Vincesko
BIO

Ultimi commenti

Pubblicato il 19/02/2019

in: Le mamme e i papà possono cambiare il mondo. Parla l’economista Zilibotti

Nell’educazione va insegnata anche la… “propensione al rischio”. Qui un mio commento sulla relazione tra propensione al rischio e… scelta del corso di studio. 11DIC2010 Gli investimenti ai tempi della crisi. Provo a fare alcune considerazioni da non esperto. 1. In ‘Tecnica bancaria’, il tema della propensione al rischio assume, si sa, una notevole importanza, poiché da [...] esso dipende grandemente, appunto, il tipo d’investimenti: la scelta tra le forme d’investimento (tra un deposito bancario, un fondo azionario piuttosto che obbligazionario o addirittura in venture capital) è strettamente correlato sì al livello del tasso di rendimento, ma – a ben vedere – soprattutto al grado di propensione al rischio, perché i tassi di rendimento più elevati incorporano un livello di rischiosità maggiore. 2. Gli istituti finanziari e gli enti di ricerca si limitano, attraverso appositi studi statistici (sondaggi, distribuzione di questionari, interviste mirate), a fotografare il fenomeno. 3. Ma, in linea teorica, sarebbe possibile influenzare la variabile ‘propensione al rischio’? La domanda che ne consegue è quindi: da che cosa dipende il livello di propensione al rischio? Ecco 4 link, che danno una risposta parziale a questo quesito, da angolature diverse e complementari. “Avversione (e propensione) al rischio” http://it.wikipedia.org/wiki/Avversione_al_rischio “Stress e propensione al rischio: le differenze fra i sessi” http://brainfactor.it/index.php?option=com_content&view=article&id=196:stress-e-propensione-al-rischio-le-differenze-fra-i-sessi&catid=23:psicologia-sociale&Itemid=3 “Il testosterone e la propensione al rischio del trader” http://www.investireinformati.com/approfondimenti/il-testosterone-e-la-propensione-al-rischio-del-trader/ “Su ‘Mente & Cervello’ di Gennaio, un articolo di Valentina Murelli sulle “caratteristiche imprenditoriali” riporta che, secondo uno studio pubblicato su “Nature”, alcuni ricercatori della Cambridge University, guidati da Barbara Sahakian, hanno sottoposto 16 imprenditori e 17 manager a test neurocognitivi per valutare le loro abilità decisionali ed hanno scoperto la sostanziale differenza che c’è tra un imprenditore, che guida la propria azienda, e un manager, che gestisce quella di altri: la propensione a correre rischi. Nei vari test, gli imprenditori si sono rivelati più propensi ad assumere rischi, inoltre, hanno dimostrato anche maggiore impulsività e flessibilità cognitiva superiore. Insomma, le caratteristiche del bravo imprenditore sono la “propensione al rischio e l’impulsività”. http://marketing-vendite.blogspot.com/2009/02/propensione-al-rischio-e-impulsivita-le.html 4. Pare potersene ricavare la conferma, anche in questo caso, che il livello di propensione al rischio abbia due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e l’educazione ricevuta. Che poi determinano o almeno concorrono a determinare le scelte future, anche, ad esempio, sulla scelta del corso di studi o sul tipo di lavoro. 5. L’Italia è caraterizzata e nota in Europa e forse nel mondo per l’altissimo numero di partite IVA (mi pare in totale 4 milioni), il che – al netto però del peso rilevante del lavoro autonomo, compreso quello che è tale solo formalmente – attesterebbe una notevole diffusione dello spirito imprenditoriale. Anche al Sud c’è un numero elevato di partite IVA. Ciononostante, il Politecnico di Torino – che fa anche da incubatore di nuove imprese, mettendo a disposizione il frutto delle sue ricerche – pare riesca ad attivare molte più start-up della facoltà d’Ingegneria dell’Università “Federico II” di Napoli, anche per mancanza – diciamo così – di materia prima imprenditoriale. 6. Io sono stato, nella mia vita lavorativa, sia lavoratore dipendente, sia imprenditore, sia lavoratore autonomo. Beh, posso assicurare che, avendo una propensione al rischio bassa, credo determinata soprattutto dall’educazione, quando sono stato costretto a mutarmi in imprenditore, ho penato moltissimo ed ho impiegato diversi anni per adattarmi, ma mai del tutto. 7. Ho capito, quindi, per esperienza empirica diretta, che, al netto del carattere, vale a dire del fattore innato, l’educazione (che è l’insegnamento sostenuto, rafforzato dall’esempio) svolge un ruolo fondamentale nel determinare la propensione al rischio: che è materia prima indispensabile sia per creare un’impresa, sia per scalare una montagna, sia per passeggiare di sera in un quartiere malfamato di Napoli, sia per diventare un condottiero, sia per creare e dirigere (e contendere la leadership di) – persino in Italia – un partito nuovo, sia per decidere il proprio portafoglio titoli. http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/12/11/dopo-la-crisi-torna-la-proverbiale-prudenza-dei-risparmiatori-italiani/

