L’asilo dà fastidio: il condominio non è più un villaggio

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27 aprile 2016

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“Quando si sentono sul prato le voci dei bambini 

e si sente ridere sulla collina, il mio cuore,

qui dentro, è in pace e tutto intorno è tranquillo.”

(William Blake) 

 

Non per tutti è così.

Non per tutti è così se in un condominio di Milano un asilo, con 100 bambini e 26 educatori, verrà mandato via da dove si trova da quattro anni perché la sua presenza è ritenuta un ‘disturbo’ da alcuni condomini. E i bambini vengono definiti con fastidio malcelato ’cavalli da corsa’. Che poi potrebbe anche essere un complimento.

Un proverbio africano dice che per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Un condominio può essere pensato come un piccolo villaggio? Forse sì. Certamente Milano è un grande villaggio.

È una grande città, da poco riconosciuta dall’Unicef come città amica dei bambini, che in questi anni si è impegnata per essere a misura dei più piccoli con azioni concrete. Ad esempio introducendo nel regolamento edilizio l’apertura dei cortili al gioco, moltiplicando le aree verdi, dedicando ai bambini un museo, incrementando la mobilità sostenibile, mantenendo la possibilità di trascorrere settimane in case vacanze in montagna o al mare.

Soprattutto è una città che investe in educazione per la fascia 0/6 anni più di qualsiasi altra in Italia, integrando l’offerta comunale a gestione diretta con quella di altre strutture comunali gestite da soggetti accreditati. E stipulando convenzioni con i nidi privati, per avere posti in più a costi calmierati, mantenendo attenzione alla qualità del servizio offerto. Uno sforzo notevole, compiuto sapendo che le strutture educative per i più piccoli non rispondono ad una domanda individuale, ma ad un bisogno collettivo: dei bambini e delle loro famiglie.

Un impegno che risponde al diritto all’educazione per tutti i bambini di questa città. Per sviluppare bene le loro attitudini e le loro sensibilità, perché la loro crescita sia libera e ricca di esperienze. Dando contemporaneamente risposte anche alla necessità di conciliazione delle famiglie e delle mamme.

Il compito di chi educa i più piccoli è prezioso e impegnativo, e chi sceglie di farlo con qualità – sia nel pubblico, sia nel privato – rende un servizio ai bambini, alle famiglie e a tutta la città, e quindi va facilitato, incoraggiato e sostenuto.

Esperienze come quella dell’asilo sotto sfratto, che mette grande attenzione e cura per educare al meglio, sono un valore per Milano, per il quartiere, e dovrebbe esserlo anche per il condominio.

La politica di una città non si fa considerando i cittadini come categorie separate (mamme vs condomini, anziani vs bambini) ma pensando alla vita della comunità nella sua interezza. E un villaggio che fa crescere bene i suoi bambini educa alla convivenza e a sentirsi parte della comunità.

Senza lasciar fuori nessuno, tantomeno i più piccoli.

TAG: asili nido
CAT: Milano, scuola

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