Il sale di Pirano, oro bianco della Slovenia

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5 maggio 2016

Maja Slivnjak è responsabile ufficio stampa dell’Ente per il Turismo Sloveno in Italia. Il post è sponsorizzato da:

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Poche cose sulla Terra sono importanti come il sale. Se scomparisse tutto l’oro, il petrolio o i diamanti del mondo la vita bene o male continuerebbe, ma senza il sale molti organismi se la vedrebbero brutta. Inclusi gli esseri umani, che hanno bisogno del sale per vivere. Ecco perché per millenni le comunità e i popoli impegnati nella produzione e nel commercio di sale hanno goduto di ricchezza e prestigio: dai mercanti berberi che attraversavano il Sahara per vendere il sale ai regni africani (ottenendo in cambio oro in gran quantità), a città mitteleuropee come Salisburgo, chiamata così dalle sue miniere di sale.

Un esempio interessante: in età romana il sale era così prezioso che i soldati ricevevano una parte del loro stipendio proprio in cloruro di sodio (così i chimici chiamano il sale, alias NaCl). Non a caso l’etimologia di salario deriva proprio dalla parola sale… Il naturalista e filosofo Plinio il Vecchio sosteneva addirittura che non fosse «possibile concepire una vita civilizzata senza la produzione e l’uso del sale».

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Sale di Pirano (foto: Nea Culpa, fonte: Slovenia.info)

In Slovenia abbiamo la fortuna di avere sale di ottima qualità, famoso in tutto il mondo. È il sale di Pirano, pittoresca cittadina sull’Adriatico dove ho sempre la sensazione che tempo si sia fermato. Grazie alla sua particolare composizione minerale (non chiedetemi i dettagli) e ai suoi microelementi, il sale di Pirano fa bene alla salute, è salato ma non troppo, con un retrogusto dolciastro. Io non me ne intendo granché, ma a detta degli esperti veri il nostro sale “ha un gusto armonico, ricco e pieno, che completa le pietanze”.

È l’ideale a crudo per esaltare insalate e verdura cruda, i carpacci di pesce e altre specialità mediterranee (che a Pirano e dintorni di certo non mancano), così come la carne arrostita. Da questo punto di vista, posso garantire: un mese fa il mio compagno Borut ha preparato del filetto di manzo per tutta la famiglia, e il sale di Pirano si sposava benissimo con la carne!

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Pesci e… sale (foto: Mankica Kranjec; fonte: Slovenia.info)

In effetti l’“oro bianco” della Slovenia viene usato da alcuni tra i migliori chef del mondo, e ha entusiasmato persino l’imperatore del Giappone. D’altra parte se uno vuole proprio stupire i suoi commensali non deve condire le pietanze con il “semplice” sale di Pirano, ma con il fior di sale di Pirano, il non plus ultra del mondo salifero. Soffice e di colore bianco o rosa pallido, sta al sale comune come il Chianti al vino in lattina.

Il sale di Pirano viene prodotto nelle saline di Sicciole: una zona umida di 650 ettari tra il mar Adriatico e l’entroterra istriano, così rilevante dal punto di vista ecologico che nel 2001 la Slovenia l’ha proclamata parco naturale nazionale. Delicato intreccio di ecosistemi marini, di acqua dolce e di terra, Sicciole è la mecca dei birdwatcher, gli appassionati di ornitologia: nel parco sono state avvistate oltre 270 specie di uccelli, e ne nidificano addirittura 90, inclusi pellicani, martin pescatori, gufi e fenicotteri. Perché un numero così alto? Semplicemente, le saline sono scelte dagli uccelli sia per svernare, sia per una breve sosta.

Martin pescatore (foto: Janez Tolar; fonte: Slovenia.info)

In uno scenario così incontaminato non stupisce che si produca un sale di grandissima qualità. Il processo è naturale e non troppo complesso, e si basa sull’evaporazione dell’acqua marina dalle vasche, grazie all’irraggiamento solare. Quello del salinaio è un mestiere artigianale, vecchio di 700 anni, e con un’identità storica da preservare, specie in un mondo sempre più globalizzato. Ecco perché a Sicciole, oltre alle bellezze naturali si può anche visitare il Museo delle saline, un complesso che include la Casa dei salinai e il fondo salifero con il relativo canale per la conduzione dell’acqua marina.

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La casa dei salinai (foto: Jure Kravanja; fonte: Slovenia.info)

Come dicevo prima, il sale di Pirano è usato dagli chef di tutto il mondo. Ma non serve andare in un ristorante stellato per gustare il nostro sale in ottimi piatti. A Pirano, e nelle altre cittadine del Litorale sloveno, come Portorose e Isola, ci sono tanti ristorantini che offrono la tipica cucina istriana. Da provare, per esempio, è il branzino di Pirano al sale; eccellenti poi sono le seppie con biete e polenta, la zuppa di mais (bobiči), le sarde in savor, le cozze alla busare e altri pietanze come la frittata con asparagi selvatici e i fuži con tartufi. Una squisitezza poi è il cioccolato fondente al fior di sale.

Il sale di Pirano però non ha usi soltanto alimentari, ma anche curativi. Infatti il sale si utilizza anche per scrub, massaggi e trattamenti rigeneranti di ogni tipo, mentre l’acqua e i fanghi delle saline sono molto utili nella talassoterapia. Come del maiale, anche del cloruro di sodio non si butta via niente!

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Salinaio (foto: Nea Culpa; fonte: Slovenia.info)

 

In copertina in alto, Saline di Sicciole (foto di Nea Culpa; fonte: Slovenia.info). Maja Slivnjak, autrice dell’articolo, è responsabile ufficio stampa dell’Ente per il Turismo Sloveno in Italia.

TAG: Adriatico, Pirano, Portorose, sale, saline, Slovenia
CAT: Lifestyle, viaggi

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