Centri antiviolenza e il diritto delle donne all’anonimato

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13 settembre 2017

Sono proprio incazzate. Non arrabbiate: incazzate. Ce l’hanno con la Regione Lombardia. Ce l’hanno con gli uomini. Ce l’hanno “con quelle donne che si uniformano alla cattive abitudini maschili”. Sono le donne che operano nei centri antiviolenza della Lombardia. Lì lo stupro è senza colori.  Stuprano gli uomini e i ragazzi italiani. Stuprano gli stranieri. Comunitari ed extracomunitari. Stuprano i lombardi e i siciliani. E quasi tutti sono usi a giustificare il loro diritto ad usare il corpo della donna come gli pare, in ragione di motivazioni che si somigliano. “Hai la minigonna e mi hai provocato”

Sei ubriaca e dunque volevi provarci.” “Sei mia moglie/fidanzata dunque sei obbligata”. E poi ci sono quelli che ritengono di avere una sorta di Ius primae noctis: ti voglio, dunque che tu sia d’accordo o no, devi subire il mio desiderio di possederti.

È anche per questo che molte donne si rivolgono ai centri antiviolenza. Perché  lì  possono portare il loro dolore. La sofferenza unita a un senso di colpa, che non le abbandona mai. È  questa dunque la ragione per cui i centri antiviolenza rigettano la richiesta della Regione di obbligare le donne a dare il loro codice fiscale affinché siano segnalati i casi di violenza presso le autorità. Le donne che si rivolgono a questi centri d’ascolto hanno bisogno di sentirsi capite, accolte, non giudicate.  Hanno bisogno di tempo per decidere cosa fare. Hanno bisogno di sentirsi protette e non esposte.  Ieri in piazza ho raccolto direttamente la loro voce.

Prima di sentirle vi propongo questo video:

“Ci vuole un bel coraggio per picchiare una donna”. Un video realizzato dalla Pem di Eugenio Bollani alcuni mesi fa per il centro antiviolenza di Varese e la Fondazione Felicita Morandi.  Un minuto e mezzo per “capire” la filosofia sottostante a ogni centro che si occupa di queste problematiche

Manuela Ulivi Presidente della Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano davanti a Palazzo Lombardia

Rispetto dell’anonimato: parla Cristina della Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano

Riaprire i rapporti con i centri antiviolenza: Sara Valmaggi vice presidente del Consiglio della Regione Lombardia

“Una donna cerca di essere creduta nel suo racconto”

Graziella Mazzoli, Presidente dellla Cooperativa sociale Centro Antiviolenza Cerchi d’acqua di Milano

“Salvaguardare un’esperienza importante” Valentina Cappelletti della Segreteria Cgil Lombardia

“Una donna ha bisogno di una relazione di fiducia” Silvia Fossati consigliera  di Patto Civico

 

 

 

TAG: anonimato, Centri anti violenza, regione Lombardia, stupro
CAT: Milano

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