Cinque luoghi – a parte la Silicon Valley – dove creare una startup

9 ottobre 2017

Se uno dice “startup”, il pensiero corre subito a quell’eldorado della contemporaneità che è la Silicon Valley, probabilmente il luogo più innovativo e innovante della Terra, un’isola high tech con il proprio pantheon di eroi (si inizia con il britannico Alan Turing per giungere al sudafricano-americano Elon Musk), leggende, idiosincrasie (ora va molto di moda cibarsi di banane, ricche di potassio…), humour (si veda alla voce Big Bang Theory) e mantra (come “move fast and break things”, “don’t be evil” ecc…).

Rabin Square ecologic pool and Holocaust Memorial after renovation, di Ron Henzel

Indubbiamente la Silicon Valley in quel di California è il più grande, importante e influente laboratorio di tecnologia. E tuttavia non è l’unico. Israele, per esempio, dista parecchi fusi orari da Palo Alto, eppure è considerata dagli esperti la nazione innovativa per eccellenza. Anzi, qualche tempo fa è stato anche pubblicato un libro dal titolo inequivocabile: “Start-up Nation: The Story of Israel’s Economic Miracle”, di Dan Senor e Saul Singer (pubblicato qui in Italia da Mondadori con il titolo “Laboratorio Israele”).

Nella prefazione i due autori scrivono:

«In termini di territorio e popolazione Israele sarà sempre un piccolo paese […] Ma se le grandi dimensioni assicurano i vantaggi della quantità, le piccole dimensioni schiudono l’opportunità di specializzarsi in qualità. La sola opzione che Israele poteva seguire era quella di cercare la qualità basata sulla creatività».

E così è stato fatto. Pochi mesi fa alla rivista Wired Ahron Ahron, direttore dell’Autorità per l’Innovazione dello Stato d’Israele, ha spiegato che per creare un ecosistema dell’innovazione che funziona non bastano investimenti e un impegno una tantum; al contrario, “servono anni di duro lavoro quotidiano organizzati secondo strategie di ampio respiro”. Missione compiuta: a parte gli Stati Uniti d’America è Israele la nazione al mondo con il maggior numero di aziende quotate al Nasdaq di New York. La controprova della capacità di Israele di innovare è il fatto è che è uno dei venti paesi al mondo più innovativi nell’indice Global Innovation, e ospita i laboratori di titani dell’innovazione quali IBM, Google, Facebook. Mica male per un paese che ha una superficie inferiore a quella della regione Lombardia.

In Israele uno startupper trova ottime competenze tecnologiche, grazie alle eccellenti università di quel territorio, un quadro legislativo molto favorevole all’imprenditoria high tech, e tanti capitali di rischio. Lo stesso può dirsi per un luogo insospettabile, un po’ più freddo di Tel Aviv: Mosca.

Qualcuno penserà che in questo post io stia dando i numeri. Eppure Mosca è diventata da alcuni anni a questa parte un eldorado delle startup, in grado di essere concorrenziale su tale terreno perfino nei confronti di Parigi – l’euroregina delle startup – e Berlino. Una delle ragioni perentorie di questa ascesa dei moscoviti è il prosaico carburante di tutte le cose, ovverosia il denaro. D’altro canto il PIL russo pesa già ora più di quello italiano, e la Russia a differenza della Germania o dell’Italia ha due sole città che contano davvero: San Pietroburgo e Mosca. E Mosca, la capitale politica della nazione, a sua volta conta più di San Pietroburgo, capitale morale e culturale.

Mosca, foto di Igor3188

Nella classifica delle 20 metropoli internazionali dove si concentrano i capitali di rischio (VC), Mosca è al ventesimo posto. In altre parole non brilla come San Francisco, Boston o Londra, però se la cava meglio di Berlino, Zurigo e ovviamente Milano, e insegue Parigi e Bangalore. Oltre agli schei, a Mosca ci stanno eccellenti università – produttrici dei cervelli condicio sine qua non per trasformare una startup in un unicorno – e grossissime aziende del settore, come Yandex (il Google russo). Il governo russo, poi, dà il suo contributo, sostenendo per esempio Skolkovo, un mega-centro di innovazione alla periferia di Mosca, dove ci si può imbattere sia in multinazionali locali che occidentali.

