Fablab, accoglienza, cascine e cinema: così Milano si reinventa in Martesana

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5 novembre 2017

L’appuntamento è come sempre al mattino, questa volta non propriamente in una zona molto periferica. Ci troviamo infatti davanti al Memoriale della Shoah di Milano, dove ci aspettano Roberto Jarach e Marzia Ponzone una rappresentante della Comunità di Sant’Egidio. Ci fanno entrare in questo luogo magico che, durante l’estate, si è trasformato in un centro di accoglienza temporanea.

Ci mettiamo in cerchio, accendiamo le videocamere e Roberto inizia a raccontare per primo. Il memoriale, ci dice, è stato formalmente inaugurato nel 2013 e la sua funzione principale è quella di fornire degli strumenti soprattutto al mondo della scuola per conoscere quella che è stata lo storia della deportazione degli ebrei e della deportazione in generale del periodo nazifascista. Due anni fa però hanno aderito ad una richiesta del Comune di trovare delle soluzioni  per l’enorme afflusso di profughi che arrivavano nel Sud Italia.

Così hanno arredato una porzione dell’enorme spazio che hanno a disposizione per la notte e hanno creato una zona per la distribuzione del cibo.

Hanno accolto le persone dalle 20.00 alle 8.00 tutti i giorni dell’emergenza. Ovviamente, ci spiega, la decisione non è stata semplice perchè garantire un ambiente salubre e accogliente non è così scontato soprattutto perchè, inoltre, non essendo ancora ufficialmente aperto il Memoriale non ha un organico di personale dipendente che possa svolgere le funzioni di apertura e chiusura. La collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio è stata però, in questo, fondamentale per organizzare questo progetto di accoglienza.
Una volta uscita la notizia, nei canali della Comunità, ci sono state più di 200 dichiarazioni di disponibilità e di interesse a partecipare all’iniziativa ed è stato un grande segnale rispetto alla disponibilità della cittadinanza in termini di accoglienza.

Con i nuovi flussi migratori, ci raccontano, si sono trovati di fronte a nuove tematiche. Il 2016, rispetto al 2015, sono cambiati i tempi di permanenza. Nel 2015 chi arrivava tentava già di ripartire il giorno seguente verso il nord, con i treni, dalla Stazione Centrale. A frontiere chiuse questo era impossibile perchè i flussi si sono completamente bloccati.

In realtà si è creato un doppio flusso parallelo tra coloro che volevano richiedere l’asilo politico e quelli che non ne avevano intenzione ma puntano comunque ad andare verso Nord. Delle politiche di sostegno, supporto e soluzione dei problemi burocratici ma anche immediati, è la Comunità di Sant’Egidio a occuparsene.
Gli chiediamo se ci sono problemi con la normale funzionalità del Museo, ci spiega che  quello estivo è un periodo di bassa affluenza perchè le scuole sono chiuse, solo lo scorso anno scolastico ci sono stati flussi che hanno toccato vette di 17.500 visite: 800 classi provenienti da 300 scuole diverse.

Marzia Ponzone, che rappresenta la Comunità di Sant’Egidio ci racconta che per loro, l’arrivo dei profughi, ha rappresentato in primo luogo una domanda forte di accoglienza, a cui hanno cercato in tutti i modi di dare risposta.

Tre anni fa, il fenomeno di quella che si chiama “l’emergenza profughi” è arrivata all’attenzione di tutti. Anche a Milano, con primi arrivi massicci provenienti in primo luogo soprattutto dall’Eritrea, dall’Etiopia, dalla Siria, Afghanistan. Il luogo dove le persone si riunivano durante la giornata e la notte erano i Bastioni di Porta Venezia. Per lungo tempo la domanda di accoglienza, il tentativo di rispondere al loro bisogno di essere accolti in questi pochi giorni di transito a Milano si svolgeva proprio lì, in quel luogo. Dopo di che invece c’è stata la disponibilità di avere spazi dove poter strutturare in maniera più degna l’accoglienza. All’inizio si trattava di un’accoglienza di transito, ci spiega, si vedevano molte famiglie dalla Siria con bambini, giovani dall’Eritrea che magari stavano a Milano una notte, due notti, tre notti e ripartivano con i primi treni delle cinque del mattino verso le loro destinazioni europee.

 

(Per continuare a leggere il diario di viaggio del tour di Super, il Festival delle Periferie, potete proseguire sul sito che raccoglie tutte le attività dell’associazione)

TAG: festival delle periferie, io sono super, Super
CAT: Milano

Un commento

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  1. cantelmo19 1 mese fa
    buonismo
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