Audipol – Quell’irresistibile populismo dei talk

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21 Maggio 2015

Split-screen sui talk che, dall’inizio della stagione, si contendono il pubblico che segue la politica in TV. è martedì sera. Da una parte c’è “Ballarò”, lo storico programma di Raitre, ora condotto da Massimo Giannini. Argomenti in agenda: pensioni e immigrazione. Dall’altra parte dello schermo, su La7, c’è l’ex Raitre Giovanni Floris, con “di Martedì”. Argomenti in agenda: ancora pensioni e “buona scuola”. Dal punto di vista degli ascolti sembra un inseguimento testa a testa, dove l’uno sorpassa l’altro quando i toni si accendono, quando le tinte si fanno più fosche, quando spira più forte il vento del populismo.

La pressione sui talk da parte dei broadcaster è tanta. L’interesse per il livello della discussione è un corollario, quel che conta è il risultato della battaglia, sancito l’indomani, come sempre, alle dieci del mattino. Per Raitre “Ballarò” è un programma di bandiera, era la trasmissione piu seguita della rete, e si pensava che la conduzione fosse quasi irrilevante (un Giannini vale un Floris, il “brand” è il programma). Per il “terzo polo” di Urbano Cairo “di Martedì” deve valere proprio l’investimento milionario sul conduttore. La posta in gioco è anche simbolica.

E dunque i talk del martedì si scontrano a colpi di scaletta. Il pubblico del talk è mobile, è avvezzo allo zapping. La continuità della conversazione è sacrificata sull’altare dei contatti: più se ne fanno, più si intercetta l’audience che si sposta rapidamente da un discorso all’altro, migliore sarà il risultato l’indomani. Il pezzo forte della serata di Giannini è Matteo Salvini: coi suoi modi spicci e i contenuti ricchi di retorica populista è una calamita per lo share. Alle 22.50 precise, quando gli avversari sono in pubblicità, ecco comparire magicamente la faccia di Salvini da Bruxelles, e l’effetto è subito visibile: picco del programma di Raitre al 7,8%, con la speranza che gli spettatori guadagnati non tornino indietro. La critica ad personam all’ex ministro Elsa Fornero – che incarna tutti i mali di pensionati ed esodati – attrae spettatori. Su La7 il dibattito è animato da Alessandro Di Battista che attacca il governo sulle pensioni (8,2% di share) e dal battibecco fra Alessandra Moretti e Massimiliano Fedriga sulla sanità in Veneto: il frammento diventa subito virale e viene rilanciato, il giorno dopo, dai quotidiani on-line.

I talk politici hanno abbandonato la pretesa di essere luoghi di discussione, se mai l’hanno avuta: il loro progetto comunicativo non mira al confronto delle idee, quanto alla sovrapposizione di istanti destinati a catalizzare contatti. Le scalette sono minuziosamente costruite in quest’ottica e gli ospiti più richiesti sono quelli che s’adattano meglio all’irresistibile logica del loro populismo.

di Anna Sfardini & Massimo Scaglioni

TAG: Audipol, talk show, televisione
CAT: consumi, Partiti e politici

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