Mosca cresce, ma crescono anche le vicine (abbastanza) repubbliche baltiche. La Lettonia è, a parere della Commissione Europea, il paese innovatore dalla crescita più veloce. Ma la vera stella è la confinante Estonia. Anzi e-Estonia, dove la programmazione è un hobby e al bar non si parla di calcio ma di startup. Quella estone è una delle società digitali più avanzate del mondo. Basti pensare che da 14 anni ormai, tutti i servizi pubblici sono disponibili online ai cittadini: firma digitale, dichiarazione dei redditi, voto elettronico ecc… La piccola nazione baltica (1,3 milioni di abitanti) è anche il numero uno tra i paesi europei nel Global Cybersecurity Index 2017. L’anno scorso le startup attive in Estonia erano oltre 400, e si sono aggiudicate più di 100milioni di euro di finanziamenti. Per la cronaca, Skype affonda le sue radici in Estonia.

Dall’est Europa al Far East, il passo per lo startupper è breve. E qui la stella che brilla con più magnificenza è senz’altro Singapore. La città-stato da poco più di 5 milioni e mezzo di abitanti investe in innovazione da molti anni. Ad esempio, l’anno scorso il governo ha destinato quasi 14 miliardi di dollari in un piano quinquennale di R&D. E pare che i risultati stiano arrivando: Singapore si è classificata sesta nell’indice Global Innovation. E secondo lo Startup Cities Index, che tiene conto di criteri come ecosistema, qualità della vita e stipendi, Singapore è la startup city numero 1 del mondo.

Ma il vero eldorado è un po’ più a nord, e si chiama Cina. Nella classifica delle 20 metropoli internazionali dove abbondano i VC, figurano sia Pechino (758 milioni di dollari) e che Shanghai (510 milioni di dollari). Insieme all’India, la Cina è uno dei due paesi in cui si concentra praticamente la totalità dell’investimento VC in Asia. Il successo di aziende IT come Alibaba non è un caso. Da sola la Cina rappresenta il 20% della spesa globale in R&D, e dal 2007 ha sfornato più dottorati in scienze naturali e ingegnerie di qualunque altro paese al mondo.

TAG: Cina, estonia, futuro, innovazione, Mosca, silicon valley, Singapore, startup
CAT: Innovazione, macroeconomia