Altro Chiudi
Pubblicato il 19/02/2019

in: Le mamme e i papà possono cambiare il mondo. Parla l’economista Zilibotti

Fascia d’età critica. Il periodo fondamentale è dalla gravidanza a 3 anni! E’ in questo lasso di tempo che si formano le sinapsi, che legano i neuroni, ma esse si fissano a condizione che vengano utilizzate/stimolate dall’educazione. Riporto il passo scritto da Valerio_38, che lo spiega bene: Le moderne neuroscienze hanno dimostrato che la nostra specie è [...] affetta da una eccezionale neotenia, cosicché il cervello di un bambino appena nato è ancora immaturo. Possiede già l’intero patrimonio di neuroni (circa cento miliardi), ma tutti quei neuroni sono pressoché privi di collegamenti fra di loro. Lo sviluppo dei collegamenti (assoni e sinapsi) avviene gradualmente nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza, in parallelo alla vita fuori dall’utero. I collegamenti (in media circa diecimila per ciascun neurone) sembra si sviluppino per caso ma si stabilizzino (si fissino) soltanto se vengono “utilizzati” (gli altri si atrofizzano). Questa plasticità del cervello infantile e adolescente è la ragione che rende così importante l’istruzione dei giovani fin dalla prima infanzia. L’istruzione determina quali sinapsi si fisseranno e quali no. ed una mia integrazione: Ho letto con interesse il tuo commento del 9.5 23:05 (poi gli altri) e l’ho condiviso interamente tranne in due punti: 1) laddove tu scrivi “Questa plasticità del cervello infantile e adolescente è la ragione che rende così importante l’istruzione dei giovani fin dalla prima infanzia”; e quando affermi: “Ma la distribuzione di queste differenze non dipende dalle latitudini, dipende dalla storia”. Non dalla storia, ma dall’educazione, appunto, che deve cominciare già durante la gravidanza. http://vincesko.blogspot.com/2015/03/questione-femminile-questione.html

Altro Chiudi
Pubblicato il 15/02/2019

in: Cozzolino: «Senza l’Unione Europea il nostro Mezzogiorno morirebbe»

Non conosco i dati, ma se dovessi inferire dalla mia piccola esperienza di cittadino napoletano un giudizio sulla burocrazia comunale sarei molto severo. Il Comune è privo di soldi, ma il pesce puzza dalla testa, e il cittadino napoletano (e meridionale in generale) e in particolare l’impiegato pubblico s'accorge subito se il capo è un [...] padre severo o una mamma lassista. L’attuale sindaco, come la precedente – Russo Iervolino - e il Bassolino della sua seconda sindacatura, è una mamma permalosa, inefficiente e lassista. Una iattura per Napoli (e il Sud). Va anche però detto che sono 40 anni, segnatamente con l’andata al governo della Lega Nord, cioè negli ultimi 20 anni, che il basso tasso di attività, in particolare femminile, la contrazione degli investimenti pubblici, la dotazione infrastrutturale insufficiente, il taglio dei finanziamenti pubblici per la coesione territoriale (stornati al Nord) penalizzano il Mezzogiorno accrescendo il divario con il Centro-Nord.

Altro Chiudi
Pubblicato il 15/02/2019

in: Burattini chi? Chiedete tutti scusa - La punta dell’iceberg degli insulti

Io aborro i due contaballe incapaci Di Maio e Salvini, ma sono un patriota (di sinistra). In questo articolo non c'è la benché minima consapevolezza del complesso di superiorità degli Europei del Nord (in particolare l'Olanda) verso noi reprobi del Sud Europa. E del progetto egemonico franco-tedesco (più francese che tedesco) sull'Italia; e questo lo [...] sostiene, non un leghista sovranista, ma un rappresentante dell'establishment come l'ex direttore del "Sole 24 ore" Roberto Napoletano, nel suo ultimo libro. Come ho ampiamente spiegato e riportato nel mio https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.

Altro Chiudi
CARICAMENTO...