Diciotto anni fa ci lasciava Fabrizio De Andrè: cinque canzoni per celebrarlo

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11 gennaio 2017

Diciotto anni fa ci lasciava Fabrizio De André, poeta, cantautore, che ha sempre occupato nella memoria di molti, se non di tutti, un posto speciale. La ricca produzione discografica di De André abbraccia un periodo lungo quarant’anni di carriera. Citato e cantato da chiunque, il cantautore genovese ha stravolto i canoni delle canzonette italiane raccontando con intelligenza e ironia gli ultimi, le anime perse, non solo l’amore e i sentimenti tanto cari a chi fa della musica il proprio mestiere. Non ci resta che celebrarlo riascoltando alcune delle sue più grandi canzoni.

  • Il fannullone/Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, 1963. È il terzo 45 giri di Fabrizio De André. Il pezzo Carlo Martello scritto da Paolo Villaggio in un linguaggio volutamente aulico, sottolineato da una musica buffamente solenne, dà un tocco di colore e di “rustica vitalità” alla tradizione medievale e cristiana fatta di crociate, onore e “cavalleria”, narrando le vicende di Carlo Martello, che tornando vittorioso dalle gloriose gesta belliche contro i Mori non trova di meglio da fare che comportarsi da perfetto maschio cialtrone con una povera ragazza del popolo per soddisfare i suoi appetiti sessuali.

  • La collina, 1971. Il brano appartiene a Non al denaro non all’amore né al cielo, il quinto album registrato in studio dal cantautore. In un’intervista di Fernanda Pivano De Andrè afferma: «Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo».

  • Amico Fragile, 1974. Il brano appartiene a Volume 8 (1975), ottavo album registrato in studio. La pubblicazione dell’album era stata anticipata dal 45 giri La cattiva strada/Amico fragile, datato novembre 1974. «La canzone più importante che abbia mai scritto è forse “Amico fragile”, sicuramente quella che più mi appartiene. È un pezzo della mia vita: ho raccontato un artista che sa di essere utile agli altri, eppure fallisce il suo compito quando la gente non si rende più conto di avere bisogno degli artisti», disse De André in un’intervista.

  • Rimini, 1978. Il pezzo apre l’omonimo album, in collaborazione con Massimo Bubola, coautore di tutti i brani. È la storia di Teresa, figlia di un droghiere. La canzone affronta, non solo il tema dell’aborto, ma anche quello di una gioventù di provincia romagnola che viveva di turismo e di amori che duravano solo un’estate. Teresa sogna, nel tempo e nello spazio.

  • Prinçesa, 1996. Il pezzo appartiene a Anime salve, tredicesimo e ultimo album dell’artista, frutto di un lavoro a quattro mani con il collega e concittadino Ivano Fossati. Il brano trae spunto dall’omonimo libro autobiografico di Fernanda Farias de Albuquerque, scritto con l’ex brigatista romano Maurizio Iannelli, in cui viene narrata la storia della transessuale brasiliana Fernandinho, nata maschio, che abbandona l’infanzia contadina per seguire il suo desiderio di femminilità, trasferendosi in città per farsi operare e correggere chirurgicamente quello che considera un errore della natura, diventare finalmente donna e, citando il testo della canzone, correre “all’incanto dei desideri”.

TAG: De André, Fabrizio De André, musica italiana
CAT: Musica

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