potete trovare qui) valido certamente per l’Università, ma valido anche per il sistema scolastico, schiacciato dal dictat neoliberista e dunque asservito alle logiche di mercato, teso non a formare teste pensanti, ma tecnici e burocrati proni alle direttive del potere politico ed economico-finanziario, legati fra di loro da un intreccio perverso.

Ed ecco che ti viene voglia di abbracciare queste tre giovani donne che, con le loro parole pacate ma dirette, ci ricordano che nonostante tutto il male che in questi anni si è fatto all’istruzione e alla ricerca, il coraggio di pensare e di fare critica non è venuto meno, anzi.

La denuncia che proviene da queste tre giovani non riguarda solo la Normale, ma un intero sistema che, nel tempo, è stato sempre più destrutturato e privato delle sue autentiche finalità. Con buona pace di tutti quei burocrati che si riempiono la bocca di parole come “merito” ed “eccellenza”. Quella retorica dell’eccellenza che non fa altro che amplificare la sindrome dell’impostore, che fa dire a chi non ce la fa a entrare o a completare un percorso che, in fondo, è solo colpa sua.

In queste ore, Virginia Magnaghi ha scritto sul suo profilo facebook: «Abbiamo scritto il nostro testo in dieci, su per giù, e abbiamo provato a metterci tutti i nostri pensieri, buttandoli giù, ordinandoli, sistemandoli, riscrivendoli per l’ennesima volta. Non ci aspettavamo l’eco di questi giorni, ma soprattutto non ci aspettavamo il numero incredibile di storie che ci sono arrivate: a volte incoraggianti, a volte commoventi, a volte dolorose. Noi siamo solo pochi fortunati, che hanno avuto un palco privilegiato, ma le voci sono molte di più. Continuiamo a parlarne!

Qui il discorso delle tre dottoresse

La foto di copertina è de La Nazione (Virginia Magnaghi durante il suo discorso)

TAG:
CAT: università

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