Al Gore alla COP23: le buone e le cattive notizie sul clima

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13 novembre 2017

di Gabriele Motta e Viktoria Cologna

L’accoglienza di Al Gore, ospite atteso e abituale delle conferenze ONU sul clima, è stata calorosa come sempre. L’intervento si è concentrato sugli effetti evidenti del surriscaldamento globale e sui risultati della rivoluzione sostenibile. Si sono susseguite le immagini degli eventi meteo estremi più distruttivi degli ultimi anni, con un ritmo che voleva suggerire come il clima stia cambiando rapidamente e i territori stiano diventando sempre più vulnerabili:  gli eventi estremi erano un tempo eccezionali, mentre ora stanno pericolosamente assumendo le caratteristiche del new normal. Nubifragi, alluvioni, ondate di caldo e siccità stanno aumentando in frequenza e durata. Il nostro Pianeta ha bisogno di una reazione.

La differenza tra causalità lineare e sistematica è stato un altro punto centrale dell’intervento. Gore sostiene che il surriscaldamento globale abbia un impatto di tipo sistemico capace di alterare in modo profondo e complesso gli equilibri di interi ecosistemi: ad esempio l’alterazione del ciclo dell’acqua comporta un’alterazione dei sistemi atmosferici, con effetti sui territori, e così via a catena. A tal riguardo, è stato menzionato l’heat index, un parametro che lega la temperatura atmosferica all’umidità: temperature elevate associate ad alti tassi di umidità aumentano nettamente il disagio percepito dal corpo umano con rischi per la salute, soprattutto per i soggetti più deboli (anziani e bambini). Il contesto climatico sta diventando sempre più complesso, con una gara ai record di anno in anno: da una parte si osserva il riscaldamento di mari e oceani,dall’altra fenomeni di siccità e desertificazione nei continenti.

Per l’inasprimento del clima, vaste aree dell’Africa e del Medio Oriente rischiano di diventare presto inabitabili, portando le popolazioni locali a migrare verso zone più vivibili. Gore si è collegato alla destabilizzazione politica acuita dalle recenti migrazioni in Europa. L’esempio citato dall’ex-Vicepresidente è stato quello dell’ascesa dei movimenti xenofobi e dell’elemento anti-migratorio nella campagna sulla Brexit. L’azione climatica è quindi centrale per affrontare le nuove sfide della sicurezza globale come sicurezza alimentare, migrazioni e pandemie.

Per affrontare queste sfide serve un piano globale”. Con queste parole Gore ha iniziato la seconda parte dell’intervento, quella sui successi ottenuti dall’azione climatica. Gore si è dimostrato positivo sui risultati raggiunti dalla transizione verso un futuro sostenibile, in particolare per quanto riguarda l’incremento di investimenti nel settore delle rinnovabili e la quantità di energia pulita prodotta.

L’attenzione si è poi spostata sull’amministrazione Trump e sul ritiro americano dall’Accordo di Parigi. Un primo punto ha  riguardato i tempi di uscita: gli Stati Uniti, infatti, sono vincolati a rimanere nell’Accordo almeno fino al 2020. Dopodiché bisognerà vedere chi sarà il nuovo presidente americano e quali saranno le sue decisioni in merito. Inoltre, Stati, città e enti americani pubblici e privati (come le imprese della Silicon Valley) vogliono rimanere nell’Accordo di Parigi. Gore si è quindi dimostrato convinto che gli Stati Uniti riusciranno a raggiungere e a superare gli obiettivi espressi nell’Accordo.

Facendo riferimento a movimenti sociali come la lotta per i diritti delle donne, Gore ha concluso il discorso sottolineando che ogni grande cambiamento ha trovato opposizione all’inizio, senza che ciò ne impedisse il successo. E’ fondamentale continuare a sostenere con fiducia la transizione verso la sostenibilità.

TAG: Al Gore, cambiamenti climatici, COP23
CAT: clima

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