2 Commenti

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  1. mauro-parilli 2 mesi fa
    Tanti galli che presidiano il territorio senza capire cosa c’è fuori. Un articolo tanto apprezzabile quanto frustrante. Le città ed i Paesi di cui si scrive hanno interagito per il loro sviluppo di concerto con una Organizzazione internazionale di cui ai link che è leader nello sviluppo nonché la voce più autorevole dell’Urbanistica a livello internazionale. Potevamo fare la stessa cosa in Italia? Io penso di sì. Il problema sono le risorse umane, poco preparate, distratte, non saprei come definirle. La Silicon Valley si è creata interpellando chi nel mondo queste cose le sa fare. Si sono individuati gli asset strategici come l’agricoltura, i vini, il turismo e naturalmente l’informatica non a parole, ma tutto a sistema Paese di concerto con le Istituzioni, l’Università, gli imprenditori, .... questo per evitare quello che sta succedendo da noi in Italia. La collettività paga per formare i giovani come le start up e tutto quello che c’è intorno per poi vedersi smantellare il tutto perché la più parte scappa via. Si è citato Tallinn ed ora è divenuta la nuova Silicon Valley Europea. Poteva esserlo una città italiana? La risposta è affermativa, ma sembra quasi che si chieda un piacere per cui si va dove non si prega per avere ascolto, ma dove ci sono persone preparate che sono interessate e si danno un gran daffare così come per Israele, Singapore, la Russia e tutto il Mar Baltico che si sta sviluppando in maniera impressionante. Se si chiede ad un Ministro dello sviluppo italiano manco ti risponde. Se interpelli un vecchio partito oppure nuovo, non sanno neppure di che cosa si sta parlando per cui c’è chi ci scrive un articolo e chi come me che in queste cose ci sta dentro sino al collo, fa un commento. Consideriamo un vulcano spento alla cui sommità c’è l’acqua e in basso tante tribù che cercano in conflitto fra di loro, un approvvigionamento idrico vitale. Se non si ha chiaro cosa avviene sopra, lo sviluppo può aspettare cosi come è stato in questi ultimi anni per l’Italia. Ci sono due possibilità: capire il meccanismo o copiare dai più bravi. Pianificare in basso senza collegarsi al lago che c’è sopra, significa morire o scappare. Molti Paesi di successo lo hanno capito da tempo e forse un giorno lo capiremo pure noi seguendone l’esempio. La soluzione consiste nell’utilizzare i nostri punti di forza, per colmare le debolezze degli altri Paesi. Solo così potremmo creare tanti posti di lavoro ben pagati ed una migliore qualità della vita per tutti, in un progetto condiviso che potremmo chiamare: “Per un nuovo rinascimento italiano”. Per chi volesse saperne un po’ di più, consiglio di visionare i vari Link. https://www.slideshare.net/MauroParilli/inu-format-pannello-completo https://www.slideshare.net/MauroParilli/inu-format-pannello-immagini http://www.forumpachallenge.it/soluzioni/un-nuovo-rinascimento-italiano
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  2. mauro-parilli 2 mesi fa
    Tanti galli che presidiano il territorio senza capire cosa c’è fuori. Un articolo tanto apprezzabile quanto frustrante. Le città ed i Paesi di cui si scrive hanno interagito per il loro sviluppo di concerto con una Organizzazione internazionale di cui ai link che è leader nello sviluppo nonché la voce più autorevole dell’Urbanistica a livello internazionale. Potevamo fare la stessa cosa in Italia? Io penso di sì. Il problema sono le risorse umane, poco preparate, distratte, non saprei come definirle. La Silicon Valley si è creata interpellando chi nel mondo queste cose le sa fare. Si sono individuati gli asset strategici come l’agricoltura, i vini, il turismo e naturalmente l’informatica non a parole, ma tutto a sistema Paese di concerto con le Istituzioni, l’Università, gli imprenditori, .... questo per evitare quello che sta succedendo da noi in Italia. La collettività paga per formare i giovani come le start up e tutto quello che c’è intorno per poi vedersi smantellare il tutto perché la più parte scappa via. Si è citato Tallinn ed ora è divenuta la nuova Silicon Valley Europea. Poteva esserlo una città italiana? La risposta è affermativa, ma sembra quasi che si chieda un piacere per cui si va dove non si prega per avere ascolto, ma dove ci sono persone preparate che sono interessate e si danno un gran daffare così come per Israele, Singapore, la Russia e tutto il Mar Baltico che si sta sviluppando in maniera impressionante. Se si chiede ad un Ministro dello sviluppo italiano manco ti risponde. Se interpelli un vecchio partito oppure nuovo, non sanno neppure di che cosa si sta parlando per cui c’è chi ci scrive un articolo e chi come me che in queste cose ci sta dentro sino al collo, fa un commento. Consideriamo un vulcano spento alla cui sommità c’è l’acqua e in basso tante tribù che cercano in conflitto fra di loro, un approvvigionamento idrico vitale. Se non si ha chiaro cosa avviene sopra, lo sviluppo può aspettare cosi come è stato in questi ultimi anni per l’Italia. Ci sono due possibilità: capire il meccanismo o copiare dai più bravi. Pianificare in basso senza collegarsi al lago che c’è sopra, significa morire o scappare. Molti Paesi di successo lo hanno capito da tempo e forse un giorno lo capiremo pure noi seguendone l’esempio. La soluzione consiste nell’utilizzare i nostri punti di forza, per colmare le debolezze degli altri Paesi. Solo così potremmo creare tanti posti di lavoro ben pagati ed una migliore qualità della vita per tutti, in un progetto condiviso che potremmo chiamare: “Per un nuovo rinascimento italiano”. Per chi volesse saperne un po’ di più, consiglio di visionare i vari Link. https://www.slideshare.net/MauroParilli/inu-format-pannello-completo https://www.slideshare.net/MauroParilli/inu-format-pannello-immagini http://www.forumpachallenge.it/soluzioni/un-nuovo-rinascimento-italiano
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