McEnroe VS Borg 18 a 16

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7 novembre 2017

Borg non aveva più lo stesso fuoco, era come se avesse bisogno di togliersi la pressione di dosso. Dopo cinque anni doveva averne abbastanza. Sembrava che nella sua testa avesse accettato di farsi sconfiggere da me
(John McEnroe sulla finale vinta a Wimbeledon nel 1981).

Nel mondo tutti ricordano gli scontri tra il ricciolo incazzoso e il biondo gelido.
La loro rivalità è stata mitica, così come lo è la loro amicizia.
Un po’ come i Beatles e i Rolling, un dualismo commerciale. Ma poi ti vai a leggere le biografie e vedi che la prima hit degli Stones la scrissero Lennon e McCartney.
Così i due tennisti, uno non sarebbe quello che è stato se non ci fosse stato l’altro.

Si sono incontrati 14 volte in pochi anni, ma comunque poche se confrontati con Nadal e Federer che sembrano i duellanti di Ridley Scott.
Solo che i primi due erano molto, ma molto, più fighi.
Il bilancio è in parità, e addirittura McEnroe è in vantaggio nelle finali degli slam.
Ma sono due le partite nella storia che sovrastano tutte: le finali di Wimbledon del 1980 e del 1981.
Tutti e due portavano la fascia in testa per fermare i capelli, tutti e due volevano vincere, tutti e due sprizzavano talento da ogni poro della pelle, tutti e tue erano degli idoli. E tutti e due, alla fine, per la giustizia divina del tennis, hanno vinto, una volta testa, uno contro l’altro nella finale del torneo più importante.

Ora esce un film che li racconta, film che non ho ancora visto e che si concentra molto sulla finale del 1980, a cominciare dalla locandina.
Per chi, come me, in quegli anni era adolescente è un salto all’indietro, un tuffo nella nostalgia.
Dopo la promozione agli esami di terza media mi feci regalare la racchetta che usava John, era di legno. Wilson Jack Kramer Pro Staff, con i due rombi in legno incastonati nel fusto.
Ma tifavo Borg, fortissimamente Borg.

Il re della terra e il re dell’erba fino a quando non arrivò il mancino nato in Germania a far vacillare il suo trono. Gli avversari di quegli anni erano con Jimmy Connors, Ilie Nastase, Guillermo Vilas e Adriano (l’unico che lo sconfisse a Parigi).

LA finale del 1980 si è conclusa in 5 set ed è nella storia, non solo in quella del tennis. Si parte con l’americano che vola nel primo set e vince per 6-1; Bjorn recupera e vince il secondo (7-5) e il terzo (6-3). Poi, il mondo si ferma e inizia il quarto set. L’inerzia era per lo svedese, pronto a domare e a dominare Mac per prendersi il suo quinto titolo consecutivo.
Ma le cose non vanno proprio lisce per il biondo, si arriva al tie break.
Momento di tensione esagerata perché, da un certo punto in poi, si susseguiranno, match point per uno (BB) e set point per l’altro (JPM). E così si va avanti a oltranza. Muro contro muro.
Alla fine la spunta John per 18 a 16, si 18 a 16, 34 punti! In quello che diventerà il tie break più intenso, più bello, più sentimentale e più emotivo della storia del tennis. Ancora adesso a vederlo su youtube viene la pressione alta. Il numero di battiti del cuore di Borg rimase invece costantemente basso.

L’inerzia si ribalta, tutti si aspettano la fine della dittatura, il quinto set sembra già apparecchiato per l’americano. Del resto chi, dopo aver perso un interminabile tie break nel quale gli hanno annullato una cosa come cinque match point, sarebbe stato in grado di riprendersi? Si riparte con il quinto, John si difende e si arriva al quattordicesimo game. Bjorn finisce, come nei 4 anni precedenti, con la Coppa in mano. Dopo una finale, che a dir suo, è stata la più difficile di tutte quelle giocate sull’erba londinese. Mac, forse era stanco, in semifinale aveva dovuto far fuori Connors in una partita lunga e faticosa, ma riuscì comunque ad annullare altri due match point.

Negli anni, cosi come mi sono appassionato ai Rolling, anche McEnroe ha iniziato a starmi più simpatico. Il suo estro è stato immenso e di questo bisogna dargli atto. Forse non ha vinto quanto avrebbe potuto, “solo” 7 slam, e un Roland Garros perso in finale contro Ivan Lendl dopo essere stato in vantaggio per 2 set a 0.

Tifavo Borg, il suo rovescio a due mani ci faceva impazzire, stavamo tutto il giorno con la racchetta in mano a palleggiare contro il muro. A imitare l’abbigliamento (tipo Tenenbaum), i colpi, a guardare le foto dove c’era lui, ad aspettare le partite.
A Milano i due giocarono la finale del torneo Atp del 1981, vinta dal ricciolo scuro. Ricciolo che si ripetè a Wimbledon pochi mesi dopo, detronizzando Bjorn e facendo avverare il suo sogno.

Questi due immensi personaggi hanno portato il tennis dappertutto. E la bara di Vitas sulle spalle (insieme a Jimmy Connors, che lesse l’orazione funebre) quando se ne andò. E tutti, il nervosetti (soprattutto lui), occhi di ghiaccio e il cattivo in quell’occasione hanno pianto. E alla fine hanno dimostrato di essere degli esseri umani.

Idoli di un tempo, idoli per sempre.

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CAT: Tennis

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