La ricerca in Italia, spiegata dai ricercatori

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12 Gennaio 2015

E’ uscito da qualche giorno un bellissimo editoriale su Angewandte Chemie [1], la Bibbia per chi fa ricerca in campo chimico, scritto da Roberta Sessoli [2], professoressa associata presso l’Università di Firenze. Il tema è, neanche a dirlo, lo stato della ricerca in Italia, argomento che viene affrontato in maniera molto pacata, senza iperbolismi o pianti greci ed anzi con un approccio squisitamente scientifico, che la dottoressa Sessoli usa per snocciolare problemi e criticità del sistema universitario italiano per poi analizzare anche gli aspetti positivi del nostro mondo accademico.

Il titolo, “Italian Research at a turning point: an Opportunity that cannot be missed” è già di per sé propositivo, e Sessoli sottolinea come, a fronte di minori investimenti pubblici in ricerca, i nostri laboratori chimici siano competitivi con quelli piú blasonati della Germania in quanto a produttività scientifica.

Non vengono risparmiate critiche a viso aperto, come l’appellativo di “animali non migratori” ai ricercatori nostrani, i quali preferiscono aspettare per anni il cadavere del barone lungo il fiume del dipartimento anziché acquisire esperienze internazionali. Qui a dire il vero entrano in gioco fattori non secondari, quali

 

1. la scarsità di fondi per rendere indipendenti i giovani ricercatori;

2. l’atteggiamento refrattario dei coniugi a trasferirsi all’estero;

3. la maggior facilità delle assunzioni interne.

 

Insomma, l’editoriale di Sessoli rappresenta un ottimo esempio di come sia possibile fare un giornalismo pacato e obiettivo sulla ricerca in Italia senza scadere nella solita lamentela di chi non sa guardare piú in là del proprio ombelico, o forse ha interesse a non farlo. Ovviamente, proprio per queste caratteristiche, l’editoriale di un’italiana su una rivista cosí prestigiosa non ha ancora raccolto l’interesse dei nostri affezionati al sensazionalismo, dato che non ce n’è traccia sulle testate nazionali.

Il mio augurio è che il suo appello sia invece raccolto dal Governo, che dovrebbe lanciare al piú presto una consultazione pubblica sulla falsariga di quanto già fatto per la scuola dell’obbligo. Il “turning point” menzionato dalla Prof. Sessoli va colto ora che i baroni storici stanno andando in pensione in massa, per non lasciare interi gruppi di ricerca privi di una leadership. Queste sono le battaglie culturali che i nostri giornali dovrebbero portare avanti, anziché il solito falso nichilismo esterofilo.  

 

[1] http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/anie.201410490/pdf

[2] http://www.lamm.unifi.it/STAFF/roberta_sessoli.html

 

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CAT: università

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